di Martina Innocenzi – “Se non lo farà nessuno, una Leopolda del PD la convocheremo noi Giovani Democratici. Noi abbiamo ancora voglia di stare ad ascoltare le tante voci che di scissioni non vogliono neanche sentir parlare, ma hanno al contempo voglia di esprimersi, per costruire assieme la linea del partito, e non soltanto per ratificarla” sono le parole di Andrea Baldini, Coordinatore Nazionale dei Giovani Democratici a valle del weekend che ha visto contrapporsi due piazze, quella della CGIL e quella della Leopolda.
Parte dalle sue parole la mia riflessione perchè in questa contrapposizione sono state le sole capaci di cogliere il senso della missione del Partito Democratico in questa fase storica; un partito che, nella sua pluralità, dovrebbe saper unire e costruire luoghi di confronto e discussione; invece no: da una parte Renzi e la Leopolda descritta come il luogo del cambiamento e del futuro, dall’altra la CGIL, la minoranza del PD ed un milione e più persone descritte come il luogo della conservazione e della resistenza al cambiamento.
Partendo dal presupposto che entrambe le piazze vanno rispettate, la domanda vera: il Partito Democratico dov’era? Lo ha tirato per la giacchetta Renzi dicendo che il PD era alla Leopolda; lo ha tirato per la giacchetta la minoranza del partito dicendo che era nella piazza della CGIL.
Il punto è che a forza di tirare, si è creato uno strappo che tutto il corpo del partito dovrebbe preoccuparsi di sanare. Invece come al solito da una parte la maggioranza del pd, con la presunzione (giusta?) di avere la verità in tasca si pone in un atteggiamento di chiusura verso qualsiasi posizione non affine alla linea poco discussa perchè nonostante le direzioni nazionali, il tutto sembra sempre già deciso e impacchettato altrove…tanto ci sono i numeri per fare qualsiasi cosa; dall’altra aleggia l’idea folle ed anacronistica della scissione, con una minoranza che troppo spesso da l’impressione di utilizzare vecchi tatticismi non con l’obiettivo di costruire luoghi di discussione e sintesi nel partito e fuori da esso ma per riportare in voga una classe dirigente che in questi anni non ha saputo interpretare il cambiamento che era in atto in Italia e che ancora oggi fa fatica a ripensarsi ed a pensare un modello nuovo di partito e di paese.
E allora ben venga il ruolo di sintesi che può avere la nostra organizzazione giovanile! Ben venga la costruzione di un luogo di discussione all’interno del quale ci sia spazio per tutti: iscritti, militanti, chi era alla Leopolda e chi era nella piazza della CGIL.
Un Partito che vuole essere alla testa del cambiamento deve saper essere il luogo della sintesi, deve saper costruire una comunità, sanare le fratture sociali costruite da chi, in questi venti anni, ha portato il Paese sull’orlo del baratro.
E se il nostro Partito è incapace di farlo, se l’obiettivo è di relegare il ruolo del PD a solo votificio negli organi istituzionali; se si sta tentando di svuotare le sezioni ed il senso della militanza, beh allora saremo noi, saranno i Giovani Democratici ad avviare questo percorso fatto di condivisione, confronto e capacità di essere punto di riferimento!
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