
di Gianmarco Capogna* – Una giornata per la memoria e l’accoglienza. È passato un anno da quel tragico 3 ottobre 2013 in cui persero la vita 368 migranti a poca distanza dalle coste dell’isola di Lampedusa. Oggi si ricorda quanto accaduto, nell’isola oramai diventata crocevia dei flussi migratori che dall’Africa e dai Paesi Arabi arrivano in Europa. Preghiere, pianto, murales, fiaccolate e convegni istituzionali con Laura Boldrini, Federica Mogherini e Martin Schulz. Come Giovani Democratici abbiamo deciso di supportare la scelta di dedicare questa giornata alla Memoria e all’Accoglienza a testimonianza di quanto successo ma anche a riconoscimento di quello che deve essere un valore quanto più condiviso specialmente in questo periodo così difficile: l’accoglienza. Secondo l’UNHCR (Alto commissariato ONU per i rifugiati) dal 2011 sono oltre 2600 le persone che hanno affrontato il Mediterraneo alla ricerca della speranza di una vita migliore senza mai raggiungere il nostro Paese; vite spezzate che riempiono di sangue il Mare Nostrum e che delineano i tratti da un lato di emergenza e dal’altro di fenomeno sociale che non si può più ignorare.
L’entità dei flussi migratori che l’Italia si trova ad affrontare non è più gestibile dal solo impegno del nostro Paese ma deve vedere il coinvolgimento di tutta l’Europa. E questo coinvolgimento comunitario deve essere una delle sfide che il nostro Paese deve mettere sul tavolo della presidenza di turno, riportando al centro dell’agire comunitario il Mediterraneo non solo come luogo di incontro di culture che da sempre storicamente si sono incrociate dando vita a importanti pagine della storia mondiale, ma anche come centro di scambi economici e commerciali. Si tratta di ripensare il Mediterraneo come risorsa e non solo come una tratta migratoria, rimettendolo al centro della progettualità socio-economica dell’Unione europea, anche nell’ottica di dare aiuto ai paesi dell’Europa del sud che sono tra i più colpiti dalla crisi e che potrebbero in parte risollevare le proprie sorti ricominciando ad investire in questo importate bacino. E poi ovviamente ci vuole una vera politica comunitaria dell’accoglienza, capace di reinserire i migranti nei tessuti sociali ed economici, non solo italiani ma anche degli altri Paesi. Accoglienza è ricchezza, derivante dalla conoscenza reciproca, dallo scambio culturale, elementi sempre più importanti in una società globalizzata fondata ormai sul melting pot.
E intanto molti di quei 368 corpi sono ancora senza nome e senza tomba, eppure insieme con i visi straziati dei superstiti e dei migranti che continuano arrivare ci raccontano storie di vita, di sofferenza, di dignità calpestata dal corso della vita e da una condizione, quella di migrante, che ti deruba non solo economicamente ma anche umanamente, destinandoti a diventare “uno dei tanti”. Un anno dopo la strage di Lampedusa abbiamo il compito di far sì che tragedie come quelle non si ripetano. Dobbiamo farlo perché siamo convinti che essere Unione Europea significhi anche assicurare uno spazio di pace e di rispetto dello stato di diritto e ancora più di rispetto dei diritti umani. La dignità è uno di questi. La sola colpa dei migranti è quella di desiderare una vita migliore, se ci riflettiamo a fondo non è nulla di diverso rispetto a quello che ogni genitore, anche in Italia, si augura per il proprio figlio.
Non possiamo più lasciare che l’indifferenza alimenti il sangue che scorre nel Mediterraneo e per questo dobbiamo chiedere all’Italia e all’Europa di impegnarsi concretamente nello sviluppo di politiche comunitarie capaci di intervenire nella gestione dei flussi migratori.
*Gianmarco Capogna – laureato in politiche europee della non discriminazione e di promozione dell’uguaglianza
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