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giovanidemdi Gianmarco Capogna* – Sono state consegnate ieri le liste per la composizione degli organismi provinciali, da votare in maniera indiretta il prossimo ottobre. Sono cinque in totale ma qui voglio porre l’accento sulle due, di provenienza più o meno diretta dal Partito Democratico. Due liste come sono due gli unici candidati alla corsa della presidenza; due nomi espressione dello stesso partito, Pompeo sindaco di Ferentino e Pittiglio di San Donato Val Comino. Il partito ne esce spaccato, anzi lacerato in brandelli, con due pezzi che hanno dovuto cercare la maggioranza al di fuori dei confini del partito e del centrosinistra, riuscendo de facto a ricompattare un centro destra che era allo sbaraglio. Ma non voglio parlare di questo; la mia posizione è in completa assonanza con quella della mia area, minoritaria e spesso esclusa, che ha scelto di ritirarsi non solo dalla competizione provinciale, non designando alcun candidato al consiglio provinciale, ma anche dimettendosi, nelle persone di Armando Mirabella e Riccardo Greco, rispettivamente da ufficio politico e Direzione provinciale – riconoscendo che entrambi gli organismi non solo appaiono evidentemente non legittimati democraticamente ma anche ibernati in una posizione di perenne stallo politico che determina un immobilismo è una incapacità di assolvere alle funzioni di proposta e progettualità politica che saetterebbero loro. Quello su cui vorrei porre l’accento è la rappresentanza di genere elemento assente e calpestato in maniera indecorosa dall’assurda vicenda provinciale. Sono dodici i nomi da inserire nella lista e osserviamo che nessuna delle due componenti di ispirazione democratica in campo sia riuscita a trovare rispettivamente 6 figure femminili provenienti dalle numerosissime amministrazioni in cui siamo maggioranza, tanto meno in quelle dove siamo opposizione. Andando con ordine: la lista a sostegno di Pompeo, che dovrebbe nascere dall’impeto dei renziani della prima ora, consegna alle elezioni indirette una rosa di dodici nomi maschili, senza nessuna donna, in completa disarmonia con il percorso segnato da Renzi e dalla sua pari rappresentanza femminile sia in Segreteria nazionale che nel Governo.
La seconda lista quella che porterà il simbolo del PD presenta una rosa di 10 nomi maschili e solo due candidature femminili. Una situazione indecorosa che calpesta le innumerevoli osservazioni che nel corso degli ultimi anni hanno spinto sempre per una maggiore sensibilità verso la rappresentanza femminile come sinonimo di impegno per la realizzazione di una vera democrazia paritaria. Una realtà da medioevo culturale e antropologico che si basa sulla convinzione della politica come mestiere da uomini, ideologia figlia del più retrogrado conservatorismo sociale legato ad una impostazione maschilista e fallocentrica non solo della società ma soprattutto della politica. Un fatto grave per il PD che dimostra di essere in grado di applicare l’alternanza di genere sono quando essa è imposta dalla regole del gioco e che quando invece essa è lasciata alla sensibilità degli attori socio-politici se ne dimentica calpestando la dignità di tutte le donne che si impegnano quotidianamente nella politica attiva, dimostrando spesso di essere anche migliori degli uomini in campo.
Si può fare poco ora che liste sono state consegnate è vero, ma questo non determina il fatto che una battaglia culturale e politica vada portata avanti con fermezza e dedizione, perché questo paese merita di superare la palude della discriminazione di genere che si è acuita ancor di più con la crisi, che le donne hanno pagato in prima persona – il dato della disoccupazione femminile nella nostra provincia per le ragazze tra i 18 e i 29 anni nel 2013 tocca quasi il 42,5%.
Agli uomini che saranno eletti nella lista per Pompeo lancio l’invito a far proprie le istanze del mondo delle donne e li invito nelle prossime occasioni a coinvolgere di più la platea femminile nella gestione della cosa pubblica, non posso che appellarmi al loro buonsenso.
Nel caso della lista PD invece sollevo una denuncia aperta agli organismi provinciali che hanno determinato la stesura della lista. Sollevo questioni di costituzionalità interna ed esterna al partito, di mancanza di rispetto degli indirizzi che il partito si è sempre dato nelle varie consultazioni che dai livelli locali arrivano a quelli nazionali, che siano elezioni o parlamentarie, e che passano dai rinnovi degli organismi interni di funzionamento del partito.
Chiedo pertanto spiegazioni in merito al Segretario Provinciale e al Presidente del PD Frosinone sul grave mancato rispetto delle condizioni paritarie di accesso per uomini e donne all’elezione al consiglio provinciale. Una richiesta di chiarimento che deve prendere in considerazione anche la mancata rappresentanza paritaria all’interno degli organismi dirigenziali provinciali nati da un accordo e non da un congresso – qualche tempo fa ho segnalato con Anna Rosa Frate (Membro della Direzione Regionale PD Lazio) come la stessa dinamica di sotto rappresentazione femminile fosse stata attuata anche nella scelta dei membri della Segreteria.
E poi mi rivolgo al Segretario Regionale del PD, e al Presidente, ai quali chiedo un intervento, non su chi sia più democratico o su chi sia dentro o meno il partito – ripeto che in questa lettera non mi interessa entrare nel merito di questa guerra fratricida – ma sulle questioni base della democrazia interna al partito; un intervento definitivo che chiarisca quali siano i principi democratici e di civiltà sui quali deve basarsi il percorso decisionale interno ed esterno che il PD deve portare avanti. Chiedo un impegno formale e sostanziale nell’analisi di appositi strumenti che favoriscano lo sviluppo di una reale democrazia paritaria e che assicurino la pari rappresentanza di genere in tutti i livelli amministrativi e politici in cui il PD è chiamato a presentare una rosa di nomi. Invito pertanto a studiare ed analizzare i modelli vincenti negli altri Paesi, e penso in primis alla Loi De Parité approvata nel lontano 2000 in Francia, e ad aprire tavoli di discussione tematica sulle politiche di genere e di pari rappresentanza con le donne del partito per assicurare che non siano più oscurate dall’ombra degli uomini e obbligate a raccogliere le briciole che avanzano nell’arena politica, nella quale invece devono essere riconosciute come protagoniste parimenti importanti.

*Gianmarco Capogna – Membro fondatore di Area Civati Frosinone, laureato in Politiche UE di non discriminazione e di promozione dell’uguaglianza

Sostengono l’iniziativa
Armando Mirabella – Delegato all’Assemblea Nazionale del Partito Democratico
Anna Rosa Frate – Membro della Direzione Regionale PD Lazio

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