di Antonella Necci – Sono ben due giorni che mi ronza nella testa l’immagine del faccione di Renzi frastagliato come una foglia di fico, da quando come tale si è definito per rispondere, in modo peraltro sgarbato, alla minoranza PD facente capo alla corrente DEM, che prima con Cuperlo e poi con Bersani, lo ha incitato ad abbandonare gli slogan per indirizzare le sue forze su sostanziali atti che rivalutino il lavoro e non offrano garanzie solo a strati sociali da sempre privilegiati.
Oggetto del contendere il totemizzato art.18, usato come scudo, mi sono detta, poiché la sua modifica è già avvenuta in epoca montiana, quando gli stessi, che oggi vengono considerati una minoranza ininfluente, erano sempre nel PD. Una modifica che giunge inopportuna da parte di chi si dimenticó di mobilitare l’opinione pubblica all’epoca dei fatti. In quel periodo la modifica all’articolo 18 non fu sventolata ai quattro venti, poiché la decisione di ridurne la sua efficacia vedeva concordi tutte le parti.
A riprova di quanto deduco, oggigiorno si può osservare l’inefficacia con cui le cosiddette opposizioni congiunte ai sindacati si siano adoperate per bloccare l’annientamento dei pochi diritti rimasti in tale articolo, aggiungendo a ciò la scarsa convinzione nel sensibilizzare i lavoratori, che verranno chiamati a mobilitarsi in eventuali manifestazioni di protesta solo a giochi conclusi.
In questi giorni, complice una incrociata riflessione sulle immagini e gli avvenimenti epici presenti nella letteratura anglosassone, mi sono soffermata a riflettere sull’assenza di eventi epici nella nostra storia e soprattutto nella nostra storia recente.
Tralasciando le due guerre mondiali, il passaggio dalla monarchia alla repubblica e il formularsi di una adeguata Costituzione, insomma tralasciando i primi settant’anni del secolo scorso, nell’arco di una quarantina di anni siamo precipitati da una visione del mondo dove la libertà e il rispetto dell’essere umano cominciavano ad avere un loro significato, ad un medioevo postmoderno, dove gli unici passi avanti sono stati compiuti solo dalla scienza, che invece di essere sostenuta da correnti di pensiero progressiste viene supportata paradossalmente da un becero conservatorismo volto ad asservirla a scopi personali.
Così che, per esempio, le terapie più innovative per la cura di determinate malattie sono agevolate per coloro che possono permettersi una assicurazione sanitaria privata, mentre diventano sempre più costose e a volte inaccessibili per il resto del mondo. Tanti privilegi per pochi, a volte illegittimi ed indegni.
Anche se in passato la nostra storia ha dimostrato che le rivoluzioni sociali necessitano di più strati diversificati di popolazione per ottenere dei risultati positivi, mi rendo conto che cresce sempre più un divario tra chi si adegua passivamente a perdere i propri diritti e chi cerca di scuotere le loro coscienze per indurlo a capire che la protesta più è forte, più è compatta e più risulta efficace.
Mi rendo conto come nella nostra storia il concetto di democrazia sia ricco di aggettivi e povero di reali risultati e nella nostra letteratura l’antieroe sia ben vivo, mentre l’eroe epico di nordica impostazione, sia totalmente assente. Eppure i Moti Carbonari hanno solo 200 anni, ma furono sostenuti da pochi italiani.
E qui nasce l’ultima riflessione, che mi permette di colpire il falso vittimismo di tutti coloro che si coprono, da perfetti antieroi, dietro alla esigua quantità di persone che fortemente dice di volere un reale miglioramento delle condizioni di tutti, ma che pone dei limiti, considerati oggettivi, proprio perché si ritrova all’interno di una minoranza.
Essere in minoranza non è un’azione amata dagli italiani, che preferiscono aggregarsi al più forte per non soccombere. Da perfetti antieroi. Eppure l’unificazione d’Italia la fecero mille garibaldini. Gli eroi martiri della carboneria, prima, e della Giovine Italia, poi, furono relativamente pochi ma servirono a scuotere un’intero paese e ad unirlo in un unico popolo sotto una stessa bandiera. Gli eroi sono sempre stati pochi, ma anche noi ne abbiamo avuti (“popolo di navigatori, santi ed eroi” ci chiamavano un tempo), e i nostri eroi hanno avuto il sostegno di tanti che credevano in loro.
E oggi? Che fine ha fatto quel popolo formato di partigiani che indomito resisteva agli attacchi dei fascisti e dei nazisti? Che fine hanno fatto quegli eroi che incitavano tanti a non soccombere e ad andare avanti per la strada impervia dei diritti sociali?
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