di Sara Battisti – E’ tutto molto più nitido ora. Esponenti del PD che non lavorano a costruire, attraverso una sintesi o attraverso strumenti democratici, candidatura, programma e lista per il rinnovo dell’amministrazione provinciale ma costruiscono alleanze e accordi, chiamando in soccorso amici di altri schieramenti politici, per determinare chi e quanto pesa politicamente di più in questa provincia. Sullo sfondo, la gestione di enti intermedi, consorzi industriali, amministrazioni e tutto ciò che occorre per preparare le forze per la loro vera sfida: le prossime elezioni politiche.
E poi, ci sono gli iscritti, i dirigenti locali e provinciali che a volte, attoniti, non riescono a capire e che ciclicamente vengono disconosciuti nel loro ruolo e nel loro lavoro.
Così si bruciano quadri di partito che potrebbero determinare il cambiamento, così chi deve rimanere in piedi, ci resta sempre e comunque. Io mi sento di ringraziarli i nostri iscritti e i nostri dirigenti, per la pazienza e per credere ancora che un Partito Democratico possa esistere e mi sento di chiedere loro di provare insieme ad aprire un’altra stagione di governo del nostro partito e del nostro territorio, che guardi non agli interessi personali ma agli interessi generali. E se la politica ha una sua logica, e ce l’ha, non si può prima dire di accettare di volere fare le primarie, considerandole uno strumento prezioso per non stressare il partito per poi, dal secondo dopo, tentare di imporre le regole più convenienti oppure tentare di legittimare il percorso già deciso, piegando le decisioni da assumere a proprio vantaggio, considerazione che faccio tenendo conto che è un esercizio praticato da una parte e dall’altra. E siccome ho già vissuto e sono stata vittima dello scontro costruito ad arte per legittimare prospettive personali, a questo gioco non partecipo. Lo dico anche nel rispetto delle storie politiche ed umane di Antonio Pompeo e Gianfranco Schietroma, oramai non più protagonisti di questa partita ma oscurati da altri ragionamenti, da altri protagonisti.
Per queste ragioni ritengo che se un partito indica le elezioni primarie per selezionare il candidato presidente, quel partito si occupa di costruire il campo delle alleanze, le regole, le commissioni e fissa la data di svolgimento: poi, vinca il migliore.
Invece qui ognuno tenta di piegare la discussione, sovrapponendo livelli diversi di scelta e di intervento e tenta di piegare le regole a proprio piacimento. Che primarie siano. Ma nella piena legittimità dei candidati di potere spiegare agli amministratori e ai cittadini, quale sarà il loro lavoro per risollevare i problemi di una terra in sofferenza. Per parte mia, ho cercato di esercitare il mio ruolo di presidente, evitando di frantumare il partito. Prendo atto che questo tentativo non è stato preso in consideraIone seriamente, anzi è stato subito minato dall’impossibilità di costruire una commissione autorevole, impegnata in una discussione vera, composta da validi dirigenti sconfessati e delegittimati con impressionante leggerezza ed arroganza da esternazioni pubbliche. Non mi resta che riferire ai livello superiori del partito quello che sta accadendo, quello che è già stato denunciato in passato e quello che accade oramai da troppo tempo, nel rispetto dei Candidati in campo, degli amministratori che vorrebbero avere un gruppo dirigente impegnato a risolvere i problemi dei cittadini, nel rispetto di tutte le donne e degli uomini di questo partito che credo, come me, avvertano una certa stanchezza.
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