Renzi e gli 80 euro

Renzi e gli 80 euro di Valerio Ascenzi – Gli ottanta euro in più non hanno influito sull’economia, o meglio hanno avuto un effetto risicatissimo. Lo sostiene Confcommercio, che rileva un incremento impercettibile delle vendite da parte dei commercianti. L’intervento in prima persona del primo ministro ci lascia esterrefatti: non lo si può contestare su nulla, poiché ribatte su tutto con la propria visione delle cose e nessun giornalista riesce ad accendere un contraddittorio.
Ricordate quando con Berlusconi nessun giornalista riusciva a ragionare di fatti? Ricordate quando con Berlusconi non si poteva intavolare una discussione seria, con un contradditorio sano, reale perché doveva passare solo il suo modo di vedere le cose? Le interviste con Berlusconi finivano con un proverbiale: “va tutto bene, ci penso io”. O qualcosa del genere. Le interviste fatte a Renzi sono uguali. Solo che finiscono sempre con qualcosa di simile a: “Abbiamo fatto tanto, certo è che dobbiamo fare meglio, ma intanto prendetevi quel che c’è”. E nel 90% dei casi, Renzi, non ha fatto granché, oppure ha solo comunicato che farà.
Sulla questione degli 80 euro si è rimangiato già in questi giorni che non potrà estendere il bonus ai pensionati. Non ha mai detto che per alcune categorie lo Stato se li riprenderà a febbraio con il conguaglio fiscale (tanto che alcune aziende private hanno dichiarato, d’accordo con i lavoratori, che non avrebbero dato il bonus). Non vuole accettare i dati rilevati da Confcommercio inerenti l’impatto che questi 80 euro avrebbero avuto sull’economia italiana.
Un effetto quasi invisibile secondo Confcommercio, anche se la strategia – l’attribuzione del bonus – viene considerata giusta ma realizzata male. Renzi per tutta risposta, non ha chiesto di vedere i dati, di commentarli e al massimo di confutarli. Ha semplicemente Risposto di avere altre informazioni rispetto a Confommercio. Anzi ha detto che ci sono undici milioni di italiani “che la pensano in modo diverso perché hanno ricevuto un modo per andare avanti con determinazione”. Poi ha aggiunto: “Non siamo ancora fuori dalle difficoltà, c’è ancora molto da fare, ma lo faremo con ancor più decisione”.
Chi lo contraddice, è come al solito un gufo. Lo è dunque anche il presidente della confederazione Carlo Sangalli, il quale ritiene che non vi sia traccia dello “shock sui consumi” o della “stabilizzazione della fiducia” che il Governo auspicava qualche tempo fa. Fatti preoccupanti dopo un periodo recessivo così lungo. Anche Confcommercio ritiene che, per parlare di impatto sull’economia, il bonus non dovrebbe esser garantito solo ai lavoratori dipendenti di una certa fascia, ma anche ai pensionati, ai precari e ad altre categorie. Ma come abbiamo detto, l’estensione è stata smentita dallo stesso premier qualche giorno fa, causa la mancanza di una copertura finanziaria. Forse tra qualche tempo Renzi sarà costretto a rimangiarsi anche il bonus per le categorie a cui l’ha già assegnato.
Se chi contraddice Renzi e il suo governo è un gufo, riteniamo che i giornalisti che lo intervistano hanno paura di farsi additare come gufi. Saremmo orgogliosi di tale appellativo, perché riteniamo che il giornalismo non sia riportare le dichiarazioni di questo o quell’altro politico di turno e basta.
Immaginate un dialogo del genere:
Giornalista: «Signor primo ministro, secondo un indagine Istat pare che la crisi abbia colpito anche la classe medio – alta».
Primo ministro: «No, io ho informazioni differenti! Va tutto bene, abbiamo fatto tanto, dobbiamo fare ancora». Una risposta idiota a nostro avviso.
In Italia, il giornalista dopo la risposta prosegue con una domanda su un altro argomento. In un altro stato europeo, in qualunque altro stato dove il giornalismo esercita un controllo critico sulla politica, alla risposta del premier sarebbero seguite altre risposte finalizzate a smascherare le idiozie contenute nella risposta: su quali basi e in base a quali dati, un premier contraddice una indagine di un istituto tipo Istat? Se ha veramente i dati per smentire certi studi, perché non dice da dove tira fuori i suoi dati? Non lo dice, semplicemente perché non li ha.
La colpa è dei nostri giornalisti che non hanno il coraggio di fare domande. Domande serie. Così la tendenza del momento è: non contraddire mai chi comanda. Inoltre la gran parte dei politici al Governo, ha scelto di partecipare il meno possibile ai talk show per non sottoporsi al contraddittorio. In qualunque trasmissione televisiva vanno, hanno sempre – stranamente! – la possibilità di parlare a ruota libera senza essere mai interrotti su questioni serie, senza che nessuno possa far loro una domanda tesa a comprendere meglio l’argomento oppure a porre obiezioni.

La riproduzione di quest’articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it

Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.