dalla Copertina de nel Decennio Lungo

dalla Copertina de nel Decennio LungoOsvaldo Sanguigni. “nel decennio lungo”. (puoi acquistarlo da questa pagina)

L’autore definisce “lungo” il decennio 2001-2011, in quanto ciò che durante questo periodo è accaduto, spesso, aveva radici negli anni precedenti al 2001 e ha avuto conseguenze, la cui azione è continuata anche dopo il 2011. In questo periodo l’Italia è apparsa come una nave senza rotta in un oceano tempestoso spazzato da una serie di cataclismi economici e sociali, il più rilevante dei quali, sia per la potenza della sua manifestazione che per l’estensione, la durata e le conseguenze negative che ha generato, è stata la crisi economico-finanziaria globale, iniziata nel 2008 in America.

 

 

 {tab=Parte prima}

Nella prima parte del libro, si analizzano le caratteristiche fondamentali di questa crisi e le cause che l’hanno determinata, le strategie adottate per fronteggiarla a livello mondiale e dei singoli paesi o delle singole aree, nonché le conseguenze che essa ha avuto a livello mondiale, nei rapporti di forza tra i paesi, sulle prospettive del sistema capitalistico mondiale. Secondo l’autore, questa crisi ha dimostrato, innanzi tutto, che il capitalismo ha perso in maniera definitiva la sua capacità di svilupparsi armonicamente e, per questo, impone a tutta l’umanità immani sacrifici, mentre ha assunto come suo tratto caratteristico l’instabilità permanente e, quindi, la mancanza di certezze nel futuro. E’ significativo che di fronte a questa realtà non si levino voci che chiedano il perfezionamento del capitalismo, come avveniva qualche tempo fa. Non esiste quindi, a quanto sembra, che la via del suo superamento, per imboccare la quale, a giudizio dell’autore, esistono le condizioni oggettive. Mancano, però, le condizioni soggettive ossia la consapevolezza della necessità di un’alternativa al capitalismo e le forze politiche che perseguano con tenacia e lungimiranza questo obiettivo strategico. Di qui una debolezza di fondo di ogni iniziativa tendente ad elaborare una strategia dell’alternativa di sistema.

{tab=Parte seconda}

Nella seconda parte del libro, si analizza la situazione italiana caratterizzata dalla perdita dalla QuartadiCopertina DecennioLungodi oltre un milione di posti di lavoro, dalla chiusura di decine di migliaia di fabbriche e dal calo del 25% della produzione industriale. Si tratta di una situazione gravissima che porta l’autore a sostenere la tesi secondo cui l’Italia è matura per un cambiamento radicale orientato al superamento del capitalismo italiano, le cui tradizionali tare sono all’origine di molti mali italiani. Purtroppo, le forze politiche principali non si pongono nemmeno questo problema. Il movimento grillino, nonostante la proclamata voglia di distruggere tutto, in sostanza propone solo una sostituzione dell’attuale classe politica con i suoi rappresentanti, come dimostra lo slogan gridato da Grillo in ogni momento “tutti a casa!” che si accompagna all’obiettivo di conquistare il 51% e più dell’elettorato se non addirittura il 100% che, con una legge maggioritaria, gli darebbe la possibilità di governare da solo facendo piazza pulita di tutta la precedente classe dirigente politica. Il Partito democratico sembra voler cancellare del tutto dal suo cuore e dalle mente di iscritti e elettori ogni pensiero di alternativa e non si pone nemmeno il problema di dove vada il capitalismo italiano, come fa, invece, Giuliano Amato, secondo il quale il capitalismo “sembra aver perso la bussola del suo funzionamento”, mentre “le disuguaglianze che crea lo privano della legittimazione sociale che gli è necessaria” (L’Unità del 10 gennaio 2010). Si tratta di affermazioni illuminanti e condivisibili, alle quali Amato non fa seguire una conclusione, che, a mio avviso, non può essere che la seguente. Il capitalismo, come sistema, si è delegittimato perché crea disuguaglianze sociali incolmabili ed è una nave su cui sarebbe meglio non imbarcarsi perché non c’è certezza che giunga in porto: potrebbe essere affondata o danneggiata da una nuova grande crisi globale.

{tab=L’ex Cav non ce l’ha fatta}

L’avvertimento è indirizzato, innanzi tutto, alle nostre forze politiche perché comprendano che una nuova crisi globale, assai probabile nel futuro immediato, distruggerebbe completamente il tessuto economico e sociale del nostro paese mettendone in forse l’esistenza. Occorre evitare questo rischio immane. L’esperienza mostra che l’Italia ha pagato un costo altissimo alla crisi globale scoppiata nel 2008, e dopo sei anni, nonostante tutti i sacrifici degli italiani, l’economia italiana stenta a mostrare risoluti segni di ripresa, tanto che è diffusa l’opinione che il nostro paese sia diventato il malato d’Europa che sembra avviato a un declino inarrestabile. Berlusconi è sceso in politica nel 1994 per i noti motivi e ha governato il paese dal 10 maggio 1994 al 17 gennaio 1995, dal’11 giugno 2001 al 17 maggio del 2006 e dall’8 maggio 2008 al’11 novembre 2011. Egli e la sua coalizione di centrodestra sono, quindi, i principali responsabili di quanto è accaduto in Italia dagli anni novanta a oggi. Tale tesi dell’autore è suffragata dai risultati dei sondaggi della pubblica opinione oltre che dal fatto che il partito di Silvio Berlusconi ha perso nelle elezioni del 2013 oltre sei milioni di voti e che tale calo dei consenso è continuato anche in seguito. Ciò spiega il fatto che nel luglio 2012 (sondaggio Demos-Coop) il 55% degli interpellati considerò la fine dell’ultimo governo Berlusconi, come l’avvenimento più salutare degli ultimi trent’anni, e il 54% ritenne che l’azione di Berlusconi ha cambiato in senso negativo l’Italia. Le scuse, da tempo dimenticate, dell’ex Cav. al popolo italiano “perché non ce l’ho fatta” (anticipazioni del giornalista Vespa autore del libro “Il Palazzo e la Piazza”, riportate in Repubblica del 5 novembre 2012) appaiono insufficienti, ed egli per coerenza dovrebbe uscire definitivamente dalla scena politica, perché, insieme a tutto il centrodestra ha sfregiato il nostro paese mettendolo sull’orlo del collasso economico e facendone oggetto di derisione internazionale. Secondo l’autore, la caduta dell’ex Cav. non fu dovuta a un complotto internazionale ma alla sua incapacità di governare il paese.

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