Gaza 3ago14 spallasin 350-260

Gaza 3ago14 spallasin 350-260di Antonella Necci – Il “margine protettivo” di Israele. La “tregua” vista come una trappola mortale. Il mercato di Shujayea, la scuola Unwra di Jabaliya, Zaytun, Khan Yunis: più di 100 morti in una sola giornata a Gaza. Tra questi il giornalista palestinese Rami Rayan. Si passa di strage in strage, non si riesce più a seguirle tutte.
Sono più di tre settimane che vediamo tutto questo e non bisogna illudersi. L’accordo di tregua è solo un miraggio. Il gabinetto di sicurezza israeliano si è chiuso con la decisione di lasciare ancora carta bianca alle forze armate. Dall’altra parte Hamas, o meglio la sua ala militare, crede di aver vinto la guerra perché ha ucciso 63 soldati israeliani – l’ultimo si credeva rapito e invece pare sia morto negli scontri – e, anche perché lancia razzi verso Israele e così alza la posta, ponendo come condizione per accettare un cessate il fuoco permanente, l’attuazione di richieste che Israele e l’Egitto non accetteranno mai. I negoziati al Cairo con tutte le fazioni palestinesi non sono mai realmente cominciati e in ogni caso rischiano di produrre intese inapplicabili per la rigidità delle parti in conflitto. Il mondo resta alle frasi di circostanza che non cambiano nulla.
La giornalista israeliana Amira Hass lancia un grido d’allarme e un monito al suo paese, con queste parole:
“Se vittoria vuol dire causare al nemico una pila di bambini massacrati, allora Israele ha vinto. Queste vittorie si aggiungono alla nostra implosione morale, la sconfitta etica di una società che ora si impegna a non fare un’auto-analisi, che si bea nell’autocommiserazione a proposito di ritardi nei voli aerei”. e che si fregia dell’arroganza di chi è libero da pregiudizi.”

“E non bisogna dimenticare la corona di alloro per i nostri esperti giuridici, quelli senza i qualiGaza nell'estate 2014 l’esercito israeliano non fa una mossa. Grazie a loro, far saltare in aria una casa intera – sia vuota o piena di gente – è facilmente giustificato se Israele identifica uno dei membri della famiglia come obiettivi legittimi.
E un altro mazzo di fiori per i nostri consulenti, i laureati delle nostre esclusive scuole di diritto in Israele e negli Stati Uniti, e forse anche in Inghilterra: sono certo loro che suggeriscono all’esercito israeliano perché è consentito sparare alle squadre di soccorso palestinesi e impedirgli di raggiungere i feriti.”

A conclusione di questo articolo, che ha colpito la mia sensibilità perché scritto da una israeliana, c’è una riflessione molto acuta, che da sola varrebbe la necessità, per tutti coloro che sono coinvolti in questa guerra di ragionare sul perché di tanto odio.
Amira Hass si pone in prima persona un quesito: “se Hamas è nato dalla generazione della prima Intifada, quando i giovani che tiravano pietre sono stati presi a fucilate, cosa nascerà dalla generazione che ha sperimentato i ripetuti massacri degli ultimi sette anni?”

Nel frattempo esperti internazionali hanno provato a comprendere la natura di questo conflitto, e uno fra tutti, Rick Francona, ufficiale dell’Intelligence americana ormai in pensione, e che attualmente fornisce consulenze militari alla CNN.
Francona stabilisce che questa volta la guerra è diversa rispetto al 2008 e 2012. Intanto per l’impossibilità di Hamas di riarmarsi, una volta concluso il conflitto con un cessate il fuoco, poiché le armi, che un tempo giungevano a Gaza attraverso una serie di tunnel lungo il confine egiziano, ora, dopo la rimozione del governo del presidente Mohammed Morsy, avrebbero grandi difficoltà a transitare di contrabbando.
Un’altra considerazione riguarda Israele, che stavolta continuerà il conflitto finchè non avrà reso inefficace il sistema di razzi messo in atto da Hamas, e finchè non avrà distrutto tutti i tunnel che, come il Primo ministro israeliano ha annunciato, hanno “l’unico proposito di distruggere i nostri cittadini e i nostri bambini”.
E l’Europa, cosa fa? Quando si presuppone che giunga il momento per liberare, non già le intellettuali parole dei propri sostenitori, ma un concreto monito, se non un urlo di dolore, per porre fine a tutto questo massacro?

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Di Antonella Necci

Sono Antonella Necci nata a Roma vivo a Roma e insegno lingua e civiltà inglese in un liceo ad indirizzi classico e linguistico. Sono appassionata di storia e filosofia ma voglio provare ad iscrivermi nuovamente all'università. Ho intenzione di ricominciare a studiare per diventare medico, se mi riesce. È sempre stato il mio sogno ma per pigrizia non mi sono voluta misurare con il lavoro da affrontare con la facoltà di medicina.Cos'altro aggiungere? Non mi piace parlare di me!Ah una cosa però la voglio dire: il mio regista preferito è Ken Loach e spero tanto che vinca la Palma d'oro a Cannes visto che presenta un film di connotazione prometeutica!

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