di Antonella Necci – La Valle del Sacco è stata condannata a morte da tanto tempo. Non certo dal 2005, anno in cui cominciarono le prime denuncie di letale inquinamento al territorio, tramite le testimonianze che dalle varie fabbriche timidamente fuoriuscivano, producendo man mano lo stesso effetto del liquame inquinante che veniva arbitrariamente e approssimativamente sotterrato nei terreni in prossimità del fiume Sacco.
Del resto chiunque può visitare, in un attimo di verità il sito www.valledelsacco.eu per rendersi conto della tragedia in atto da decenni.
Pertanto la riunione svoltasi nel Palazzo d’Iseo ad Anagni, il giorno 16 Luglio 2014, se da un lato merita il plauso di tutti i cittadini dei comuni coinvolti, che hanno visto i propri sindaci finalmente in azione dopo decenni di inerzia, dall’altro giunge notevolmente in ritardo sulle necessità più gravi..
La riunione in oggetto è stata determinata dalla Legge Regionale (L.R.) 22 Giugno 2012, n. 8 all’ Art. 2(Commissioni locali per il paesaggio) .
Si può osservare, alla fine di tale atto che, se da un lato la legge esorta proprio i comuni a riunirsi per coordinare le proprie azioni, esso rimanda alla legge sulla tutela dell’ambiente per qualsiasi decisione legislativa si intenda intraprendere,(“Il testo non ha valore legale; rimane, dunque, inalterata l’efficacia degli atti legislativi originari”).
E allora andiamo ad analizzare gli atti legislativi originari.
Esiste un disegno di legge sui reati ambientali di recente costituzione approvato dalla Camera dei deputati il 26 febbraio 2014.
Ora non mi si venga a dire che la legislatura in questione è antecedente al governo Renzi, poiché si presume che tali disegni di legge DEBBANO essere abrogati e rispettati da tutte le legislature, qualsiasi sia il loro colore politico.Tale disegno di legge enuncia quanto segue all’Art. 452-bis. – (Inquinamento ambientale). ” È punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000 chiunque, in violazione di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, specificamente poste a tutela dell’ambiente e la cui inosservanza costituisce di per sè illecito amministrativo o penale, cagiona una compromissione o un deterioramento rilevante:
1) dello stato del suolo, del sottosuolo, delle acque o dell’aria;
2) dell’ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna selvatica.
Quando l’inquinamento è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata”.
All’articolo 260 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«4-bis. È sempre ordinata la confisca delle cose che servirono a commettere il reato o che costituiscono il prodotto o il profitto del reato. Quando essa non sia possibile, il giudice individua beni di valore equivalente di cui il condannato abbia anche indirettamente o per interposta persona la disponibilità e ne ordina la confisca»
I comuni possiedono già gli strumenti necessari per penalizzare, confiscare, agire secondo i termini di legge per impedire il massacro del territorio.
Se ciò non bastasse si può anche aggiungere L’Art. 318 bis della “PARTE SETTIMA che DISCIPLINA GLI ILLECITI AMMINISTRATIVI E PENALI IN MATERIA DI TUTELA AMBIENTALE.”
Il sistema legislativo è vario e complesso, questi sono solo alcuni degli articoli di legge che possono essere addotti per bloccare il reato di vilipendio del territorio. E nella riunione del 16 luglio 2014 presso Palazzo d’Iseo ad Anagni che cosa è stato concretamente stabilito?
Il sito anagnia.com dichiara che la discussione si è articolata su due punti fondamentali: “la difesa dell’ambiente circostante in modo coordinato e sinergico, e la difesa dell’ospedale anagnino”.Il sindaco Fausto Bassetta ha proposto” lo statuto del neo Coordinamento che contenga all’interno punti quali:
1- L’impegno dei comuni coinvolti a sostenersi a vicenda sulle questioni ambientali
2- Il coordinamento tra le azioni di tutti
3- La formazione di personale specifico nel settore della difesa ambientale
4- La partenza di un piano di educazione ambientale nelle scuole
5- Una diffida verso la Regione perché avvii un serio piano di bonifica, vieti l’arrivo di altre discariche, e stimoli uno sviluppo della differenziata”.
Non un cenno a leggi da applicare rigorosamente nei confronti di chi ha compiuto i reati ambientali, ma al solito, tanta retorica, e tante belle azioni. Rimandati a settembre?Sembrerebbe di si, visto che la prossima riunione di belle parole avverrà proprio il 19 settembre.
E intanto i condannati a morte ringraziano con un flebile sorriso sulle labbra, dovuto alla leucemia in primis e agli altri tumori che l’inquinamento da Lindano causa, per queste poche gocce di acqua pura nel deserto dell’ignavia. Come si dice” non perdere mai la speranza. L’ultima chiave del mazzo è quella che aprirà la porta”.
17 Luglio 2014
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