valle del sacco 350di Ignazio Mazzoli – Oggi scorrendo Facebook, nelle pagine di alcuni amici, si poteva leggere una discussione sulle esigenze della Valle del Sacco che sarebbero state deluse da una cattiva decisione presa dall’Unione Europea all’interno dell’Accordo di Partenariato 2014-2020.
Alcuni protagonisti della conversazione sostengono che essa sia già iniziata dal 15 luglio in serata. Quindi, dopo prima e durante l’incontro svolto ad Anagni per fare il punto in quell’area particolarmente interessata alle sorti del fiume Sacco e della sua bonifica. In queste stesse ore probabilmente la consigliera regionale Daniela Bianchi ha esternato la sua delusione dicendo che “Oggi doveva essere un giorno importante per la Valle del Sacco, ma qualcuno ancora una volta, ha cercato di mettere i bastoni fra le ruote.”
E’ possibile cercare di capire quali sono i bastoni e chi li mette? Bisogna provarci, ma prima è utile riportare qualche affermazione contenuta nei post della discussione: Angelino Loffredi giudica «Amara questa nota (quella della consigliera Bianchi ndr). Forse un fulmine a ciel sereno. Il testo presenta molti aspetti che andrebbero meglio evidenziati: frenatori, boicottatori. E perchè? Non c’era accordo in provincia e nel Lazio fra tutte le componenti del PD sul risanamento?
La politica – continua Loffredi – mi ha insegnato che è attività di servizio. Se mi fossi trovato nelle sue condizioni avrei mandato a tutti i miei interlocutori note, specificazioni e controdeduzioni. Mi limito a chiederle: chi è il padre del pressapochismo e della superficialità?» (I post citati sono leggibili e scaricabili in fondo a questo articolo)
La risposta della consigliera regionale è: “Il tecnicismo farraginoso entro cui la Commissione Europea costringe gli atti di programmazione.”
Lo scrivente allora ha sentito il bisogno di leggersi il “tecnicismo farraginoso” e lo ha trovato nelle pagine 175-180 dell’Accordo di Partenariato 2014-2020 a questo indirizzo
http://www.dps.gov.it/opencms/export/sites/dps/it/documentazione/AccordoPartenariato/Accordo_di_Partenariato_Italia_rev27052014.pdf.

E’ vero lì c’è un bastone e forse più di uno destinati a colpire un po’ dovunque in Europa laddove non si compiono precisi atti. Non vale la pena di riportare per intero quanto contenuto nelle pagine indicate e rintracciabili, ognuno se le potrà leggera da solo. Si segnala qui un solo passaggio: «si terrà conto (per l’assegnazione ndr) della concentrazione di attrattori culturali e naturali (aree protette e paesaggi tutelati (????)), delle condizioni di contesto relative all’accessibilità e fruibilità dei luoghi, nonché della capacità di attivare integrazioni e sinergie tra il tessuto culturale e sociale e il sistema economico. Per ogni area occorre realizzare, sulla base di una tassonomia standardizzata, una mappatura dei servizi già disponibili nel territorio e un’analisi della domanda potenziale di nuovi servizi su cui avviare azioni di incentivazione mirata; e occorre infine adottare modelli di governance integrata dei servizi che coinvolga gli attori pubblici e privati del territorio.»

Vengono subito in mente 3 domande: 1) Qual è la capacità di far rispettare le attuali leggi a tutela dell’ambiente da parte dei comuni che sul loro territorio hanno aziende e fabbriche inquinanti?

2) Perché le Istituzioni a partire dalla Regione Lazio non fanno da capofila al movimento di popolo preoccupato e intimorito dalle malattie e dai casi di malati già in atto anziché preoccuparsi di non chiamare la valle del Sacco, valle dei veleni? Che cosa c’è da tutelare? Nessuno pensi di farci credere che c’è da tutelare l’uva che si fa a parecchie centinaia di metri più in alto. Non ci provi nemmeno.

Perché gli organi della Regione Lazio non controllano costantemente l’azione di tutela e sanzionatoria dei comuni interessati dal percorso del fiume? (Domanda posta a Ceccano nell’iniziativa del ForumDemocratico e senza risposta)
Rispondere a queste domande è solo un dovere. Non ci sono tecnicismi da sapere e spiegare che vengono chiamati in causa quando non si sa che dire. Leggendo l’Accordo di Partenariato 2014-2020 si capisce solo che la Valle del Sacco non è in regola né ci sono segnali che lo voglia diventare in breve tempo.
Veroli 17 luglio 2014

Scarica i posts della conversazione su Facebook Post daFacebook 15 17lug14

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