rabbia

rabbiadi Valerio Ascenzi – La libertà e i diritti acquisite dai lavoratori, nel corso degli ultimi settant’anni sono sotto attacco. Il partito di maggioranza relativa in parlamento, il Pd, procede sulla scia di quel che hanno fatto Berlusconi e Monti, illudendo la popolazione che sia giusto dare addosso alla scuola, al pubblico impiego e ai sindacati.
Il modo di agire nella pratica è lo stesso, ma ci sono piccole differenze: con la scusa che c’è un governo di giovani per bene, non attaccabili, che “devono” fare qualcosa, c’è una sorta di lassismo d’attesa da parte di tutti, anche di coloro i quali, nello stesso Pd, dovrebbero osteggiare queste politiche; con Berlusconi, almeno veniva comunque riconosciuta una minima dignità al sindacato. Dopo anni di attacchi da parte dei media, che continuano ancora oggi ad descrivere i sindacati come corporazioni che servono solo a fare gli interessi di pochi, come gruppi di potere con privilegi, la Cgil si prepara ad una rivoluzione interna.
Siamo di fronte a qualcosa di totalmente nuovo. Parlando tra noi, lavoratori e militanti del sindacato, l’avevamo annunciato: dopo l’attacco mosso da Renzi, al suo stesso partito, per prenderne le redini (e per poi lasciarlo completamente inattivo sotto l’aspetto politico), ci sarebbe stato l’attacco al sindacato. Berlusconi, durante i suoi governi, ha riconosciuto un certo ruolo ai sindacati. Ha cercato di dividerli alimentando la spaccatura tra Cgil da una parte, Cisl e Uil dall’altra e autonomi ancora altrove. Stavola sotto gli attacchi, dietro le scelte politiche dal premier e di coloro i quali lo seguono – probabilmente senza sapere cosa fanno – c’è la ferma intenzione di demolire i sindacati, rendendo il loro lavoro sempre più difficile. Questa operazione, che prima di tutto è mediatica e che è partita ancor prima dell’arrivo di Renzi, a suon di normative (tutt’altro che giuste), ha come obiettivo la demolizione del sindacato, che tutela i lavoratori. Ma è una operazione congiunta con la demolizione, prima mediatica, poi strutturale, di quello che sono la scuola e la pubblica amministrazione. Sono anni che vediamo attaccare le contrattazioni di vario genere – si guardi al settore metalmeccanici e alle vicende che riguardano Marchionne e la Fiom.
I lavoratori senza diritti, non sono lavoratori, sono schiavi. Ed è per questo che si cerca di demolire gli unici contratti nazionali ancora in piedi, gli unici che tutelano e rendono liberi i lavoratori.
Tornando alla situazione dei sindacati. Chi lavora realmente nel sindacato, chi ha una tessera sindacale ed è stato tutelato in qualche occasione, nei confronti di alcune decisioni del datore di lavoro, sa bene, che lavorare nel sindacato non è cosa facile. Chi opera nei sindacati del pubblico impiego, o del comparto scuola, di solito lavora anche dieci ore al giorno. Per attaccare la scuola e la pubblica amministrazione, si devono prima indebolire coloro i quali hanno il compito di tutelare i lavoratori. Così, il dimezzamento dei distacchi e dei permessi sindacali, produrrà l’impossibilità per molti sindacalisti dei comparti appena citati, di coprire scuole e pubbliche amministrazioni.
Nell’ultimo direttivo della Flc di Roma sud, al quale abbiamo partecipato, abbiamo compreso quelle che sono le direttive nazionali della Cgil. Per fronteggiare il dimezzamento dei distacchi, cioè delle persone prese da un comparto e impiegate dal sindacato nella tutela del lavoratore in quel comparto, tutti gli iscritti saranno formati nell’attività di tutela del lavoro. Questa sembra ancora una proposta. Se a livello normativo, passerà il dimezzamento dei tagli, la Cgil si sta orientando verso la formazione di tutti gli iscritti per la tutela nei settori di competenza. Vengono già da ora proposte giornate formative e di sensibilizzazione degli iscritti. Questo per tirar fuori il massimo, dal minimo indispensabile. Se questo dovesse accadere, la reazione alle politiche renziane sarebbe l’accrescimento della consapevolezza delle norme, da parte dei lavoratori, che regolamentano il proprio settore. Con questo non stiamo attribuendo un merito al premier, ma stiamo prospettando uno scenario in cui, mentre da una parte c’è chi ci governa superficialmente e intende demolire le ultime libertà rimaste, dall’altra c’è chi organizza le forze e le menti per arginare queste operazioni di distruzione.
È un momento difficile per il sindacato in generale. I vertici di Cisl e Uil se ne sono accorti, ma non siamo ancora in grado di capire quale possa essere il loro orientamento. I casi di “corruzione” nel sindacato ci sono – si vedano gli ultimi eventi accaduti in provincia – ed è già alta la sfiducia dell’opinione pubblica – deviata dai media – sulla funzione dei sindacati. Per questo da parte della Cgil viene avanzata anche la proposta di una funzione pedagogica del sindacato verso i giovani: insegnare a quelli delle scuole superiori, come si legge un contratto, organizzare seminari per sensibilizzare i giovani alla funzione del sindacato.insegnanti arrabbiati

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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