Palazzo dello sceriffato 350

Palazzo dello sceriffato 350di Antonella Necci – Poldino 9 – L’attacco al Palazzo dello Sceriffato Supremo. Madame Le Diable aveva già pronto un piano. Si era organizzata con i suoi luogotenenti, aveva speso mesi in appostamenti per stabilire gli orari, i movimenti, le abitudini sia di Madame Adolphine che dei membri della servitù politica. Inoltre aveva calcolato minuziosamente gli orari dei pasti di Powder.
La sua esperienza militare al servizio di Geppò era stata la manna scesa dal cielo o come la Cometa di Haley che illumina il sentiero verso il progresso.
Tutto era pronto, ma da donna innamorata, aspettava un cenno dal suo insicuro compagno.
Una sera, durante una Festa dell’Unità dei Ribelli, Geppò riunì il suo Consiglio Privato. ” Domani notte, tra le ore 00.00 e le ore 01.00 attaccheremo lo Sceriffato Supremo. Ho già predisposto l’attacco e l’insediamento. Non sarà facile penetrare nel Gran Palazzo e avremo bisogno di tutto il vostro appoggio esterno. Sono pronti gli archi elettronici e le frecce ad ultrasuoni? E la Pece sensoriale? Dovrete essere pronti al peggio. Anche a porre sotto assedio il Palazzo per ore… Giorni…. Mesi. …. Forse anni.
I corazzieri nani di Poldino sono un ostacolo difficile da aggirare. Miei fratelli, miei amici, miei compagni, siete con me?” ” Sempre compagno Geppò. Sempre.” Urlarono tutti in coro e si baciarono ed abbracciarono come tante comari davanti alla chiesa in un giorno di festa.
L’attacco, come previsto partì alle ore 00.00 di Martedi 17. Il primo corazziere nano, dai fluenti capelli legati a coda di cavallo, era di spalle, quando fu travolto dalla furia felpata dei luogotenenti di Madame Le Diable. Ad uno ad uno caddero tramortiti come birilli, e per Madame Adolphine non ci fu nemmeno bisogno di atti aggressivi. Si innamorò a prima vista del capo dei luogotenenti, Monsieur Beçillè Lacoque, che dopo aver contribuito a porre in cattiva luce Poldino, facendogli autoritariamente seguire i suoi consigli per la gestione dell’aeroporto a microonde, si era dato alla macchia, chiedendo asilo politico a Geppò. Questi lo aveva accolto controvoglia, ma dati i suoi precedenti militari, Madame Le Diable lo considerò sufficientemente astuto e privo di scrupoli per poter rivestire il ruolo di Generale della sua Armata.
I suoi occhi gelidi irretirono, in un lampo, Madame Adolphine, che non aspettava altro se non abbandonare Poldino ai suoi capricci. Le fecero indossare una tuta mimetica, che , date le sue forme, risultò un po’ stretta, ma che lei indossò con tutta la gagliardia che il suo nuovo ruolo le consentiva. E parti, insieme al suo Beçillè alla conquista del Trono per Geppò.
Mentre fuori si scatenava un inferno, Poldino dormiva, stanco, ma felice, nella stanza blindata. Aveva modificato i codici di accesso. Nessuno lo avrebbe disturbato.
Meditava di emanare una nuova legge, per punire tutti coloro che osassero contrarre matrimonio con partner dello stesso sesso. Ai trasgressori una multa di 80.000 denari e la galera fino a nuovo ordine.
Il Capo della sua Chiesa aveva dichiarato pubblicamente di accettare tutto e tutti, ma lui sapeva che era solo un colpo di teatro, ben assestato, in un momento politico torbido.
Lo conosceva bene. Quando mai avrebbe osato ballare il Tango Argentino con uno del suo stesso sesso?
Insieme erano usciti più volte, e lui ne conosceva i segreti inconfessabili.
Così ragionando si era addormentato, e dunque fu Powder a risvegliarlo, quando udì il tentativo di manomettere la porta blindata. La modifica dei codici era avvenuta pochi istanti prima dell’insospettato attacco. L’imprevisto che poteva far fallire l’impresa. A tutti, ma non a Madame Le Diable. Era preparata anche a questo, e con un generatore di codici riuscì a trovare la combinazione. Aprì la porta, seguita dai suoi uomini. Davanti a lei, Poldino, armato, corazzato, in assetto di guerra, l’aspettava. Pronto a tutto. Combattuto tra l’ardore di vedere di fronte a lui l’oggetto del suo desiderio e la volontà di resistere al nemico, chiunque esso fosse stato.
Madame Le Diable capì in quell’istante di aver sottovalutato le lentiggini e i rossi capelli che incorniciavano quel triste visino. Capì di avere di fronte un vero condottiero. Non un senso di paura la prese, non ne aveva mai provata in vita sua. Un senso di sfida, questo si, nell’aver trovato un nemico crudele quanto lei, nonostante quello sguardo indifeso. La lotta per la conquista del Principato avrebbe richiesto molti giorni in più rispetto a quanto preventivato da Geppò.
Ma il Principato doveva nascere ad ogni costo, e il suo Geppò ne sarebbe stato un degno Principe. Anagnon-sur-la-mer sarebbe stata ricordata negli annali di storia.

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Di Antonella Necci

Sono Antonella Necci nata a Roma vivo a Roma e insegno lingua e civiltà inglese in un liceo ad indirizzi classico e linguistico. Sono appassionata di storia e filosofia ma voglio provare ad iscrivermi nuovamente all'università. Ho intenzione di ricominciare a studiare per diventare medico, se mi riesce. È sempre stato il mio sogno ma per pigrizia non mi sono voluta misurare con il lavoro da affrontare con la facoltà di medicina.Cos'altro aggiungere? Non mi piace parlare di me!Ah una cosa però la voglio dire: il mio regista preferito è Ken Loach e spero tanto che vinca la Palma d'oro a Cannes visto che presenta un film di connotazione prometeutica!

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