lenzuolo bianco 350di Nadeia De Gasperis – Cristo si è fermato a Eboli. Il cartello indicava una deviazione per frana. Al telegiornale hanno chiesto a una meteorologa se l’evento fosse o meno un evento eccezionale. Ha risposto di sì, che l’acqua di sei mesi caduta in 24 ore è un evento eccezionale, ma gli eventi eccezionali sono sempre più frequenti, ha aggiunto. La stessa domanda rivolta a un politico ha ottenuto in risposta un “non potevamo prevederlo, non si era mai verificato”. La verità sta nel mezzo, come al solito, nel mezzo arenato nel pantano di fango e dolore.
Pochi giorni fa, ho raggiunto la città di Itri, sulla costa tirrenica, percorrendo una strada “interna”ciociara che raggiunge la costa attraverso il Parco Naturale dei Monti Aurunci. Quegli incantevoli paesaggi pedemontani dalle sfumature autunnali erano intervallati da una via crucis di cartelli che ammonivano “pericolo frana”, e non era un giovedì santo ma un giovedì qualsiasi, anche se spesso veniva voglia di farsi il segno della croce. Il fattaccio si era già consumato, e aveva consumato la strada mangiandola ai bordi. Al ritorno siamo stati costretti a percorrere la superstrada, perchè al buio, nelle ore serali, sarebbe stata una trappola mortale. Il territorio carnefice, dolce e amorevole di giorno, orco cattivo la notte.
Intanto sulla costa Adriatica è caduto uno degli ultimi trabocchi, come a dire “questa commistione uomo-natura” non regge più.
Ma la gente è felice quando una amministrazione pulisce il fiume, falcidiando la vegetazione ripariale. “Hai visto come tengono bene in ordine?” , “che ci stanno a fare i pesci nel Liri se non si possono pescà” “eccheppalle sti ecologisti, io al mare voglio sta comoda, l’albergo sulla spiaggia cosi’ non attraverso la strada”. Ma l’ordine delle cose non prevede il senno del poi, nemmeno il senno del Po… chi non ricorda la piena del Po? E se uno vive una vita di battaglie, per esempio in difesa di un tratto dunale, di una specie rara endemica, è un pazzo invasato. Le gocce però, non fanno traboccare gli invasati, ma gli invasi.
Le coincidenze non esistono, non esiste neppure più la coincidenza Roccasecca-Cassino, ma un pullman sotitutivo del treno Regionale che non può più percorrere quel tratto di ferrovia a causa di una delle numerose frane mai “risolte”.
Raggiungo Ferentino da Sora. Un paesaggio lunare disgna nuovi orizzonzi, un paesaggio semilunare, perchè quella cava che ha sbancato la collina, ora lascia una mezzaluna di collina. Si ridisegna lo skiline mentre gli eventi si ricalibrano sulla nostra pelle.
Ormai i soldi che dovremmo impiegare per le missioni per eventi straordinari invece che per le quotidiane compromissioni del territorio, dovremo spenderli per impiegare un matematico che calcoli nuovi numeri verdi di “emergenza evento naturale” che non siano già stati usati, dai rudimenti del calcolo delle probabibiltà.
Se c’è una cosa che ho maturato negli anni, è la coscienza che tutto può accadere a tutti, “sim tutt figlie ‘e Di’, siamo tutti uguali sotto questo cielo” diceva mia nonna. “E se piove so’ cavoli amari”, avrebbe aggiunto oggi.airone di Nadeia De Gasperis Sora 23 aprile 2013 350
Natura matrigna. Matrigna nella accezione più negativa, ostile, non amorevole. Eppure qualsiasi giudice tutelare avrebbe prescritto l’impugnazione per violenza dichiarandoci figli illeggittimi. La violenza, la nostra s’intende. Chissa perchè poi, come giapponesi impazziti fotografiamo compulsivamente la stella del firmamento al risveglio e quando si corica, albe e tramonti sempre come fosse la prima volta, epicureisti figli di madre natura e padre Catullo, eppure il sole dalla notte dei tempi, si muove con la stessa naturalezza, si alza, accende la luce, accende un geyser e mette su il brodo primordiale, si scalda un lievito e gli altri miliardi di organismi del sistema terrestre. E’ una madre bistrattata, ecco cosa. Interriamo scorie come pirati e poi ci aspettiamo di ritrovare in cambio scrigni d’oro impugnando lo scettro di re Mida. Ma le canne al vento sussurravano “Re Mida ha orecchie d’asino”. Pretendiamo di sottrarre furtivamente le risorse dal portafogli e continuare a godere delle ricchezze della nostra genitrice. Il sonno genera mostri e noi anche di giorno, come artisti dell’orrido, creiamo brutte imitazioni in ritratti della madre, nelle montagne di rifiuti, nei fiumi di veleni. Noi che intossichiamo il mare, spuntado veleno nel piatto in cui mangiamo, che con i tonni potremmo misurare la temperatura corporea tanto è il mercurio accumulato. Leviamo via vegetazione come ci togliessimo l’insalata tra i denti, che digrignamo poi, quando il fiume viene a stendersi sul letto di casa nostra. Usiamo suv per raggiungere prima il mare e la montagna, meravigliandoci se sono questi a venire incontro alle nostre aspettative, accorciando le distanza. Trattiamo i suoi tentennamenti , gli sbuffi , come fosse demenza senile, ma costruiamo ai piedi dei vulcani come se mettessimo la faccia su una pentola che bolle senza pagare lo “scotto”. Diamo martellate alle ginocchia del nostro stivale, meraviglianodci del riflesso condizionato di un calcio in faccia. Quando ci sentiamo mancare la terra sotto i piedi dovremmo ricordarci che la creatura si muove per garantircene sempre di nuova. Eppure sventriamo le montagne come si consumasse un matricidio, spartiamo il bottino come una torta, cucchiaiate di Mont Blanc e al momento di spegnere le candeline ci sorprendiamo ad accendere ceri, a celebrere la morte invece della vita. Giochiamo al tirassegno con la fauna come al luna park, ignorando che di questo passo lasceremo in eredità gli animaletti di peluche che abbiamo vinto. Come bambini neghiamo quando ripescano i nostri pezzi di lego dal fango, chiediamo come ci siano finiti mentre il grembiulino porta ancora tracce di terra che tradiscono il malfatto.

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Di Nadeia De Gasperis

Nadeia De Gasperis, nata a Sora (Fr) il 10 agosto del 1977. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Sora, nel 1996, si iscrive alla facoltà di Scienze Ambientali presso l'Università degli studi dell'Aquila, dove lavora come borsista, presso la biblioteca della Facoltà di Scienze. Dopo gli studi, collabora come docente nel campo della formazione destinata ai professionisti. Dal 2009 inizia la collaborazione con la rivista di fotografia documentaristica Rearviewmirror, un magazine di reportage documentaristico edito da Postcart, dove collabora alla cura dei testi e dell'archivio. Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE Rearviewmirror

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