di Antonella Necci – Edward Snowden è una spia dell’Nsa, che al fianco della Cia costituisce l’intelligence al servizio del Presidente Obama.
Meglio sarebbe dire che era una spia, fino ad un anno fa. ora vive a mosca, presumibilmente sotto la protezione dei servizi segreti sovietici, in attesa di trovare una destinazione definitiva. solo ultimamente si è riaccesa l’attenzione sulla sua vicenda, sia attraverso un Graphic Novel, sia attraverso l’intervista concessa , da un hotel di Mosca, al Nbc Nightly News, nella quale si dichiara pronto a ritornare negli Stati Uniti, ma sotto assicurazione che nonostante l’inopportuno scambio di informazioni verso il governo russo, nessuno lo metterà in prigione.
Siamo abituati ad avere un’idea positiva di questo genere di spie internazionali, grazie sia a Ian Fleming sia al famoso personaggio creato dalla sua penna: James Bond.
James bond è sicuramente la spia più positiva della letteratura, al servizio di Sua Maestà, cinico e spietato, ma solo per salvare l’umanità. quindi una cattiveria giustificata.
Ecco, forse Snowden è nato nel paese sbagliato. Avrebbe dovuto vivere magari in Gran Bretagna, partendo con la sua esperienza lavorativa dalla vecchia Europa, e poi, una volta stabilito che era ora di finirla di spiare i poveri comuni mortali dei vari paesi europei, se ne sarebbe potuto volare negli Stati Uniti, accolto a braccia aperte da chi da sempre vuole carpire e acquisire tutte le informazioni più segrete di questo ricettacolo di civiltà.
un eroe al contrario, questo ragazzo, che a guardarlo, tutto sembra meno che imparentato con James Bond.
Tutti contro di lui, anche quando intervistato dalla tv sovietica, pone una domanda diretta a Putin, chiedendogli se la Russia esegue operazioni di sorveglianza di massa.
E’ stato detto che la domanda fosse mirata a ricevere una risposta elusiva da Putin, visto che Snowden non può fare molto di più, poiché si trova proprio sotto protezione sovietica. Come se Putin, dal concetto di democrazia molto particolare, fosse uno che risponde direttamente, senza giri di parole.
Povero Snowden, è il caso di dire, la spia che viene “dalla Russia con amore”, (tanto per parafrasare Ian Fleming). e’ come se questa spia dall’aspetto un po’ inesperto, si fosse trovata per forza, a fare un mestiere poco gradito. e lo ha fatto finché ha pensato che fosse più conveniente dire basta. Basta ai tanti anni di addestramento, al servizio internazionale sotto copertura, basta laddove prima tutto era lecito e giustificato dalla legge.
Ma nel dire basta, avrebbe dovuto capire, e stranamente non lo ha fatto, che tra tanti aerei da prendere, forse sarebbe stato il caso di prenderne uno per andare in un posto più esotico di Mosca. invece di sentirsi il piromane che riaccendeva la guerra fredda, poteva decidere di sparire per sempre su qualche atollo dell’oceano indiano. E tanti saluti.
Probabilmente l’offerta fatta al governo sovietico non è sembrata sufficientemente interessante, visto che inizialmente viene accompagnato a prendere un aereo per l’islanda, o un altro paese laggiù verso il polo nord( si vede che ama il freddo, magari possiede il “senso di smilla per la neve”).
Poi, prima di salire sull’aereo della libertà, viene bloccato in aeroporto. Contrordine. Ed ecco l’inizio della sua prigionia in un hotel di Mosca. Libero di vagare in un paese che non è il suo. E nemmeno un piano “b” per uscirne. Eppure James Bond lo ha sempre detto: «e’ sempre meglio avere un piano “b”, qualora il piano “a” non dovesse funzionare!»
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