Poldino 350

Poldino 350di Antonella Necci – Poldino e Trippotto. Storia semiseria delle vicende elettorali di Anagni. Il gelo della piazza e i mille occhi puntati su di lui, gli fecero capire, mentre saliva sul palco della vittoria, che qualcosa bisognava pur escogitare, per superare l’impasse creato dall’innocente domanda di Michelino. Strano, non si sentiva sprofondare stavolta, ma anzi sentiva un desiderio di emergere, di non annegare negli occhi irriverenti dei suoi concittadini, ma di schiaffeggiarli, con un guanto di velluto, certo, quasi a volerli sfidare.
“Chi diavolo è questo Poldino?” si ripeteva mentalmente, aggiungendo ora “diavolo” ora “cavolo”, e giù “perbacco”, “accidenti”,” ve lo faccio vedere io, chi è questo Poldino” , in un crescendo di insperato e inaspettato furore contro gli ingrati, che ora lui percepiva come nemici da sconfiggere. Con dolci, suadenti, ma taglienti parole.
Concittadine,  iniziò, sicuro nello sguardo e per nulla incerto nelle parole che seguirono, Concittadini, Grazie! E’ dal profondo del cuore e con la più grande sincerità che vi ringrazio tutti, uno ad uno, per la fiducia che in me avete riposto. Con umiltà vi ringrazio, e mi pongo da questo momento al vostro completo servizio.
Questa vittoria giunge in un momento difficile della mia vita, e sono certo che saprò guidarvi, con tenacia e abnegazione , verso la strada della liberazione. Infonderò nelle vostre vene quella gioia di lavorare, innanzitutto, e poi di vivere in pace con il mondo e con voi stessi.” E qui una pausa, e un intenso sguardo per abbracciare prima la folla e poi la piazza tutta.
La pausa gli fu necessaria anche per riprendere fiato, per rendersi conto se davvero era stato lui a dire quelle parole, che nel suo animo suonavano false e provocatorie, ma che invece sortirono un effetto insperato. Nell’abbracciare la folla, vide gli occhi lucidi delle donne, già commosse da un così breve discorso, e i sorrisetti sardonici degli uomini, che certo ne avevano capito l’essenza, ma che non osavano criticare apertamente lo Sceriffo, chiamato addirittura dal parroco a risanare le loro vite. E che danni avrebbero poi creato se avessero appena accennato alla vena di ridicolo che quelle parole ,in loro, suscitavano? Infiniti battibecchi con le loro compagne adorate, che subito, come un esercito pronto a morire per un generale che faceva leva sull’istinto materno, si sarebbero schierate contro di loro. Tutto pur di difendere quell’omino con un sorriso così dolce, un completino così lindo e pulito, che di certo non nascondeva la calzamaglia del supereroe(ma vallo a spiegare alle donne, che si innamorano di non si sa cosa!).
Poldino stavolta riprese, con maggior sicurezza, poiché aveva compreso che ormai nessuno più avrebbe osato proferir parola contro di lui e contro il suo operato. E alla fine, gli applausi che seguirono, lo fecero sentire davvero uno Sceriffo. Peccato che nel suo animo, adesso, si era innescato quel perverso e sinuoso tarlo della provocazione. Si diede dello stupido, poiché mai aveva osato portare un rancore così profondo, ma forse , si rese conto, mai, nella sua vita, la posta in gioco era stata così importante.
E stavolta il gioco era davvero cominciato. Duro, spietato, estremo. Lui non avrebbe mai ceduto. Lui, ormai, era l’EROE.

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Di Antonella Necci

Sono Antonella Necci nata a Roma vivo a Roma e insegno lingua e civiltà inglese in un liceo ad indirizzi classico e linguistico. Sono appassionata di storia e filosofia ma voglio provare ad iscrivermi nuovamente all'università. Ho intenzione di ricominciare a studiare per diventare medico, se mi riesce. È sempre stato il mio sogno ma per pigrizia non mi sono voluta misurare con il lavoro da affrontare con la facoltà di medicina.Cos'altro aggiungere? Non mi piace parlare di me!Ah una cosa però la voglio dire: il mio regista preferito è Ken Loach e spero tanto che vinca la Palma d'oro a Cannes visto che presenta un film di connotazione prometeutica!

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