elezioni europee 2014

elezioni europee 2014di Nadeia de Gasperis – Da quando abbiamo facoltà di espressione di voto, a casa mia, mia madre ci scaraventa giù dal letto al cantar del gallo. Questo avviene sempre di domenica, perchè come una Pasqua di resurrezione, le urne si aprono di domenica, e noi, infatti, sembriamo tre salme appena uscite dal sepolcro.
Il voto assurge a sacramento. Si consuma un rito liturgico, in cui diamo i voti, appunto, “ricordati di santificare le tornate elettorali e Sia fatta la tua volontà di voto. Ammmèn”.
Il giorno del primo voto, fu come la prima comunione e penso infatti che mamma ne conservi una foto al posto di quella dello sposalizio con Gesù.
Come quando si andava a messa da piccoli, seguivo accanto a nonna il corteo verso l’altare, ma non si poteva prendere l’ostia consacrata, così ripiegavo su quella che io e nonno andavamo a comprare per la liturgia nei locali dell’azione cattolica, che scioglievo in bocca senza masticare, non completamente persuasa del fatto che in corpo o sangue, Cristo non si sarebbe palesato.
Così andavo con mamma e papà, mi era concesso di entrare nell’anticamera delle cabine, e guardando quelle mezze gambe spuntare dalla tendina, immaginavo nei miei genitori, la stessa concentrazione delle persone inginocchiate a terra al cospetto di Dio e prima ancora del suo intercessore.
Ma la sacralità dell’evento, era avvalorata dalle mancate dichiarazioni di voto di mia nonna Michelina, “il voto è segreto”, mi rotolavo a terra dalla disperazione “ma sono tua nipote, come è possibile che non me lo vuoi dire” ma niente, inamovibile, quella omissione mi tormentava. Tanto che un giorno, con una azione coercitiva, tentai di farla confessare, chiedendole delucidazioni in merito al ciclo mestruale …”allora, se non mi vuoi dire chi voti, almeno dimmi…” . Non funzionò, mi parlò delle mestruzazioni piuttosto, fornendomi, con la volontà di edulcorare la faccenda, una versione della dinamica delle “cose”, più truculenta di quella reale.
Quando ancora abitavamo in campagna, nei giorni che precedevano le elezioni, proprio come prima di una Pasqua di resurrezione, alcuni signori della zona, in combriccole della stessa parocchia, venivano a cantare la loro passione, come per la questua, lasciando i loro santini, ma nonna, in quelle occasioni, non gliele dava mica, le uova fresche. Ad avere la meglio, nella zona, era la democrazia cristiana, come d’altronde anche in città, che al funerale di Andreotti, infatti, c’erano i manifesti “gli amici ti ricordano”, e lui pure, si ricordava sempre degli amici.
Una di queste volte, trovando la resistenza di mio nonno Vincenzo alle loro argomentazioni , lo ragguagliarono in merito ad alcune presunte spedizioni punitive. Sembrerebbe, infatti, che le piogge che lasciavano tracce di rosso sabbia, altro non fossero, che il residuo del sangue degli astronauti che i comnunisti avevano lanciato nello spazio e ivi abbandonato. Quasi più terrificante delle mestruazioni raccontate nonna.
Nonno li mandò al diavolo, e quelli conoscevano già la strada, avvezzi frequentatori, come erano, di Belzebù .
Domandando se lo avessero preso per un povero idiota, gli intimò di non farsi vedere più, di abbandonare il campo in fretta e lo fece con voce così grossa, che ancora adesso la vicina Valle Roveto ne rimanda l’eco.

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