di Stefano Balassone, da europaquotidiano.it – La campagna elettorale a colpi di battute trasforma il “baffone” di Grillo in un “buffone” di Renzi. Che intanto più sta in tv , più fa crescere l’audience di Giletti su Raidue.
«’A da veni’ Buffone!» è l’indovinato sottopancia che Agorà (al momento la più pregiata fabbrica di titoli) ha sfoderato questa mattina sintetizzando il nocciolo politico della campagna elettorale. Perché in effetti Grillo prospera nello spazio di incertezza derivante dalla determinazione di una vocale: la “u” di buffone o la “a” di baffone (lo Stalin dalle maniere spicce, non l’icona dei comunisti di settanta anni fa).
Sul piano della espressione non c’è dubbio che Grillo sia buffone, come si ricava dall’ampio ricorso al paradosso, l’arma più forte di chi fa satira perché è il modo più efficace per parlare della realtà, ma solo alludendovi e dunque senza mischiarcisi e senza doverne subire le logiche (quali il principio di concretezza, di non contraddizione etc etc).
Da buffone cita Hitler («io sono peggio») e gli associa Schulz («la svastica in fronte se non era per Stalin»). Ma tutto al volo, per il tempo tecnico di una battuta, perché ha orrore dei tempi morti e dei discorsi piatti, come se la preoccupazione vera fosse quella di garantirsi il prossimo “tutto esaurito” per come è piuttosto che per quello che è.
Tuttavia il pubblico che accorre allo spettacolo proviene dalle incazzature più varie, sulle quali il Grillo politico surfa mettendole all’ingrosso nel sacco dei contenuti. Se Grillo fa l’equilibrista fra la “u” e la “a” di B-ffone, Renzi ha scelto l’occasione del passaggio da Giletti per farlo precipitare dalla parte della “u”, quella dei buffoni, per lasciargli, supponiamo, il voto di protesta (una Cicciolina gigante), e mirando a monopolizzare quello di proposta.
E Giletti gli è venuto incontro alla grande, altro che il Floris ingrugnato dell’ultimo Ballarò, attraverso una scaletta che, se non è frutto del caso, è stata assai astuta: dalle 14 alle 16 due ore filate di demagogia anti casta col ricorso ai pezzi forti del genere: le “scorte ai politici” e i “vitalizi”.
Ma questi diffusi sentimenti sono stati inscenati, e qui forse sta l’astuzia, con sovrappiù di rabbia e sottopiù di argomenti, al punto che una signora bionda del pubblico ce l’aveva – con toni che hanno permesso al conduttore di esibirsi come domatore di leoni – con una neodeputata (Moretti) che non avrà il vitalizio, nel frattempo abolito, in quanto deputata e comunque privilegiata; Salvatore Tramontano, de il Giornale, ci ha messo del suo picchiando duro su un consigliere regionale (Ambrosi), perché un giorno potrebbe richiedere il vitalizio che ha scelto di non chiedere (vista la brevità, tre mesi, dello svolgimento della funzione elettiva).
A questo punto, quando anche il più accanito dei grillini avrebbe invocato il ritorno ai piedi per terra, è arrivato Renzi che ha fatto la sua parte pro speranza vs rabbia, ha lodato i pensionati (il grosso del pubblico della domenica pomeriggio) e quasi non ce la faceva a schiacciare tutte le palle che con rapide citazioni non argomentate, visto il pressing temporale della par condicio, gli venivano alzate dall’ospitante.
Il pubblico delle prime due ore, quelle del “dagli alla casta” etc, è stato un po’ più numeroso di quello della settimana precedente, segno che l’approssimarsi del voto qualche attenzione in più la sta suscitando (chissà se l’astensione sarà poi così alta come si prevede?). Gli spettatori sono cospicuamente aumentati quando si è passati alla mezz’ora di intervista con Renzi, particolarmente grazie alle donne oltre i 55 anni, in questo diversissime dalle figlie e nipoti comprese fra i 15 e i 24 anni (lo avevamo già notato, e ci chiediamo perché Matteo abbia questo problema di popolarità fra adolescenti e postadolescenti), ma anche per la risposta degli uomini, in questo caso senza distinzioni di età.
Col procedere dell’intervista il pubblico è cresciuto, anziché diminuire. E questa, in fondo – e di questi tempi – è una notizia. Un antipasto in attesa di vedere e confrontare come se la caveranno coi numeri dell’auditel Grillo, Berlusconi e Renzi, attesi da Vespa nel suo nido, a partire da stasera.
@SBalassone
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