
di Angelino Loffredi – A proposito della mia nota ” Oltre il bicameralismo assicurando la rappresentanza “, a commento della interessante iniziativa promossa da Forum Democratico, apparsa su www.unoetre.it e rimbalzata su Facebook, l’amico Gianluca Popolla mi degna di una risposta seria e rispettosa, anzi di più: correttissima perché attraverso una facile applicazione elettronica da la possibilità ai lettori di seguire immediatamente la mia nota e quindi confrontarla con la sua risposta.
Quali sono le differenze ? Io sostengo la necessità che le future scelte di riforma vedano procedere insieme governabilità, rappresentanza e controllo mentre Gianluca chiede prima di tutto e solamente l’affermazione della governabilità.
Intervengo solamente non solo per ribadire la mia scelta ma perché c’è un aspetto del ragionamento di Gianluca che va confutato per evitare equivoci e fraintendimenti.
Egli costruisce il suo ragionamento come se la fase della governabilità, l’epoca delle scelte rapide dovesse ancora arrivare, qualcosa da realizzare al più presto. No, non è cosi perché siamo da oltre venti anni entro questa fase che inesorabilmente va avanti a colpi di provvedimenti normativi e legislativi che privilegiano la governabilità a scapito della rappresentanza e del controllo. Sotto gli occhi di tutti appare l’inconsistenza dei consigli comunali e regionali rispetto agli esecutivi e agli apparati amministrativi. Tutti vediamo che il governo domina il parlamento a colpi di voti di fiducia. Il potere legislativo non esplica da tempo la sua funzione tanto è vero che gli ultimi disegni di riforma sono di iniziativa governativa. Non parliamo poi delle scelte riguardanti la sanità pubblica ma anche in altri settori statali ove tutte le decisioni sono state concentrate nelle mani di poche persone.
Tale fase di accentramento inoltre ha negativamente condizionato la vita interna anche di partiti, sindacati, associazioni. L’idea vincente e caparbiamente perseguita è quella che afferma che la fonte di potere si deve raggruppare ai vertici. Tutto il resto fa da cornice, ha solo una funzione coreografica.
Se le cose vanno male non è perché la rappresentanza ostacola, intralcia, boicotta la governabilità. La rappresentanza e il controllo sono da tempo spariti dall’agire politico. Non dimentichiamo che se emergono posizioni diverse, differenziate esse vengono bollate, accusate sempre di stare “dalla parte del nemico”.
Forse è arrivata l’ora di precisare che pur essendo stata creata una miscela di istituti a favore della governabilità gli uomini che ne hanno avuto la disponibilità e la possibilità di usarne i relativi strumenti non hanno esercitato il buon governo. Il potere incotrastato, infatti e diventato abuso, freno dell’economia, corruzione e ruberia. D’altra parte è naturale che ciò sia avvenuto e oggi avvenga se si eliminano i controlli e quando tutto ciò ha avuto ed ha il supporto dell’idea che bisogna fare presto, non si può aspettare, non può esserci un confronto e la riflessione è un lusso.
Sono venti anni che tale ideologia è trionfante e ora si possono tirare le somme e verificare risultati che stanno sotto gli occhi di tutti: più disoccupazione, più disuguaglianze, più miseria, nuove forme di schiavitù ma anche tanta corruzione e distacco dalla politica. Questo è quello che ci ha consegnato la politica ventennale degli uomini soli al comando.
E dopo di ciò non ancora soddisfatti ai cittadini italiani viene proposto, oltre che una camera dove milioni di elettori, attraverso gli sbarramenti proposti, saranno privi di rappresentanza, anche un senato ove la maggioranza, se il disegno di legge venisse approvato oggi, avrebbe il 92% dei rappresentanti.
Mi chiedo cosa deve succedere ancora per respingere nettamente questo modo di gestire la cosa pubblica e ripristinare finalmente dignità, partecipazione e giustizia.
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