di Angelino Loffredi – Giovedi 24 aprile ho assitito presso la Biblioteca comunale di Ceccano ad un interessante e (sicuramente) necessaria iniziativa. Il tema riguardava quello che viene chiamato il superamento del bipolarismo perfetto e la Riforma del Titolo V della Costituzione. Temi non facili da affrontare. Forum Democratico, associazione che si prefigge lo scopo di mantenere aperto il confronto politico e di buttare, come ha detto Rosalia Mattone “un sassolino nello stagno”, mi sembra abbia superato brillantemente tale impegnativo appuntamento.
Sento di dirlo dopo aver visto le numerose presenze giovanili, sentito l’introduzione di Vincenzo Iacovissi e la qualità degli interventi e avvertito un clima di grande apertura e disponibilità. In particolar modo ho apprezzato la mancanza di aspetti elettoralistici. Insomma la approfondita discussione politica è stata unica rispetto alla propaganda e agli slogan elettorali.
L’illustrazione fatta da Vincenzo Iacovissi è stata pertinente sotto ogni aspetto, in grado di entrare, anche nell’intervento finale, nei dettagli.
Se si approfondisce il merito qualcosa però non mi ha convinto.
Non aver messo, per esempio, al centro delle proposte gli aspetti valorali, i principi ispiratori di tali impegnativi provvedimenti legislativi: secondo me governabilità e rappresentanza. Due valori che dovrebbero procedere insieme e alimentarsi, senza che uno prevalga sull’altro. Anche se il termine non è stato mai usato dal relatore il tema della governabilità, implicitamente, è stato prevalente mentre il tema della rappresentanza inesistente cosi come quello del controllo.
Sono d’accordo nel superare il bipolarismo perfetto ma mantenendo la sovranità popolare, ovvero la elezione diretta dei membri del senato, o almeno della gran parte. Se proprio si vuole dare una rappresentatività non elettiva e minoritaria la scelta può andare a favore dei rappresentanti delle regioni e delle autonomie locali. Tutto in un contesto simultaneo di riduzione del numero di deputati e senatori.
La discussione e il conseguente giudizio non può andare avanti separando l’esame della proposta di legge elettorale da quella del bipolarismo perfetto e ancora da quella di un nuovo senato e della riforma del Titolo V della Costituzione. Esame e scelte debbono procedere contemporaneamente perché il nostro ordinamento è fatto di pesi e contrappesi, in un delicato sistema di equilibri che si intrecciano e si connettono.
Se dovesse essere approvata la legge per la elezione per la camera avremmo milioni di cittadini senza rappresentanti nella Istituzione per lo sbarramento posto ai perdenti, ma anche alle liste che fanno parte della coalizione dei vincitori e che non superano il 4% dei voti.
Cose peggiori ben più avverrebbero per la composizione del senato riformato. Il dottor Antonio Donvito intervenendo nella discussione ha illustrato le proiezioni del futuro senato con il sistema proposto. Le attuali opposizioni otterrebbero l’8% mentre la maggioranza il 92%. Il Presedente della repubblica nominerebbe 21 senatori più quelli a vita, Non so se chiamarlo parlamento bulgaro o vero mostro giuridico.
La Riforma del Titolo V sembra non mostrare problemi. E’ giusto assicurare certezze per evitare sovrapposizioni e scontri fra Stato centrale e regioni. Nel momento in cui si deve rimuovere il donno procurato in tanti anni di velleitarismo e inconcludenza vorrei puntualizzare alcune questioni: le regioni vennero create per spostare il potere dai ministeri alla periferia. Negli anni settanta parlavamo e sognavamo la repubblica delle autonomie. Purtroppo abbiamo visto realizzare una nuova centralizzazione anzi una doppia centralizzazione, non solo quella attorno alla regione istituzione a danno degli enti locali ma la centralizzazione delle giunte regionali rispetto ai consigli.
Tutti dimenticano che le regioni debbono assicurare il controllo, dare indirizzi e aggiungo assicurare linee programmatiche. Non debbono infatti gestire.
Si vuole semplificare lo Stato, a parole si afferma di volere eliminare il groviglio di enti che si sovrappongono, ostacolano la macchina amministrativa e sprecano ricchezza. Il parlamento ha cominciato con le Province. Una scelta che non mi ha convinto. Sono state decapitate con un modo discutibile e contradditorio. Il motivo dichiarato è quello del risparmio, perché così non si dovranno pagare tremila amministratori. Ma ancor oggi rimangono in piedi le prefetture, le camere di commercio, le comunità montane e un insieme di enti di discutibile utilità. Nella nostra provincia ricordo inoltre che rimangono in piedi l’Anagni sud e il Cosilam.
Riepilogo: la governabilità deve procedere di pari passo con la rappresentanza. La rappresentanza deve servire per governare ma anche per controllare chi governa.
L’alternativa a questo equilibrio è un uomo solo al comando.
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