di Stefano Balassone – Tutti (anzi no) da Grillo, venerdì sera. Piemonte, Veneto, Toscana e Umbria sono state le più sollecite all’appuntamento, mentre le più scettiche, che si sono appena limitate a non diminuire rispetto alla settimana precedente, le ritroviamo tutte al meridione: Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria. L’intervista di Mentana era attesa, se non andiamo errati, come una prima assoluta perché fino allora Grillo era conosciuto solo nella forma della esternazione unilaterale, tipica del monologhista che è sempre stato in tv e a teatro.
E non è per caso che non riusciamo a ricordare, né dagli show degli anni ’80 e ’90 né dalle esibizioni teatrali (cui ci accadde varie volte di assistere, a pagamento, fintanto che non ci parvero ripetitive e monocordi) un solo scambio di battute con altri attori. Insomma Grillo sa fare benissimo, più di Travaglio e di Sabina Guzzanti, l’orazione che passo dopo passo, accostamento dopo accostamento, produce l’effetto della “suggestione”, come se dalla bocca gli uscisse una composizione musicale, accantonando del tutto ogni approccio “dimostrativo”. Può piacere e com-piacere anche molto, anche convincendo pochissimo. Esattamente come Berlusconi e, andando indietro nel tempo, Ronald Reagan.
L’attesa, o meglio la speranza, era di conoscere un altro Grillo, che sceso dal palco teatrale, e complice l’ora tarda che non si confà ai toni da comizio e ai do di petto teatrali, provasse a convincerci, a suon di argomenti. Abbiamo avuto invece l’unilaterale Grillo di sempre: perfetto per coloro a cui piace, superfluo per chi cerca dell’altro.
L’audience, e parliamo della intervista vera e propria e non delle glosse alla medesima affidate al successivo dibattito fra giornalisti, è stata vasta e crescente: eravamo 1,4 milioni nei primi cinque minuti e siamo arrivati a 2,1 milioni al ventesimo minuto, dopodiché, scomparso Grillo e iniziato il dibattito, abbiamo preso a discendere, ma non a precipizio.
Chi eravamo? Innanzitutto gente dei quartieri alti, benestanti e passabilmente colti, che sono arrivati a costituire un quarto del pubblico totale in luogo del decimo che ne rappresentavano la settimana precedente, quando l’attrazione, altro che Grillo, erano De Bortoli, Vespa e Freccero che si esercitavano attorno alla conferenza stampa di Renzi, quella con le slides.
Assai più contenuto è stato l’afflusso del pubblico “popolare”, specie femminile, come se tra le signore Grillo fosse un deja vu, per non dire una specie di replica del Freccero della volta prima, magari di cilindrata maggiore, ma non diverso per natura e struttura. Ti diverti, ma non impari, e le signore, si sa, cercano l’utilità.
Piemonte, Veneto, Toscana e Umbria sono state le più sollecite all’appuntamento, aumentando anche di dieci punti il loro share, mentre le più scettiche, che si sono appena limitate a non diminuire rispetto alla settimana precedente, le ritroviamo tutte al meridione: Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria. Come accade anche alle apparizioni di Renzi. Del resto, curiosità a parte, per guardare Grillo serve una grande incazzatura e per seguire Renzi occorre una enorme speranza: nel cosiddetto Profondo Sud, a quanto pare, stentano sia l’una che l’altra. Brutto segno.
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