frosinone corso della repubblica 225di Ignazio Mazzoli – Frosinone, la città dove tutto doveva cambiare. La città che avrebbe dovuto avere di più morigerando i politici, per parafrasare uno slogan elettorale dell’attuale sindaco Nicola Ottaviani, sembra ormai una città allo stremo. Ma l’immagine prevarica la sostanza come s’è affermato da vent’anni a questa parte e siamo tranquilli: all’inquinamento che è alle stelle rispondiamo con le domeniche ecologiche e le targhe alterne, il sabato chiuderemo le scuole, così propone il “dinamico” sindaco senza aver discusso con i protagonisti attivi che la scuola vivono e la modernità è assicurata.
Una specie di dibattito nasce e muore dopo alcuni giorni di ostentazione sui media di carta e non, si affanna qualche ora di più sui social network, e tutto resta come prima. E’ un segno del malessere che c’è ed è impossibile nasconderlo.
Le recenti reazioni alla proposta della scuole chiuse il sabato manifestano due correnti di pensiero in cui i favorevoli individuano i contrari come vecchi e superati, che sarebbero incapaci di ammodernarsi. E’ facile confutare come fa la professoressa Fausta Dumano che è un confronto senza riferimenti concreti a partire dal fatto che neppure è vero il luogo comune che vorrebbe gli studenti contenti di restare a letto il sabato. Basterebbe ascoltarli e ascoltare i loro insegnanti che lo riferiscono. Poi ci sono i problemi di orario, perché sicuramente andrebbero distribuite le sei ore del sabato. Come? Con due rientri di tre ore o tre di due ore? I rientri pongono problemi di didattica basta pensare a quale possa essere il livello di attenzione alla settima ora o all’ ottava se già alla sesta ora è un problema. A che ora si arriverebbe a casa? E quando si fanno i compiti? Basta così poco per capre che bisogna essere seri e discutere.
Essere seri è necessario anche per evitare polemiche imbarazzanti come quella aperta con l’Università di Cassino e del Lazio meridionale sulla sede universitaria di Frosinone. E’ vero come dice l’ex sindaco del capoluogo Michele Marini: “ha come unico obiettivo quello di confondere le acque”. Il fallimento di questa amministrazione sul piano della capacità di governo della città mina pesantemente la credibilità di questa maggioranza di centrodestra e della Giunta che esprime.
E che fanno queste forze? La stessa scelta che fece la Giunta di Antonello Iannarilli all’Amministrazione provinciale. Incapace a governare cominciò a fare le pulci ai provvedimenti adottati dalle amministrazioni che l’avevano preceduta dimenticando di adottare le misure necessarie alle situazioni che aveva di fronte dai programmi per i giovani , alle misure da adottare per contenere e combatte la disoccupazione avanzante e di rimpasto in rimpasto fino ad arrivò al commissariamento.
E’ stato fatto osservare come questa Giunta non sia in grado minimamente di capire l’importanza per la ricaduta positiva sul territorio né la dimensione effettiva visto i 400 iscritti ai corsi di Frosinone in questo anno Accademico. Si cerca di mettere in alternativa l’Accademia con l’Università e ciò è pericoloso perché queste istituzioni devono essere validamente sostenute entrambe e non contrapposte, soprattutto da chi dovrebbe costruire politiche attive di accrescimento culturale della città che governa. E non si tiri sempre in ballo il debito quando non si sa cosa dire e soprattutto ricordandosi che se esiste, anche quel criticone di oggi contribuì ad accumularlo perché la presenza dell’Università di Cassino a Frosinone è un risultato (buono) ottenuto dalla coalizione di cui lui stesso (Caparrelli) faceva parte. Sono perciò “grottesche e ridicole” le accuse alle passate “gestioni del centrosinistra. “A questo punto, palleggiare la colpa, tra Comune di Frosinone, Ateneo cassinese e centrosinistra è nascondere la luna dietro al dito. Significa dichiarare la propria immobilità, la propria incapacità di avere una visione per il futuro” – aggiunge Sel.
Più importante è sapere che fine faranno i corsi di laurea programmati da momento che il diritto allo studio vale anche per i 4OO studenti che attualmente frequentano quei i corsi universitari. In queste note messe a punto dall’opposizione del PD si chiama in causa anche la qualità della polemica basata sulla denigrazione di chi contesta, come nel caso dell’attacco portato alla senatrice Maria Spilabotte, ma anche affidando la polemica ad esecutori che di quella scelta erano sicuramente corresponsabili. Ma che metodi sono questi? Si spinge a fare l’attacco un coautore di quella scelta per rafforzare l’ipotesi che essa sia sbagliata sicuramente? Che rozzezza!! “Gli attacchi diventano personali e pretestuosi quando non si sa cosa argomentare” – afferma la senatrice Spilabotte. Arrivare alle vie legali con l’Università anziché cercare possibili soluzioni è incomprensibile e perciò anche sciocco nel rapporto fra Istituzioni. In questo agire c’è tutta la spocchia con cui si interpreta il ruolo di amministratore del capoluogo.
Questi confronti sono assolutamente fondati. La polemica è giustificata. Ma, c’è da chiedersi ancora una volta: perché tutto resta così com’è? La polemica da sola non apporta correzioni.
La polemica, anche quella politica più incalzante se non si trasforma in opposizione costante che chiama anche i cittadini a contrastare le scelte sbagliate resta inerte o forse rischia ancora peggio di essere deviante. Ed in queste giornate, anzi in queste ore, forte è il dubbio che qualunque cosa si dica serva a rafforzare la distrazione dal vero scandalo dell’amministrazione del capoluogo, l’affaire Sangalli, che per le sue dimensioni nazionali, ma comunque iniziate a disvelarsi proprio da questo territorio, chiama all’impegno unitario tutti coloro che sono fuori dalla giunta Ottaviani, perché si conosca al più presto tutta la verità. Quindi anche coloro che hanno formulato le giuste critiche per lo scorretto comportamento degli amministratori del Capoluogo con l’Università di Cassino e del Lazio meridionale e con i suoi studenti lo debbono pretendere. La dimenticanza sarebbe colpevole.

Questo articolo è stato pubblicato anche sul quotidiano L’Inchiesta il giorno 29 gennaio 2014

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