pd inpiazza 225

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pd inpiazza 225Stefania Martini intervistata da “l’Inchiesta” parla del PD di Frosinone (testo intergrale). Parliamo dell’assemblea del 16 giugno. Doveva essere l’occasione per sfiduciare il segretario Sara Battisti. Cosa è stato invece? Un suo giudizio.
In quella occasione c’è stato un richiamo del Segretario Regionale Enrico Gasbarra al senso di responsabilità. L’assemblea intelligentemente l’ha raccolto.
Del resto ho dichiarato insieme ad altri in un documento presentato all’assemblea che non si sarebbe potuto uscire dalle difficoltà continuando una contrapposizione frontale ad oltranza.
La sfiducia al segretario provinciale in questo momento sarebbe stato veramente un atto paradossale, incomprensibile e fuori contesto che avrebbe creato solo danni irreversibili non all’interessata, ma all’intero partito. Il clima dell’assemblea è stato molto partecipato emotivamente e questo ha provocato in qualcuno un comportamento risentito ed aggressivo che è stato stigmatizzato fortemente da tutti. Tanto è vero che ritengo che nella sciagurata eventualità del voto segreto gli sfiducianti non avrebbero ottenuto il risultato sperato. Tanto è vero che nei toni e nei contenuti del documento approvato si può leggere in qualche passo uno stato d’animo di stizza e rivincita di Pirro. Al di là delle ragioni urlate nei giorni successivi da taluni, ancora una volta il PD si è sforzato di essere un partito, ovvero soggetto per un disegno politico condiviso e non lo strumento delle ambizioni personali di qualcuno.

Che significa discutere nel PD? Alla fine prevale la discussione sulle persone. E’ vero o no? Se così è che ha senso ha far politica nel PD e con il PD?Stefania MartiniStefania Martini
Rispetto alla gravissima recessione economica dell’Italia abbiamo questa provincia in condizioni ancora più drammatiche rispetto ad altre. Da anni stiamo assistendo allo smantellamento del nostro sistema produttivo locale. Il tasso di disoccupazione provinciale è altissimo con circa 100mila disoccupati. In questo territorio come nel resto dell’Italia la priorità assoluta è il lavoro. Affrontare questa emergenza significa essere capaci di progettare, con La Regione Lazio ed il Governo, un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Il recente riconoscimento di “Area di crisi industriale complessa”, che interessa la Valle del Sacco e l’area industriale di Anagni è un punto di partenza che deve essere seguito da atti che riguardino le altre aree della provincia. Pensare, avviare e governare questo processo in sinergia con le realtà produttive, associative, sindacali e scientifiche del territorio è un preciso compito che il PD deve svolgere, assumendo con responsabilità la sua funzione di governo del Paese e di questo territorio.

Ci sono fatti che vanno in questa direzione?
In molteplici occasioni, compresa quella di domenica 16 giugno, il popolo del Pd ha manifestato di preferire la politica che risolve i problemi e soddisfa le esigenze dei cittadini al posto di sterili contrapposizioni che si traducono in mozioni di sfiducia. Da questo punto di vista non ha potuto fare a meno di considerare il documento approvato, come una opportunità di uscire dallo stallo, mortificata rozzamente da dichiarazioni degli sfiducianti nei giorni successivi.

Come se ne esce?
Occorre una scelta: il Pd deve dar vita ad un nuovo modello efficiente di rapporto tra partito, cittadini ed eletti. E già dai prossimi giorni, alla luce dell’approdo in Parlamento del riconoscimento dello status di “Area di crisi complessa” della nostra provincia il PD dovrà confrontarsi con i propri parlamentari per orientare il loro lavoro condividendo un progetto di rilancio economico produttivo. Inoltre, ora governiamo di nuovo, la Regione Lazio e urge riparare i danni subiti da questo territorio per la dissennata amministrazione della Giunta Polverini. E’ chiaro, ora non abbiamo alibi, come partito e con i suoi eletti il PD dovrà impegnarsi non più solo a discutere ma a varare un modello che renda reale e praticabile, prima di tutto, la riprogettazione di un nuovo modello condiviso di Welfare che vede ferme al 1998 le riforme in questo campo. La nuova Giunta Zingaretti deve produrre al più presto una nuova sanità pubblica efficace ed efficiente, realizzi infrastrutture funzionali e moderne, inneschi innovazione e avvii il risanamento ambientale concretamente smettendola di parlarne a dismisura senza alcuna realizzazione. Basta con le dichiarazioni piene di “si deve” ma mai seguite da realizzazioni.

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I partiti che dovrebbero far parte del centrosinistra faticano a trovare sinergia. Perché il centrodestra, in controtendenza rispetto a tutta l’Italia , qui è prevalente?
Abbiamo avuto nella nostra provincia una cultura di centrosinistra, unitaria e solidale, costruita in decenni e che ha prodotto grandi vittorie nelle elezioni politiche ed amministrative ed era tradotta in progettualità politica e buona amministrazione degli enti locali. Ora questo patrimonio è distrutto come hanno dimostrato nel 2012 le elezioni amministrative a Frosinone e Ceccano dove il centrosinistra si divise. Le prove generali di queste divisioni furono fatte in occasione del rinnovo del Consiglio Provinciale nel 2009 che fu regalato al centrodestra e ad Antonello Iannarilli.

Le ragioni della divisione?
Ancora oggi personalmente per me sono incomprensibili. Per ricostruire una nuova stagione del centrosinistra è necessario essere animati dallo quello stesso spirito iniziale di grande slancio valoriale, identitario e progettuale. Occorre quindi lasciare le logiche di peso e contrappeso tra partiti, di cura degli interessi personali a danno di quelli collettivi. Ritrovare il senso di un alleanza determinata dalla volontà di realizzare una progetto politico comune e condiviso e non la realizzazione dei destini dei singoli. Un progetto in cui vengano impegnati i migliori e non i più scaltri. In quanto al centrodestra sicuramente nonostante l’emorragia di consenso subito mantiene un suo zoccolo duro che nella nostra provincia è radicato. Soprattutto, però, non ho visto e non vedo una efficace opposizione al centrodestra. Ma del resto anche durante le elezioni regionali nonostante quello che era accaduto non è stata condotta una campagna elettorale di confronto duro e serrato ma tutti impegnati a rastrellare preferenze per se stessi. Così oggi Abruzzese èancora in Consiglio Regionale.

Veniamo al congresso. Come dovrebbe cambiare il PD? Quello provinciale sarà decisivo per il futuro del PD frusinate. La sua opinione : che cosa c’è in ballo?
In ballo c’è l’essenza stessa del partito e già nell’ assemblea scorsa ci sono state un po’ le prove generali della posta in gioco. Il prossimo congresso dovrà sciogliere una volta per tutte quale partito vogliamo essere.
Quello che pone come suo fondamento la centralità dei propri iscritti e militanti e che vede nei propri organismi il luogo del confronto, della elaborazione e della sintesi politica. Il partito quale spazio dell’agibilità politica di tutti e di ciascuno ma anche il luogo dove i cittadini, gli elettori trovino possibilità di ascolto, di comunicazione e di proposta politica.
Oppure quello costituito da un contenitore dove in alcune occasioni i vari comitati elettorali degli eletti di turno misureranno i rapporti di forza tra loro per affermare le proprie esigenze e sperimenteranno le alleanze interne più utili ma dove la politica, la rappresentanza ed il protagonismo sono riservati ai pochi ambiziosi e scaltri e ai fedeli di ognuno dei “pochi”saranno affidati ruoli subalterni e marginali.
Tutti gli ultimi esiti elettorali, a partire da voto di febbraio indicano che il partito dei capicorrente, i partiti personali non servono ad affrontare e risolvere la crisi.
Il futuro è in gioco. Anche a Frosinone il congresso dovrà svolgersi discutendo di programmi e di proposte concrete con la partecipazione vera degli iscritti, senza ridurre il congresso alla sfilata dei pacchetti di tessere che votano secondo gli ordini. Per far questo o ci saranno regole trasparenti e rispettate o è facile prevedere una ulteriore fuga dalle fila del PD. Ma, io sono ottimista gran parte degli iscritti ha voglia di essere presente con dignità e passione.

Intervista pubblicata su l’Inchiesta del 4 luglio 2013

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