di Ignazio Mazzoli – La novità dell’elezione di Laura Boldrini e di Pietro Grasso chiamati a presiedere la Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica è stata ricordata e sottolineata dalle pagine di questo giornale con due appassionati ed impegnati articoli, uno di Rosalia Mattone e l’altro di Faber Leone. In entrambi riecheggiano le parole degli interventi svolti dai due Presidenti le cui frasi più note viaggiano ormai nei cuori e nelle menti di tutti coloro che apettavano un segno di cambiamento. Questo segnale è arrivato e negli articoli che ricordavo vengono pure indicati gli artefici operativi del nuovo che si mostra.
La soddisfazione per ciò che è già accaduto e l’attesa di un nuovo che riguardi anche le nostre vite quotidiane affannose e spesso incerte nel loro futuro non possono farci dimenticare che bisogna cercare di capire cosa è accaduto, come è accaduto e perché è accaduto. Ognuno per la sua parte e per le sue capacità deve fare questo sforzo e comunque almeno ci deve provare.
Per avere un minimo di risposta non si può che partire dall’esame del voto. Si dall’esame del voto, dei suoi numeri e delle sue percentuali. Dati che vanno letti con assoluta serietà in tutta la loro completezza. I numeri del voto racchiudono significati e sollecitazioni che possono essere utili alla vita dei parititi ciociari e più in primo luogo del centrosinistra in questa provincia. Quella che segue è solo una prima lettura.
E, sarebbe bene che su questa lettura ci fosse un confronto il più possibile pubblico e aperto al contradditorio. Il risultato elettorale nazionale ha messo in moto avvenimenti a cui abbiamo già accennato. Dentro quel dato come in quello regionale, che qui c’è stato, c’è ancora molto da capire per conoscere qual’è il lavoro che ci aspetta per essere protagonisti del rinnovamento anche noi, qui dove viviamo e come parte di un tutto che esige il cambiamento.
Voglio partire dai risultati di questa provincia che mi piacerebbe fossero letti senza piegarli a convenienze di parte. Dopo il disastro delle amministrative di maggio 2012 i dati appaiono più equilibrati fra centro destra e centrosinstra, in particolare quelli del PD lo riportano nei primi 3 posti della graduatoria.
Partiamo dal risultato più importante, quello del voto politico. Il PD è il 3° partito alla Camera preceduto dal MoVimento 5 Stelle. Alla Camera perde 8 punti in percentuale e circa altrettanti al Senato. Si può dire che è in linea con il risultato nazionale? Si può provare a dirlo, ma non del tutto è così. In particolare alla Camera è un partito del 22% e al Senato del 24% (in qualche realtà come Boville il centrodestra arriva al 42% forse perchè in quella città avevano altro a cui pensare).
Tuttavia se facciamo una considerazione che riguarda l’intero centrosinistra siamo ad una situazione molto preoccupante. L’intero centrosinistra precipita da 107.213 (33,49%) a 76.193 (26,25%) alla Camera e da 99.882 (34,85) a 73,477 (28,22%) Questi dati segnalano il cedimento del centrosinistra ciociaro a fronte di un centrodestra attestato intorno a 100.000 voti all’incirca sia alla Camera che al Senato con percentuali comunque intorno al 36%. Non solo, ma c’è da dire che l’intero centrosinistra è il terzo raggruppamento politico, alla Camera, dopo il centrodestra ed il MoVimento 5 Stelle. Certo il centrodestra subisce un ridimensionamento, ma dopo i disastri compiuti in questa provincia avrebbe dovuto pagare molto di più. In ben 70 comuni è la prima forza. Cosa vogliono dire questi dati?
Mi sembra una cosa molto evidente. 1) Questo centrosinistra non raccoglie il disagio sociale, la rabbia, l’attesa di cambiamento. 2) L’egemonia “culturale” (?) del centrodestra fa la parte del leone. 3) Il MoVimento 5 Stelle con i suoi 71.546 (24,65%) voti alla Camera intercetta dignitosamente il malessere di questa provincia che attraversa tutti gli strati delle società del nostro territorio.
Questo è preoccupante perchè dimostra che non solo il PD, ma tutto il centrosinistra è omologato agli altri partiti.
Se questi significati sono in qualche modo accettabili bisogna dire che la proposta di Bersani è giusta, giustissima al di la del risultato che raggiungerà (gli auguro di raggiungerlo, me lo auguro che lo raggiunga). E’ una risposta urgente a questo quadro che si è delineato nel voto. Infatti, proponendo un dialogo al MoVimento 5 Stelle e chiudendo la porta al Pdl vuol dire al Paese e a tutti che ha capito le ragioni del successo delle liste di quel movimento e che quindi bisogna cambiare modo di far politica e modo di rapportarsi con la società. Questo cambiamento viene prima anche delle misure della crisi perchè questa la si combatte con un diverso atteggiamento delle Istituzioni, delle forze politiche, di chi lavora, delle donne, dei giovani, di tutti insomma. Leggo male la proposta di Bersani?
E allora non capisco questi eletti che si sono festeggiati. Festeggiano se stessi, senza meriti, visto che spesso per il voto al Parlamento hanno fatto poco o niente. Si continua a non capire, invece. Perchè non c’è una iniziativa di diffusione, illustrazione e di dialogo sugli 8 punti del Segretario del PD? Basta che ne parli Bersani alla tv o non serve che dirigenti ed iscritti al PD in maniera organizzata dialoghino con tutti per far capire quali vantaggi verrebbero dall’attuazione di quegli 8 punti? In altre realtà questo si sta facendo.
Il voto regionale
Veniamo al voto regionale, che sembra monopolizzare l’interesse di tutti. Una prima ragione mi pare che stia nel sospiro di sollievo che qualcuno ha tirato temendo che quel voto si attestasse intorno al 20% come nelle precedenti elezioni ed invece arriva al 24%. 4 punti in più non sono male, anzi. Varrebbe la pena, però, di capire un po’ meglio, senza trionfalismi. Non è che la presenza di quattro candidati che si sono impegnati nella campagna elettorale ha fatto un po’ di differenza rispetti ai loro colleghi garantiti che hanno pensato bene di crogiolarsi nell’autocompiacimento di essere sicuramente eletti?
Andiamo oltre. L’impostazione di Zingaretti del “fuori tutti” ha azzerato il quadro regionale. E’ grazie a questo azzeramento che il centrodestra ha perso la Pisana, ma l’ha persa grazie al voto di Roma. Che è successo nelle province ed in particolare nella nostra? 1) il “fuori tutti” a qualcuno è parsa una piccola sceneggiata: “fuori tutti” dalla regione e poi molti di quelli “fuori” vengono candidati al Parlamento; 2) mentre la giunta Polverini crolla sotto le nefandezze di Fiorito e Abbruzzese quest’ultimo neppure viene citato in campagna elettorale permettendogli di rifarsi un verginità come se nulla fosse accaduto. A qualche candidata e candidato del PD ho chiesto perchè non si faceva campagna contro il centrodestra e mi è stato risposto che il loro è un partito propositivo (che vuol dire? Oggi da quel partito partono orientamenti precisi e decisi a votare l’ineleggibilità di Berlusconi, di Berlusconi, chiaro? e qui non si riesce a ricordare che cosa è stata l’esperienza di Abbruzzese come presidente del Consiglio Regionale del Lazio?); 3) come fa ad entrare in sintonia con una società sofferente un partito i cui candidati cercano sponsor nelle file di quel centrodestra e soprattutto di quel Pdl diretto dai quei personaggi già citati? 4) folti gruppi di iscritti del PD contestano vigorosamente la candidatura di Cippitelli nella Lista civica di Zingaretti fino a non farlo includere e poi questo signore viene portato in giro come la madonna pellegrina e cosa ancora più grave ci sono candidati ed letti del PD che si fanno fotografare con lui, un lui dalla bocca del quale manco mezza parole di condanna è uscita per quanto avvenuto alla Regione Lazio imperante Polverini; 5) giustamente alcuni dirigenti del centrosinistra protestano contro le pretese inaccettabili di Iannarilli, oggi il Consiglio Provinciale viene sciolto e commissariato, ma contro la giunta di centrodestra bisognava ricordarsi di fare la lotta tutti i giorni dell’anno.
Il PD Frusinate
C’è ancora un questione sulla quale voglio dire il mio parere. La chiamerei la questione delle questioni in questa provincia. La federazione del PD. Inizio citando il brano di un articolo apparso su un quotidiano locale che parlava di aria di burrasca nel PD ciociaro: “In casa del Partito democratico si fanno ora i conti. Perché se è vero che le liste legate a Storace, quale candidato presidente della Regione Lazio, e all’ex premier Berlusconi hanno avuto la meglio, è altrettanto vero che nel Pd la componente che fa riferimento all’europarlamentare Francesco De Angelis, che si riconosce in Ignazio Marino, ha sbaragliato la concorrenza (ovvero le aree che fanno riferimento a Bersani e a Fioroni), ottenendo un risultato elettorale tale da eleggere in Parlamento Maria Spilabotte e alla Pisana Mauro Buschini.”
Ma che razza di partito è quello in cui si può intervenire con questo linguaggio? Che partito è quello in cui all’indomani del voto qualcuno può andare ad offrire la segreteria della federazione al capo di una componente mai considerata tanto da non riconoscegli neppure quanto le spettava al momento della composizione dell’ufficio politico (che brutto nome stalinista)? Devo dire che trovo stimabile che questo signore abbia rifiutato almeno per ora.
Leggo e ascolto appelli all’unità nel PD. Ci si può chiedere chi dovrebbe rispondere e come dovrebbe manifestare di voler accettare questo appello? Ci sono voci isolate che ormai da tempo polemizzano con i personalismi e la mancanza di vocazione a difendere l’interesse generale. Bastano degli appelli? Non è arrivata l’ora di una iniziativa politica interna ed esterna? Il malumore che si respira parlando di partiti che hanno dimenticato la gente è grande soprattutto contro gli atteggiamenti arroganti di chi pensa di essere un vincitore.
Bersani lavora per un partito in cui il bene comune della formazione politica sia al di sopra degli interssi individuali. Qui, in questo partito provinciale, non c’è traccia di questa impostazione ad eccezione che nelle parole e negli appelli di chi non sopporta più questa situazione. Oggi già è tanto. Io almeno lo apprezzo. Ma ora non basta più perchè se si vuole un partito diverso da quello che fino ad ora si è visto bisogna bonificarlo da queste correnti e da questi capicorrente perchè tutte le energie che li esistono possano agire libere da condizionamenti.
La prima misura che i giovani dirigenti di questo partito dovrebbero adottare è quella di non inseguire metodi e comportamenti delle altre componenti che essi criticano. Al contrario, soprattutto chi rappresenta un organismo monocratico non deve fare il capocorrente. Si mettano in piedi iniziative e si guidi la lotta al centrodestra.
Se non dovesse riuscire il tentivo di Bersani c’è il pericolo che la trasformazione definitiva del PD in partito clientelare possa essere una realtà. Oltre a tutti gli altri limiti d’ispirazione neoliberista che fino ad ora Bersani è riuscito a contenere.
Ed ancora un aspetto. Bersani oggi è un valore per il suo partito, ma anche per l’Italia, per tutti noi.
Ma, i bersaniani non sono Bersani. Anzi. Qui da noi nascono da una costola della componente di De Angelis in seguito ad un conflitto che certo non si svolgeva per motivi ideali.
Chi fece quella operazione continua ad avere rapporti e accordi quando necessario anche con la componente da cui è uscito. La dice lunga il giochino della perorazione dell’assessorato a Buschini sperando in una dimissione per aprire l’accesso ad uno scaranno per Moretti. Che pena! Questi sono i comportamenti che gli elettori non sopportano più e che sono stati spazzati via dal metodo con cui sono stati eletti i Presidenti di Camera e Senato .
Essere al di sopra delle parti, fare l’interesse comune nel proprio partito significa non solo avere gli occhi e le orecchie aperte verso gli amici di Cippitelli, chiamiamoli così, ma bisogna averli anche per una bella fetta di bersaniani locali. Non si possono frequentare acriticamente. Bonificare il PD ciociaro dagli egoismi individuali e di corrente richiede una lotta su più fronti guardando anche bene ai comportamenti nelle sedi dove siedono i rappresentati del proprio partito.
Leggo e sento dire che bisogna aprirsi. Bene! Chiedersi sempre a che cosa ci si deve aprire. Aprirsi alle necessità della gente è un dovere. Aprirsi alle ambizioni individuali è un errore, specialmente se
queste sono di noti personaggi che hanno occupato presidenze o poltrone da sindaco. Così tanto per fare allusioni concrete.
Scusate mi sono dilungato un po’ troppo sul PD, ma è grande l’angoscia al pensiero che questo partito riprecipiti nelle dimensioni che aveva alla fine di maggio scorso trascinando nella sua rovina l’intero centrosinistra e quella piccola speranza nata in questi mesi venga smorzata in un quadro politico locale governato da un superinciucio o se si preferisce da una cupola il cui fine è garantire il più a lungo possibile i suoi uomini ed i loro affari.