toponomastica via senzanome 350 260 min

toponomastica via senzanome 350 260 mindi Aldo Pirone – Via Almirante. La storia non si cancella. La figlia di Almirante Giuliana De’ Medici è intervenuta, comprensibilmente, in favore del padre. Il punto è che lo fa nel modo peggiore. Rivolgendosi con rispetto alla Comunità ebraica, che ha vivamente protestato per l’eventuale intitolazione della via al papà, così li ammaestra: “Oggi come oggi, però, bisogna giudicare gli uomini da quello che hanno fatto nel corso della loro vita, non perché erano da ragazzi segretari di redazione di un giornale”.

Il fatto è che suo padre quando era redattore di quel giornale; “La Difesa della Razza”, e quando firmò il famigerato “Manifesto” nel ‘38, non era proprio un ragazzo. Aveva 24 anni e ben in grado di intendere e di volere. Ma poi s’è ravveduto? Fanfani, per esempio, lo fece. No, non s’è ravveduto; e quando è stato più grandicello, a 29 anni, scelse di fare il capo di gabinetto del ministro Mezzasoma nella RSI, zimbello dei tedeschi e collaborazionista con l’occupante nazista. La Repubblica di Mussolini il 14 novembre del ’43, nella famigerata Carta di Verona, dichiarò gli ebrei italiani “Nazione nemica”, consegnandoli ai tedeschi per lo sterminio. Per tacere, poi, dei bandi antipartigiani firmati dal papà della signora Giuliana. E dopo la guerra? Si è forse pentito e ha forse aderito al regime democratico? No, ha solo preso atto che era là dentro che poteva agire politicamente. Non fu amore per la democrazia ma solo opportunismo politico. Tanto è vero che non smise mai di contestare la validità delle Istituzioni democratiche e di indicare altre mete di riferimento. Nel congresso del MSI 1970, per pacificare gli animi, ebbe a dire: “I nostri giovani devono prepararsi all’attacco prima che altri lo facciano. Da esso devono conseguire risultati analoghi a quelli conquistati in altri paesi d’Europa quali il Portogallo, la Grecia e la Spagna”. Nel 1973 il cinquantasettenne “ragazzo” fece le sue congratulazioni al generale Pinochet per il golpe in Cile, che le accettò con gioia. Il 16 giugno 1971 il Procuratore della Repubblica di Spoleto Vincenzo De Franco chiede alla Camera dei Deputati l’autorizzazione a procedere contro Giorgio Almirante per i reati di “Pubblica Istigazione ad Attentato contro la Costituzione“ e “Insurrezione Armata contro i Poteri dello Stato”. L’autorizzazione fu concessa il 3 luglio 1974. Da parte sua la questura di Roma così descrive il giovane scapestrato: “Il dr. Giorgio Almirante, segretario della giunta esecutiva del Movimento Sociale italiano, già redattore capo di ‘Il Tevere’ e di ‘Difesa della razza”, capo Gabinetto del ministero della Cultura popolare della pseudo Repubblica di Salò, è stato deferito alla Commissione Provinciale per il confino quale elemento pericoloso all’esercizio delle libertà democratiche, non solo per l’acceso fanatismo fascista dimostrato sotto il passato regime e particolarmente in periodo repubblichino, ma più ancora per le sue recenti manifestazioni politiche di esaltazione dell’infausto ventennio fascista e di propaganda di principi sovvertitori delle istituzioni democratiche ai quali informa la sua attività, tendente a far rivivere istituzioni deleterie alle pubbliche libertà e alla dignità del paese”. Altro che indirizzo politico improntato al “rispetto della democrazia” come dice la signora De’ Medici. Se “bisogna giudicare gli uomini da quello che hanno fatto nel corso della loro vita” allora, cara signora, la storia ha già detto la sua.

Si dice che “la mamma dei cretini è sempre incinta”. A rinverdire la pessimistica considerazione sulla natura umana ha prontamente provveduto Matteo Salvini. Sulla questione in discussione ha detto in sintesi: non si vede perché non si debba intitolare una via anche al redattore di “Difesa della razza” visto che a Roma c’è anche via Carlo Marx. Probabilmente, il fu comunista padano nel parlamento del Nord di Bossi, avrà pensato: in fondo anche il tedesco di Treviri si è occupato, come l’Almirante, della “Questione ebraica”. Solamente che se ne occuparono in modo diametralmente opposto. Così come un po’ diverso fu l’approccio alla democrazia italiana dell’altro personaggio preso di mira dal “bauscia” milanese, Palmiro Togliatti. “La storia si ricorda non si processa” ha poi sentenziato, dimenticando che la storia è maestra di vita proprio perché insegna a distinguere fra il bene e il male di ciò che è avvenuto. In tal senso la storia non si cancella. Altrimenti perché non intitolare una via anche a Hitler, Mussolini, Goering, Farinacci, Himmler, Pavolini e tanti altri farabutti storicamente accertati? Magari mettendo le loro vie “parallele” – come Salvini vorrebbe che fosse quella di Almirante con viale Togliatti – a quelle intitolate a Roosevelt e Churchill. Così tanto per ricordare la storia.

A Fabrizio Ghera, indimenticabile assessore ai Lavori pubblici e Periferie nella giunta Alemanno, dopo profonda meditazione, gli è venuto un dubbio: “Non vorremmo che dietro alla retromarcia della sindaca vi fossero pressioni esterne”. Pensa ancora che la Comunità ebraica, che s’è sentita oltraggiata, sia ancora esterna alla “pura” razza italiana. Minaccia azioni legali contro “eventuali forzature”.

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Lui alle retromarce preferisce ancora gli antemarcia.

Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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