giuseppe conte ansa 350 260No all’indifferenza. Si respira nel nostro Paese uno strano un senso di impunità per chi tende a discriminare e perseguitare le persone per il loro colore della pelle o per la religione che praticano. Ma man mano che passano i giorni dall’insediamento del governo giallo-verde (sarebbe più giusto chiamarlo giallo-nero) le contraddizioni crescono, mentre il consenso elettorale si ingrossa, affamato ancora di propaganda e poco incline a capire e ragionare sui fatti.

In questo clima si genera un’indifferenza estesa e per di più gratificante, propria di chi crede di essere senza colpe. No, l’indifferenza no! In essa prendono forza le posizioni più razziste, stupide e becere come quelle della destra estrema che alberga fra le truppe della coalizione ex Berlusconiana ed oggi di Salvini.
Basta leggere alcuni ricorrenti post che appaiono sui social network.
Dalla derisione all’autoesaltazione. “100 morti? Ma perché partono?” “Se non salivano sul gommone non affondavano.” “Sono affogati vicino alla Libia ma che centra l’Italia o Salvini “Porti chiusi? bene, almeno non approdano”.
Poi ci sono i finti ingenui: “Chissà perché vogliono venire?” Un giro di affari, è oggi la motivazione dell’ostracismo alle ONG. Non è stata prodotta una sola prova che esista un legame fra scafisti e ONG

Possiamo cercare di ragionare?
Siamo di fronte ad un esodo di proporzioni senza precedenti. Persone di ogni sesso ed età che fuggono da guerre, massacri, miseria per noi inimmaginabile che inondano il mondo intero. E noi che facciamo?
C’è un giudizio diffuso e, in parte, condivisibile che la gestione dei migranti in Italia è stata un cumulo di errori. Sicuramente tanti sono stati nell’accoglienza, ma si deve respingere ogni generalizzazione. Moltissimi, i più, in Italia lavorano e bene, come dipendenti e come piccoli imprenditori o come straordinarie badanti. Producono e pagano le tasse. Il caos è nell’accoglienza.
Vitto e alloggio senza lavorare né studiare: è l’assistenzialismo dei centri di accoglienza. L’esatto opposto del modello tedesco. Il Viminale ha scritto ai sindaci invitandoli a far fare ai richiedenti asilo piccoli lavori per i Comuni. Non è successo quasi nulla. La Germania pretende dagli stranieri alcuni impegni specifici: obbligo di frequenza a corsi di lingua, cultura e legislazione tedesca, con regolari verifiche dell’apprendimento; per chi non adempie c’è il ritiro progressivo dei benefici. Nulla da noi. Fastidio e malumore sono giustificati.
Bene correggiamo questi errori e lavoriamo per condividere gli oneri che questo esodo comporta. Ma non prenderlo a pretesto per diventare indifferenti. L’indifferenza è imperdonabile come il disprezzo di chi si rifiuta di capire quello che accade.

Ricordiamo che ora non siamo di fronte ad una emergenza.
Un ulteriore conferma della non eccezionalità della situazione italiana è offerta dai dati del 2017 dell’Unhcr, che evidenziano come in Europa il Paese con più rifugiati è la Svezia con 23,4 rifugiati ogni mille abitanti, mentre l’Italia in questa graduatoria risulta soltanto 11° con 2,4 rifugiati ogni mille abitanti. Da notare, in ultimo, come i primi cinque Paesi con il maggior numero di rifugiati sono extraeuropei.
Siamo invece in un mondo di pura finzione che rincorre gli argomenti e le fake news della destra estrema, rafforzandola. Il diritto di chiedere asilo forse non è stato ucciso, ma ha subito un colpo durissimo.
Ripeto. Persone di ogni sesso ed età che fuggono da guerre, massacri, miseria per noi inimmaginabile. E, noi che facciamo? L’Italia come risolve? Chiude i porti, tra le polemiche internazionali, ma soprattutto senza il conforto dei dati reali: che non segnalano un’emergenza migranti. Persino il documento finale del vertice Ue, sottoscritto con soddisfazione dal Presidente Conte, parla di un calo degli arrivi pari al 95 per cento dal 2015 ad oggi. E allora perché facciamo gli struzzi? L’immigrazione funziona con un gigantesco passaparola mondiale. Mentre tutti sono concentrati sulla Libia – bombardare o non bombardare i barconi? – sono già state inaugurate due nuove rotte. Dalla Turchia alle isole greche, addirittura su canotti da bambini, a remi. Oppure, a piedi, risalendo dalla Macedonia la Serbia, passando dall’Ungheria, attraversando le frontiere a Est (la Bulgaria sta costruendo un muro lungo i suoi confini per impedire i passaggi). Ecco di cosa parlano al telefono i migranti con gli amici già pronti a partire.

Un successo al 70%?

Il governo Salvini-Di Maio-Conte parla di un successo al 70%. I soliti esagerati a cui si aggiungono quelli che si autoesaltano (estrema destra) che dichiarano: ora ci ascoltano e ci aspetta un futuro radioso. Vediamolo questo successo e vediamo chi l’ha avuto. La soluzione, a leggere il documento che inorgoglisce il Presidente Conte, si fonda sull’assunto che gestire i flussi migratori significa, essenzialmente, chiudere le frontiere della fortezza Europa, che discute di migrazioni solo ed esclusivamente con l’idea di fermarle (cosa materialmente e storicamente impossibile). È questa la maggior vittoria “culturale” dell’estrema destra europea. Non si parla di migranti necessari a un’Europa che invecchia o di persone che hanno diritto alla protezione: per il Vertice è solo una massa informe di clandestini che deve essere fermata.
Al Vertice Ue, il baccano propagandistico dell’Italia, non ha funzionato. Ridono Orban e i nemici dell’Europa. È anche abbastanza chiaro che la nuova tranche di denaro a Erdogan e i 500 milioni di euro per l’Africa, trasferiti dal Fondo Europeo di Sviluppo (lo strumento più importante di aiuto allo sviluppo), plausibilmente serviranno a rilanciare l’accordo con la Turchia e ad arricchire la Guardia costiera libica (quella composta da persone che sono state recentemente additate da un’inchiesta delle Nazioni Unite come veri e propri criminali e finiscono al tribunale dell’Aia con le accuse Onu contro la Guardia costiera libica: “Condotte spericolate e violente”). Un risultato deludente. Le velleità italiane e si sono scontrate contro il muro di Visegrad da una parte e l’ostilità dei paesi più possibilisti. Un “capolavoro” (altro che vittoria al 70%), che peraltro rende perfino più difficile oggi la battaglia a favore di ricollocazione automatica, perché si dice esplicitamente che la riforma del regolamento Dublino dovrà essere approvata all’unanimità, mentre i Trattati dicono specificamente che su questa materia si decide a maggioranza e si co-decide con il Parlamento europeo.
Angela Merkel ha annunciato di aver stipulato degli accordi con specifici Stati membri riguardo i rimpatri per i movimenti secondari, sicuramente al prezzo di qualche concessione in campo finanziario e delle regole di bilancio – un’altra forzatura rispetto al quadro delle regole comuni, che sono visibilmente inceppate anche perché non le si vuole davvero applicare. Insomma, da qualsiasi parte lo si guardi, questo “accordo” si traduce in un’ulteriore picconata all’idea di un’Europa come patria dei diritti di tutti e baluardo contro arbitrio e autoritarismo.

Un solo nemico: le ONG

Il grido di vittoria del Ministro dell’Interno suona alto: le ONG sono delegittimate definitivamente. “A questo punto, allora, dobbiamo essere coerenti, ricorda Enrico Mentana: «la Caritas non dovrebbe entrare nei porti e papa Francesco sbagliò ad andare a Lampedusa. E’ ovvio che l’Italia non possa sostenere da sola l’accoglienza dei migranti, ma non è pensabile che si debba fare campagna elettorale permanente in modo ribaldo contro chi vive quasi esclusivamente dell’aiuto delle sottoscrizioni di persone comuni e non di Soros e delle grandi multinazionali. Ci sono persone che per spirito caritatevole e di solidarietà danno dei soldi alle ong». Demonizzare le ONG è ingiustificato, ingiusto e irresponsabile, sa tanto di caccia a testimoni che non si vogliono nel Mediterraneo. Come non capire il Presidente della Camera Roberto Fico: “Io i porti non li voglio chiudere, Io i porti non li chiuderei. Dell’immigrazione si deve parlare con intelligenza e cuore. Quando si parla di Ong bisogna capire cosa si vuole intendere. Fanno un lavoro straordinario.” E qualcuno senz’anima ha postato cacciate il comunista!
Porre il veto sulle conclusioni del Consiglio Ue sarebbe stato sacrosanto come afferma il partito Verde europeo
Un sospetto è legittimo: la decisione sui porti è stata presa per ‘drogare’ il consenso, per fare una propaganda che, proprio perché non c’è emergenza, può permettere a Conte di accettare un’intesa europea vuota ed esserne pure contento. Può permettergli di chiedere agli altri paesi di farsi carico dei nuovi centri europei per i migranti (li voleva fuori dall’Ue, ha dovuto cedere), se ne hanno voglia: su base volontaria, è l’Italia che l’ha voluto, perché per prima non vuole essere obbligata a ospitarne di nuovi.

 

 

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