di Daniela Mastracci – Sono molteplici i punti di vista da cui guardare la scuola pubblica italiana di oggi. Poggiano su un terreno comune che si chiama Costituzione della Repubblica Italiana. E ciò che si può evincere, se siamo attenti agli articoli della Carta, è che il ruolo che quest’ultima assegna alla Scuola sta venendo modificato, piegato a logiche che con la Costituzione non c’entrano affatto. Un esempio è la lettera dell’articolo 33 “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento…”, cui si può affiancare l’’articolo 9 “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.” Fondamentale resta poi l’articolo 3 che, dopo aver sancito la pari dignità sociale e l’uguaglianza dei cittadini senza alcuna distinzione, eleva a compito della Repubblica stessa la rimozione di ogni ostacolo si frapponga a tale pari dignità, libertà e uguaglianza, al fine di garantire “il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”
L’insegnamento oggi è libero? E la Repubblica promuove la Cultura e la ricerca? Soprattutto si propone concretamente il pieno sviluppo della persona umana, la sua emancipazione?
Se guardiamo agli aggiornamenti degli insegnanti ci rendiamo conto che assai di rado oggi gli insegnanti partecipano a convegni, leggono gli autori, si aggiornano sulle loro discipline. Tali aggiornamenti non sono affatto incentivati, né tanto meno obbligatori, nemmeno previsti nelle relative pianificazioni, a tutto vantaggio invece degli aggiornamenti su tutt’altro che la cultura: gli insegnanti devono sapere come funziona un’impresa, in che modo investire capitali, come funziona una banca. Devono conoscerne il linguaggio, che è penetrato nella scuola anche per definire lo stato dello studente-cliente bancario: ha maturato un “debito” che dovrà “saldare”, deve essergli riconosciuto un “credito” formativo e/o scolastico. Agli insegnanti questo linguaggio è stato imposto come naturale: lo hanno cominciato a scrivere, pronunciare. Oggi fa parte integrante delle conversazioni tra docenti, delle comunicazioni alle famiglie, delle risposte agli alunni. Al disorientamento iniziale si è sostituita l’abitudine: ciò non dà alcuna garanzia di comprensione; si tratta solo di parole alle quali risponde la modulistica da riempire. Passate attraverso una decodifica? Imparato il loro significato? Difficile a dirsi, vista la inconsapevolezza di fronte al loro ingresso.
L’insegnamento piegato alla pianificazione degli imprenditori e il “Peniero unico”
Le riforme hanno piegato l’insegnamento alla pianificazione d’impresa, finanziaria; alla forzata familiarità con cataloghi, dove i nomi delle aziende e i loro prodotti, devono prendere il posto di cataloghi di libri, di incontri, convegni, spazi e tempi di confronto. Le riforme stanno trasformando gli insegnanti in imprenditori, in investitori, in esperti di marketing e di start up. Imprenditori dilettanti ma zelanti: si spegne la passione torcendo interessi, inclinazioni, modificando d’imperio il percorso culturale cui si sono, tanto tempo prima, dedicati, e a cui, come si può immaginare, avrebbero voluto dedicarsi ancora.
Questo è il vincente Pensiero Unico: fino a dentro la vita degli insegnanti, fino a invadere le loro identità, fino a colonizzare e piegare menti che avevano creduto di essere libere e di lavorare per menti libere, per persone libere. Si trovano invece a lavorare dentro procedure e con contenuti economicisti, pubblicitari, che non avevano scelto, che hanno subito, rispetto alle quali e ai quali non hanno avuto alcuna voce in capitolo. E anziché lavorare per educare persone libere (art.3), oggi lavorano per formare “capitale umano” vicino, il più possibile, a quel mondo del lavoro cui ci hanno abituato a pensare come il solo mondo del lavoro possibile.
Le riforme (cosiddette) hanno introdotto il Pensiero Unico, gli hanno consentito di acquisire egemonia. Neoliberismo, globalismo, finanziarizzazione del capitalismo e della politica, cosa sanno dirci? A tutta prima parole semi vuote. Dal significato oscuro. Ma piano piano il senso emerge. Perché lo abbiamo attorno, lo respiriamo, lo diciamo, lo siamo. Senza saperlo, ma lo siamo.
Tutto sta a prenderne coscienza. E forse lo spazio, che ci fa luce, può essere la scuola di questa contemporaneità frantumata e veloce, rapsodica, fantasmagorica, accecante.
Il pensiero unico ha pervaso di sé la scuola senza che questa opponesse seria e consapevole resistenza. E’ riuscito ad entrare nelle ore curriculari, nelle pratiche, nel tempo delle lezioni e in quello dei consigli di classe, nei collegi dei docenti, nei consigli d’istituto. È’ diventato l’aria stessa che abbiamo respirato: dapprima a piccole dosi, quasi impercettibile. Lo si poteva individuare nel cambiamento degli ordini del giorno dei verbali, delle riunioni. Ma poteva camuffarsi dietro la spinta affascinante del nuovo millennio, con le sue nuove tecnologie. Poteva affabulare con la lingua inglese, che tendeva all’universalità planetaria. Poteva persuadere con i confini che si smaterializzavano. Poteva convincere, addirittura, con la sua aura di scientifica autorevolezza, con la sua pratica diagnostica e alla sua “medicina”, fatta di tabelle e griglie che potevano osservare e misurare, diagnosticare e curare. La smania di salutismo di tuttologi patinati ha pervaso la didattica e ne ha fatto lo strumento per medicare i suoi pazienti-studenti: come sta lo studente? Da 1 a 10 dove lo collochiamo? In quale casella-malattia lo includiamo? Quale recupero-cura progettiamo? Lo studente innanzitutto. Ma uno studente presupposto potenziale malato, più o meno grave, da curare, e riportare ad una condizione di salute-competenze tale da rientrare nella “norma”, in quel range della sufficienza dal quale sfuggiva. Neoliberismo e scientismo, osservabilità e misurazione, situazione di partenza e obiettivi finali, corsi di recupero per competenze, test, quiz, di tutto affinché gli studenti-pazienti fossero correttamente intercettati e riorientati, in caso di bisogno.
Chi sono gli insegnanti oggi in Italia?
Insegnanti divenuti medici, infermieri, psicologi, anche sacerdoti quando fosse necessario, genitori tutori, esperti in zone di confort: infarciti di buone pratiche da esperti esterni cui chinarsi e rendere onore; aggiornati su tutto quanto serva per stare a proprio agio nel mondo moderno fluido, complesso, e però avvolgente nella seduzione costante e luccicante, nello stupore mitico che pervade chi, non sapendo come funziona, resta a bocca aperta di fronte alle app di seconda e terza e quarta generazione. Una rapsodia difficile da eguagliare, incantatoria e manipolatoria. Di fronte ad essa insegnanti goffi, antiquati, vetusti. Insegnanti da resettare. Piegare al nuovo con la forza della inadeguatezza indotta. Elefanti in una cristalleria se messi di fronte alla precisione ineccepibile di piattaforma di e-learning; o di applicazioni dalle versatili e flessibili funzioni. Cosa possono una mente, un libro e due mani per tenerlo, sfogliarlo, leggerlo, interpretarlo, di fronte ad alunni ormai già prevenuti perché circonfusi dell’aura del web?
Piegati alle pratiche tecnologiche hanno dichiarato la resa. Ma non bastava. Se avevano ancora una mente libera e ragionante, se ancora potevano esercitare una qualche resistenza, gli insegnanti hanno dovuto cederla all’applicazione coscienziosa su processi produttivi, finanziari, bancari, commerciali, amministrativi… hanno dovuto smettere, anche solo di immaginare, corsi di aggiornamento dove crescere in conoscenza, dove studiare le più recenti letture di autori, artisti, scienziati, dove discutere le nuove interpretazioni, dove imparare quanto di nuovo questo stesso mondo veloce produce in scienza e conoscenza.
Se la Costituzione è quel valore condiviso e difeso lo scorso 4 dicembre, ne discende che tanta parte degli italiani può e dovrebbe difendere la Scuola riconoscendone la torsione neoliberista e perciò battersi per un percorso politico-culturale nettamente alternativo, che nasce appunto sul solco della Costituzione. Nella nostra Provincia sono state fissate due assemblee pubbliche ove si discuterà anche di Scuola: Cassino il 24 novembre; a Frosinone, Assemblea Provinciale per la Democrazia e l’Uguaglianza, il 1° dicembre presso il Palazzo della Provincia
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui
La riproduzione di quest’articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore. E’ vietato il “copia e incolla” del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l’articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l’insieme della pubblicazione. L’utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.
Sostieni il nostro lavoro
UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie