di Paola Bucciarelli – Torno su un tema che ho già affrontato nello scorso agosto, quando uscì il decreto ministeriale che aumentava a 100 il numero di scuole che avrebbero potuto presentare la propria candidatura alla sperimentazione di ridurre di un anno la scuola superiore.
Riprendo il discorso oggi visto che tra una settimana scadràil bando di presentazione delle candidature da parte delle scuole.
La storia di ridurre di un anno il percorso liceale ha radici lontane, ci aveva provato, senza riuscirvi, il ministro Berlinguer e la ministra Moratti.
Riuscì ad introdurlo la ministra Carrozza nel 2013 e lo confermò la Giannini: 60 classi in tutta Italia. Ora, la Fedeli ha deciso di allargare il provvedimento a 100 classi.
Il decreto prevede che la sperimentazione dei percorsi quadriennali sia “riservata” a quelle poche scuole che potranno dichiarare, sotto la responsabilità personale del dirigente scolastico, di possedere tutte le risorse economiche e professionali, tali da poter sperimentare l’ innovazione senza “oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato” (art. 3 Decreto 18/10/2017)
Inoltre, l’organizzazione della didattica deve essere tale da consentire di raggiungere gli stessi obiettivi di apprendimento e di competenze del percorso ordinario seppure con un anno in meno. Deve dunque caratterizzarsi, si legge all’articolo 4 del decreto, «per un elevato livello di innovazione in ordine all’articolazione dei piani di studio, all’utilizzo delle tecnologie e delle attività laboratoriali, all’insegnamento con metodologia Clil (e dunque una materia interamente in lingua straniera), per processi di orientamento con la scuola media, il mondo del lavoro, le università.
Dovrà essere incrementato il calendario scolastico e l’orario settimanale delle lezioni. Le scuole dovranno attivare insegnamenti opzionali, utilizzando gli spazi di flessibilità oraria consentiti.
Allora, qual è il senso di questa riduzione? A chi giova?
Si prospetta una scuola apparentemente “tosta” visto che tutti i programmi dovranno essere compressi in quattro anni invece che cinque, che il monte ore annuale non dovrà essere ridotto, anzi dovranno inserire nuove discipline, che l’alternanza scuola lavoro dovrà svolgersi durante i periodi di vacanza.
Pertanto, si delinea una scuola in cui solo pochi studenti, più capaci e/o che provengono da famiglie abbienti, con genitori laureati, che sono in grado di garantire ai figli esperienze, cultura, conoscenze e la possibilità di potersi dedicare completamente allo studio, potranno abbreviare il percorso scolastico, sottoponendosi a un bombardamento intensivo di pure nozioni.
Dunque, nessun tempo per sedimentare gli apprendimenti, per fare esperienze extrascolastiche, per perdersi dentro i libri autonomamente scelti.
Una corsa di quattro anni a chi si toglie prima il noioso “impiccio” di formarsi, di crescere intellettualmente e culturalmente, di sviluppare il proprio pensiero critico.
Se, però, guardiamo alla sostanza, ci accorgiamo che il pericolo del minimalismo culturale, della diminuzione dei saperi critici a favore dell’introiezione di competenze meramente esecutive, e’ molto reale.Infatti, chiunque abbia un minimo di pratica di insegnamento sa molto bene una cosa: tempo!
Allora, qual e’ il senso di questa riduzione? A chi giova?
La volontà, sostiene il Ministero, è quella di mettersi al passo con l’Europa, dove generalmente i ragazzi finiscono la scuola un anno prima rispetto agli studenti italiani. In realtà ciò non e’ vero, infatti, non tutti i Paesi europei hanno adottato questo sistema scolastico e il quadro dell’istruzione europea è variegato: ci sono Paesi in cui gli studenti finiscono a 19 anni e altri in cui i ragazzi terminano a 18 anni.
Sempre il Ministero, in accordo con la Confindustria, dice che ridurre di un anno la scuola superiore porterà ad un più facile inserimento nel mercato del lavoro dei giovani.
I dati sull’ occupazione li smentiscono: il nostro mercato del lavoro penalizza, più di tutti gli altri, i giovani tra i 15 e i 24 anni e il tasso di disoccupazione giovanile tocca soglie sempre più alte. Quindi, si piega la scuola all’interesse basso e di breve periodo del sistema capitalistico italiano: produzioni di beni a basso tasso di qualità e bassi salari.
Liceo breve tagli pesanti: forse 35.000 docenti
Da più parti, però, si ritiene lecito pensare che dietro questa riduzione di diritto allo studio, si nasconda soprattutto un ulteriore taglio del personale docente. Si stima un taglio di 35.000 unità.
Si continua a pensare al mondo della scuola solo in termini di “stipendificio” , non si riesce proprio a far capire dalle parti di Palazzo Chigi, che, se si vuole far ripartire il Paese, bisogna pensare la scuola come sistema che riduce disuguaglianze, come strumento di mobilità sociale.
Per raggiungere questo obiettivo, però, c’e’ bisogno di investimenti. Ci vorrebbero almeno 17 miliardi per ridurre il divario di spesa pubblica per istruzione e ricerca con gli altri Paesi europei. C’è bisogno di un investimento prima di tutto per avere organici adeguati ma, non solo, bisogna investire sulla qualità degli insegnanti e ciò puoi ottenerlo se selezioni correttamente le persone competenti e motivate, e se quelle stesse persone, non le tieni nel limbo di un precariato umiliante ed avvilente che le porta ad avere una qualche stabilità il più delle volte al ridosso dei 50 anni!
E’ necessario riqualificare gli edifici scolastici in modo da avere degli ambienti adeguati di apprendimento. Queste sono le necessità urgenti della scuola italiana.
Dopodiché, prima di pensare a ridurre il tempo scuola, tagliando l’ ultimo anno, bisogna ragionare di come riformare l’intero sistema dei cicli scolastici. Questo è il cuore del problema. Se ne discute da decenni, senza venirne a capo.
Dopo tutte le pseudo riforme degli ultimi anni, un intervento riformatore avrebbe bisogno di una vera e propria Costituente della scuola che coinvolga le forze politiche e quelle sociali, gli studenti e le famiglie, il governo e gli enti locali, per delineare un progetto condiviso.
Un progetto che ha alla base un’ idea di scuola radicata nella Costituzione, capace di guardare al presente e al futuro.
Nella Provincia di Frosinone sono state fissate due assemblee pubbliche ove si discuterà anche di Scuola: Cassino il 24 novembre; Frosinone, Assemblea Provinciale per la Democrazia e l’Uguaglianza, il 1° dicembre presso il Palazzo della Provincia.
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