io non mi astengo semplicemente non vado a votare

io non mi astengo semplicemente non vado a votaredi Daniela Mastracci – Una volta era lo spread, oggi è ufficialmente un “BASTA”, non vi crediamo più.
Ma nel frattempo la sinistra si è del tutto squalificata.
Quando Napolitano nominò senatore a vita Mario Monti, ebbi l’impressione che l’era Berlusconi stesse finendo. Ma ero una credulona. E soprattutto avevo creduto alla “necessità” epocale di fermare lo spread. Anche io come tanti ho creduto nell’Europa, in Napolitano, nell’emergenza, nell’urgenza. Sotto questo ricatto ho detto “si va bene, non fa niente se non ci fanno votare.”

La lunga marcia verso la delusione e sfiducia

Ecco, credo che almeno parte dell’attuale astensione venga da lì. Perché penso che, come me, un po’ di milioni di Italiani si siano lasciati spaventare dall’evocazione dell’apocalisse. Ero meno accorta. Ero più credulona. Napolitano ha giocato su questo? Berlusconi, la lettera della Bce l’aveva lasciata sulla scrivania e non le dava seguito? Lo spread saliva imperterrito e agguerrito. Ma chi c’era dietro le quinte? Chi ha manovrato perché gli italiani cedessero il loro sacrosanto diritto di voto alla curva impennatasi dello spread? Nemmeno sapevamo cosa fosse. Non la maggioranza degli Italiani, ci scommetterei. Ma quella curva ci veniva propinata in ogni momento, dappertutto. E quando abbiamo finito per credere di fallire e perdere tutti i nostri risparmi, abbiamo salutato come una manna dal cielo l’operazione furba e manipolatrice di re Giorgio e del fido Mario Monti.
Ecco, la rappresentanza finiva lì. Non abbiamo più votato per anni: certo c’è stato l’irriducibile, c’è stato lo speranzoso, c’è stato il credulone come me. Ma intanto Monti metteva mano alla austerità 2.0: dalla legge Fornero, al Fiscal Compact, al pareggio di bilancio in Costituzione. E l’Europa è stata contenta. Ma cominciava a puzzare di imbroglio. Poi c’è stato Letta, quasi un interregno.
E poi è arrivato Matteo Renzi. Quello della rottamazione, è stato il suo personale populismo: perché non crediamo mica che asfaltare “le vecchie volpi” della politica sia stato un atto democratico e pregno di rappresentanza?! Anche il vaffa era populista. Solo che quello veniva da fuori, era un elemento davvero estraneo alla politica di palazzo, quella che governava, che era parlamentare. Là dentro non si poteva dire vaffa: ma si poteva dire, a quanto pare, rottamiamo.
Ebbene non è anche questo populismo? Renzi ha dato la stura “da dentro al transatlantico” all’umore del popolo arrabbiato con i politici corrotti, collusi, politicanti, attaccati alla poltrona, politici di professione che non lasciavano il posto alle nuove generazioni: allora tutti a dire “largo ai giovani”, sono la promessa, sono il nuovo che avanza, sono puri e pieni di energie. Ecco, anche qui si è consumata la deriva della rappresentanza: perché Renzi non rappresentava elettori, ma degli elettori è stato il plagiatore, facendo loro credere di essere una specie di salvatore della patria, che avrebbe fatto fuori quelli che “mangiavano” facendo i politici, che non erano proiettati verso il futuro, ma erano retrogradi e ormai da eliminare dalla scena politica.
E tutti a dire rottamiamo. Il messaggio ad una Italia che non ce la faceva più, che vedeva dovunque mala politica e malaffare, che vedeva i problemi aumentare, insomma all’Italia del fare, piuttosto che trovare soluzioni attraverso la mediazione, Renzi ha parlato la lingua facile dell’agire veloce e portare a casa risultati. In più ci ha messo l’ottimismo che rimuoveva tutto il cupo sentimento di deriva catastrofica: “ma andiamo, siamo ottimisti! Guardiamo le cose che funzionano, gli Italiani hanno tanto da dire e dare, sono un popolo meraviglioso, ricco di energie, dobbiamo tirarle fuori, ridare fiducia, nuovo slancio”. E così via. E ci abbiamo creduto.
Ma intanto votare è stato un optional. Intanto i drammi crescevano. L’ottimismo di una volontà cieca e sorda ci portava al jobs act, allo sblocca Italia, all’abrogazione dell’articolo 18, alla famigerata buona scuola, all’impennata dei voucher, allo sviluppo a mezzo combustibili fossili, alle banche da salvare, all’acqua “privata”, e tanto altro ancora. E tutto senza il voto popolare. Poi, il voto, ce lo volevano togliere definitivamente facendo passare la snellezza, la velocità come efficacia governativa (raccontandoci anche numerose balle) per arrivare a farci votare che rinunciavamo al voto.

Un grande BASTA con un grandissimo NO

Ecco, di nuovo qua si consuma un’altra tappa fondamentale, ma stavolta era una grande Basta! Finalmente ci ridate la parola? Finalmente ci chiamate ad esprimere la nostra opinione? E noi ve l’abbiamo detta eccome! Vi abbiamo sbattuto avanti il nostro sonoro NO. Allora eccola riaffiorare la rappresentanza: certo che ci siamo andati a fare, se non per dire finalmente ciò che pensavamo? Ma sta qu il punto: il voto del 4 dicembre è stato un voto netto e soprattutto “una testa un voto”, senza meccanismi infernali di conteggi, di capilista, di liste, addirittura bloccate. Le segreterie dei partiti non ci sono entrate niente: era un referendum. Il referendum dimostra che se agli italiani viene data l’opportunità di esprimere ciò che è nostro di diritto, cioè il voto libero ed eguale, noi votiamo eccome.
E sappiamo dire basta a chi ci ha fatto sacrificare oltre ogni decenza. E soprattutto basta a chi ha fatto gli interessi di una parte del popolo: la parte del capitale, delle banche, della finanza internazionale. Perché di certo sapevamo chi e cosa ci fosse dietro la deforma costituzionale (dalla Jp Morgan alle sue consimili), ed è a questo che abbiamo detto NO. Al finanzcapitalismo, e a chi gli si era genuflesso. E lo hanno visto bene i giovani: perché a loro ha fatto più male la politica di Renzi, a loro che si sono ritrovati senza alcuna prospettiva, tra precariato crescente, disoccupazione, voucher, tutele azzerate.
E allora dove sta la rappresentanza? In un voto libero ed eguale: ecco dove. Occorre un voto libero ed eguale come quello del referendum. E ci vuole una legge elettorale che ci dia la certezza di contare, senza che il voto sia piegato alle logiche di partito.
Il 54% di astensione alle ultime amministrative, è un 54% di elettori che non si è riconosciuto in una proposta netta, e non ha considerato il suo voto “utile”, e non ha giudicato il suo voto libero ed eguale.

Che significa sentirsi traditi!

E inoltre il popolo dell’astensione si è sentito tradita da questo centrosinistra, perché esso è stato traditore del suo stesso nome: perché non è di sinistra togliere garanzie al lavoro, non lo è piegare la scuola pubblica alla peggiore logica aziendalistica, etc etc.
È paradossale che, da una parte, tolgo garanzie e tutele, e dall’altra parte magari faccio lo ius soli (all’italiana, blando cioè): un povero cristo impoverito e senza garanzie, a questo punto si trova schiacciato da tutte e due le parti. Il lavoro manca e il migrante arriva, e diventa pure italiano. E non ci stanno! E allora ti votano a destra perché è l’opzione più facile ed immediata: almeno butto fuori chi, propagandisticamente, mi si dice che mi ruba il lavoro.
E’ necessario a questo punto sentirsi dire chiaramente:
Il lavoro te lo tutelo. Ti faccio investimenti pubblici. Tolgo il pareggio di bilancio. Ti ridò casa, scuola, sanità, ambiente. Riscrivo trattati europei e rompo l’egemonia finanzcapitalista. Ti faccio vedere e toccare con mano la presenza e la azione dello stato. Non ti lascio solo a te stesso. Non ti faccio sentire colpevole se non puoi provvedere a te e alla tua famiglia. No, io ti garantisco l’articolo 36 e, insieme a quello, ti garantisco tutta intera la Costituzione.
E’ così che avremmo una proposta politica. E mi piace dirla come Corbyn: For the many, not for the few. Io la vedo così. La vedo semplice? Ma il semplice è sintesi.

Di Daniela Mastracci

Daniela Mastracci.Sono nata l'11 marzo del 1970 e insegno nel Liceo Scientifico del mio Comune, Ceccano. Sono Prof e Mamma di due figli che mi crescono intorno mentre scopro che mi piace scrivere.

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