di Daniela Mastracci – Nico Evangelista mi racconta cosa sta accadendo. Mi ritrovo di fronte all’ennesima emergenza disoccupazione, mobilità in scadenza, ritardi nell’assumere decisioni che possono essere risolutive delle vite delle persone.
Nico è un ex lavoratore dell’Ilva di Patrica. Questa fabbrica ha chiuso la produzione ed è commissariata come lo sono le Ilva maggiori: Taranto, Genova, Novi. Ma a Patrica c’è una situazione particolare, e tutta da intercettare e risolvere subito. Questo stabilimento ha un potenziale acquirente che garantisce non solo la riapertura e reindustrializzazione del sito, ma garantisce anche la riassunzione degli ex lavoratori (e probabilmente anche qualcuno in più). I lavoratori da quelli da rioccupare sono 30.
Se non si decide la vendita, fine di ogni reddito perchè scade la mobilità per tutti
All’incontro che hanno avuto con il vicepresidente del Senato Gasparri, questi 30 ex lavoratori avevano ascoltato le parole del commissario dell’Ilva Piero Gnudi, il quale aveva fatto intendere che l’Ilva di Patrica poteva essere scorporata dall’intero gruppo Ilva e quindi poteva essere venduta a parte. Ma questa notizia è stata messa in dubbio dopo letture di documenti e ulteriori verifiche: gli ex lavoratori hanno appurato che lo stabilimento di Patrica potrebbe essere scorporabile, e quindi venduto, solo nel momento in cui si avesse la certezza che le due cordate interessate all’acquisto delle tre Ilva principali, non siano interessate anche a quella di Patrica.
Se così fosse, a quel punto i commissari dovrebbero assegnare lo stabilimento di Patrica a chi ha fatto la proposta di acquisto, e cioè la società Demi. La situazione particolare è resa ancor più drammatica dal fatto che gli ex lavoratori del sito di Patrica sono tutti in mobilità. Per di più il loro è tra i casi già noti di mobilità in scadenza a giugno 2017: per loro quindi la possibilità della vendita, riapertura e ricollocazione, è una possibilità intanto concreta, dato il compratore potenziale, e poi non procrastinabile, vista la scadenza delle mobilità.
Dopo essersi riuniti in assemblea, gli ex lavoratori hanno perciò deciso di organizzare un presidio di fronte allo stabilimento, al fine di sensibilizzare tutta la politica del territorio, di qualsiasi colore, di qualsiasipartito, per cercare risposte chiare, e risolvere la questione nel più breve tempo possibile. Hanno invitato, perciò, tutti i politici della Provincia di Frosinone: lo stabilimento avrebbe l’acquirente, ma nel loro caso, è il Governo che può sbloccare la vendita e quindi l’acquisto. La vendita dello stabilimento, inoltre, non solo risolverebbe il problema degli ex lavoratori, ma sarebbe anche una opportunità importante per tutta la provincia.
Gli ex lavoratori chiedono aiuto a tutti coloro che hanno responsabilità politica e volontà di risolvere. Insieme hanno deciso di mantenere il presidio fino al 30 maggio, data in cui avverrà l’assegnazione dell’Ilva nazionale. A quel punto, se non ci fosse garanzia che lo stabilimento possa essere assegnato alle due cordate, nel caso in cui esprimessero interesse, oppure alla Demi, nel caso in cui invece le cordate non fossero interessate all’impianto di Patrica, l’assemblea deciderà come continuare la protesta.