giuliano poletti 350 260

giuliano poletti 350 260di Daniela Mastracci – Caro ministro Poletti
Lucio Dalla scriveva “Caro amico ti scrivo” per dirgli che sperava nell’anno nuovo, che avrebbe portato meraviglie, che sarebbe stato sempre Natale. Leopardi scriveva il “Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere” immaginando un incontro tra un uomo ancora pieno di sogni per l’avvenire, ma tanto ingenuo da cadere di fronte alla domanda, se avesse voluto vivere di nuovo la sua vecchia vita passata. Lì si gioca la consapevolezza che del “doman non c’é certezza”, ma è pur sempre meglio dell’oggi, e soprattutto del passato carico di affanni e dispiaceri. E anche Ulisse interrogato, sulla piana delle anime, su quale vita scegliere per la successiva reincarnazione, sa con chiarezza di non voler ripetere la vita passata, pur di Re, ma densa di grandi preoccupazioni e tragici eventi. E Ulisse sceglie la vita di un uomo qualunque: quel che sarà, sarà; comunque migliore delle ansie passate.
Caro Poletti tu stai togliendo la vita futura e la speranza che possa essere migliore della precedente. E’ vero forse togli illusioni, forse da bravo critico di uno Stato assistenziale e paternalista, ti piace essere schietto e senza peli sulla lingua, ti piace schiaffeggiare a suon di “arido vero”: ecco questo ti aspetta, oh illuso giovane italiota! Non metterti a frignare, non accomodarti sulle poltrone di casa, non sederti di fronte ad una tastiera a scrivere curricula, perché tanto sarebbe solo una perdita di tempo. Tu ti devi dare da fare!

Ci rimbocchiamo le maniche, ma per fare cosa? Giocare a calcetto?

Ecco, ti devi dare una mossa e rimboccarti le maniche! Bene ministro, siamo pronti a rimboccarci le maniche, ma per fare cosa? Giocare a calcetto? Farci la valigia e andarcene dall’Italia? Tutti pieni di grandi speranze, ma senza una terra che ci faccia davvero da madre, che ci accompagni, ci curi, ci cresca? Lasciati a noi stessi, senza che il paese dove nasciamo si prenda l’onore di educarci, formarci, costruire prospettive? Hai dato via la Politica, Caro ministro? Ti vuoi mettere tu stesso a giocare a calcetto? Tu che dici queste cose assurde e velenose, tu che mestiere fai? Hai dimenticato che la nostra Costituzione fonda la Repubblica sul Lavoro e il potere emancipante e comunitario che esse riveste e significa? Siamo una comunità perché ciascuno in essa trova spazio e occasione per sentirsene parte integrante e cooperante, e guarda un po’!? proprio attraverso il lavoro. Perché con il lavoro ad essa comunità si contribuisce: si è qualcosa di importante, si dà senso alla propria esistenza di cittadini e non di scarti sociali, che è meglio si tolgano dai piedi.

Un novello Ponzio Pilato, caro Ministro.

 Ecco quale è il tuo mestiere. Ti volti dall’altra parte e te ne lavi le mani dei giovani. C’è chi pensa a formarli mandandoli a lavorare a 16 anni, gratuitamente, togliendogli ore di scuola e di educazione, ore che nessuno darà loro mai più, le ore, quelle sì, del gioco a calcetto del pomeriggio, quando stanco e lieto, però, di aver letto Leopardi e Platone, e tutte le altre innumerevoli cose belle che la Scuola dovrebbe offrire, ti distrai con gli amici di fronte ad una palla, su un campo pieno di sole. Ma invece no! Hai ribaltato le età della vita. Tu e il ministro dell’istruzione: da ragazzi lavorano, eccome se lavorano: ce n’è pieni gli autogrill e non solo, di ragazzi col cartellino dell’alternanza! Lavorano e non leggono, non amano il sapere, non coltivano la cultura, il bello, il bene. E poi da grandi, giovani italiani, che adesso sì, dovrebbero cercare e trovare lavoro, ecco adesso, invece, andate a giocare, che tanto a lavorare ci sono altri giovani studenti, che dopo di voi hanno preso il vostro posto. Dopo di che la strada qual è: beh fatevi le valigie e andatevene, toglietevi dai piedi, perché tanto, hai detto, di voi altri scansafatiche si può fare a meno.
Le età della vita caro ministero! Ve le ricordate voi politici? Ricordate che c’è il tempo del gioco e il tempo del progetto di vita? Di trovare la propria strada, di costruire il proprio futuro, insieme ad un compagno/a, magari con dei figli? Essere adulti, lavorare e pagare le tasse. Ecco sì, perché forse ci sfugge, ma i lavoratori poi pagano le tasse. Magari fanno comodo no? Magari se se ne vanno poi che si fa? Ti mancano pezzi di contribuzione. Oppure togli qualche reticolato e ti rendi conto di quanto gli immigrati siano una risorsa?
Facciamo così: ritorna a dare speranze di futuro ai nostri giovani e apri anche un po’ di reticolati. Perché insieme andiamo meglio. Perché senza reticoli respiriamo di più, e forse l’aria ci fa bene a non essere più troppo di corte vedute.

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest’articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it

Di Daniela Mastracci

Daniela Mastracci.Sono nata l'11 marzo del 1970 e insegno nel Liceo Scientifico del mio Comune, Ceccano. Sono Prof e Mamma di due figli che mi crescono intorno mentre scopro che mi piace scrivere.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.