di Nadeia de Gasperis – Tutti i media sono concentrati su ciò che potrebbe accadere domani, tra guerriglie di black bloc e l’incombente spettro del terrorismo, ci si dimentica di ciò che di certo accadrà domani, la celebrazione di una ricorrenza, i sessanta anni dalla firma dei Trattati di Roma con il quale si istituì la Comunità Europea, appunto. Tra detrattori e lodatori, certo sappiamo che tra gli obiettivi specifici dei trattati c’era quello di “unire le proprie risorse per preservare e rafforzare la pace e la libertà e invitare gli altri popoli europei a condividere questo ideale unendosi ai loro sforzi.”
Ma l’Europa di oggi è un attore di memoria e di pace? Non sappiamo dire quanto si sia avverata la comunione economica e politica dei Paesi ma di certo l’unione delle comunità nell’affrontare la più grande sfida del secolo, quella dell’immigrazione, dell’affermazione della cultura dell’accoglienza è ancora lontana.
Cosa è diventata l’Europa unita?
Siamo testimoni di attentati terroristici ad opera di singole cellule impazzite, che le cellule organizzate rivendicano per mancanza di iniziativa, e questo dovrebbe persuaderci di come l’opera dei singoli, in comunità di intenti, sia importante.
Lo hanno capito i bambini di una scuola di Vercelli, ai quali è stata sottoposta una circolare nella quale si invitavano i bambini “stranieri” a lasciare l’aula. Avrebbero dovuto allontanarsi per radunarsi altrove dove avrebbero seguito un piano di studi differente, finchè non si fossero perfettamente integrati. La reazione è stata molto più forte delle aspettative delle insegnanti, che speravano di avere seminato bene, nelle loro continue azioni di educazione alla cultura dell’accoglienza. Ma la reazione è stata prorompente, e i ragazzi hanno riferito di aver compreso quanto fosse bello scoprire che loro potessero fare la differenza, che erano attori delle loro scelte e con esse potevano cambiare le cose.
L’accreditamento ideologico della guerra come soluzione ai conflitti è ancora troppo radicato nella nostra Europa, che la guerra, quella vera, la violenza, quella che scaturisce dai conflitti armati non la vive da molti anni, salvo le ripercussioni indirette, come la violenza oscura del terrorismo, che non si può confliggere in campo aperto, alla luce del sole e che dunque ci getta nell’angoscia.
Preservare e rafforzare la pace, dovremmo aggiungere, di tutti i popoli, solo così si è attori di memoria e di identità.
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