fateci lavorare

Fateci lavoraredi Ignazio Mazzoli – Mentre 51 Sindaci della provincia di Frosinone in rappresentanza dell’81% degli utenti si apprestavano a prendere la loro decisione più importante di questo 2016 e cioè la rescissione del contratto con Acea, hanno ricevuto da Gino Rossi, Luigi Carlini, Emiliano Fabbrizzi e Mauro Proietti un volantino di “Vertenza Frusinate Disoccupati Uniti” in cui chiedono allo Stato e alla Regione «un piano credibile per l’occupazione giovanile e la ricollocazione dei lavoratori espulsi dalle fabbriche».
Sicuramente molti dei sindaci, se non tutti, si saranno detti «eccoli qui i veri problemi che abbiamo e, puntuali si ripresentano, altro che cambiare la Costituzione, questi gravi disagi da eliminare sono il problema quotidiano”.
“Vertenza Frusinate Disoccupati Uniti” ha assunto questa iniziativa in vista di scadenze ravvicinate da affrontare e, il voto su Acea dimostra che si sono aperti spazi nuovi per essere ascoltati. Forse è merito di quasi 20 milioni di NO? Su Acea ora sicuramente qualcuno praticherà il terrorismo dei costi. Sarà? Forse sarebbe utile un serio ragioniere che mettesse sui piatti di una bilancia le esose e immotivate tariffe che i ciociari pagano ad Acea e il prezzo per liberarsene, se si vuole fare una valutazione meno allarmistica.
Sull’occupazione/disoccupazione invece bisogna non fermarsi, non demordere. Ci sono bagliori di speranza e ombre di disperazione. Una luce per chi beneficerà dell’ottava salvaguardia e dubbi e incertezze per chi ha sperato e lottato per il riconoscimento dell’Area di crisi complessa. Ora si devono applicare quelle disposizioni nate da un accordo, che fatto in assenza dei disoccupati, richiede di rimetterci le mani…perché i disoccupati siano tutti uguali. È necessario far modificare la parte in cui si dice che può accedere alla deroga solo il lavoratore residente nei comuni coperti dall’area di crisi…. E se il signor “Celestini” ha perso la mobilità che riceveva per aver lavorato in Videocon, ma risiede in un comune non compreso nell’Area che fa? Lui non ha perso il lavoro? Non ha perso la mobilità? Quel signore è in difficoltà in conseguenza della crisi grave che ha colpito l’azienda dove lavorava e quella sta e resta nell’Area di crisi complessa. I disoccupati chiedono con decisione che questa incongruenza venga rimossa, subito. È l’azienda che ha chiuso deve essere nei comuni dell’area di crisi, non l’abitazione del disoccupato!

I puntini sulle “i”

Questa oggi è la richiesta più urgente anche per mettere i puntini sulle “i”. Non si può arrivare al giugno 2017 quando cesseranno altre 600 mobilità, impreparati o arronzando soluzioni che poi si rivelano impraticabili. Insieme a questa richiesta di modifica urgente bisogna ottenere i lavori di risanamento idrogeologico dei centri storici, il sussidio di 500 euro al mese per un anno ai senza reddito finalizzati alla riqualificazione per nuovi lavori e l’individuazione di finanziamenti straordinari per attivare processi di riconversione per attività produttive dismesse.

“Vertenza Frusinate Disoccupati Uniti” a questo scopo ha prodotto un “promemoria video” che illustra quanto patrimonio di edilizia industriale è allo sfascio e potrebbe esser recuperato e riutilizzato con grande soddisfazione per chi è senza lavoro, giovani e meno giovani. Il video farà parte della iniziativa che i disoccupati promuovono presso l’aula del Consiglio Provinciale per il giorno 20 dicembre alle ore 16 30 a cui inviteranno, sindacati, sindaci e consiglieri regionali e provinciali. Saranno tutti presenti per affrontare un dialogo di proposte concrete e realizzabili? Di questo “Vertenza…” discuterà anche in un incontro con il Prefetto, già richiesto.

Il Presidente della Giunta Regionale Nicola Zingaretti ha rimproverato al suo partito, il PD, di essersi isolato. Dice “Sconfitti dal nostro isolamento” e aggiunge “credo che il motivo più evidente dell’affermazione del No e del sentimento che lo ha sostenuto, lo abbia suggerito l’Istat nelle ore successive al risultato elettorale: un aumento incredibile delle disuguaglianze sociali.” Incredibile, Presidente Zingaretti, le è stato ricordato ogni volta che lei è venuto qui in questa Provincia, ha rimproverato sindaci e imprenditori, ha consentito che i suoi funzionari più rappresentativi deridessero i disoccupati dicendo non potevano credere che fossero senza lavoro da 10 anni e adesso ci vuole l’Istat per farle scoprire qualcosa che lei non ha mai voluto vedere. Lei e il suo partito. Si resta isolati quando non si ascolta, quando si lacera il rapporto con la società ai cui bisogni si dovrebbe guardare, ci si isola quando le politiche economiche sono sbagliate e impoveriscono il Paese e la sua Regione.

Il “lavoro”, sia primo impegno di chi fa politica

Qualche giorno addietro dopo lo straordinario esisto del referendum che c’è stato anche in provincia di Frosinone, abbiamo parlato del voto con un nostro conoscente, che mentre affermava trattarsi si, di un voto contro Renzi, rifiutava categoricamente che fra le cause potesse esserci la disoccupazione perdurante e senza sbocchi, per ora, nell’individuazione di nuove occasioni di lavoro e liquidò i problema con un: “Non ci possiamo preoccupare di trovare il lavoro a tutti quelli che non ce l’hanno”.
A distanza di poche ore dalla valanga di NO, che ha voluto confermare la nostra Costituzione che dichiara la nostra una “Repubblica democratica fondata sul lavoro”, c’è solo da sobbalzare.
Purtroppo in questi anni spesso ci è capitato di ascoltare questa affermazione che è figlia della cultura neoliberista, prima inculcata da Berlusconi e poi rilanciata con i fuochi d’artificio verbali del pirotecnico Renzi che in più aggiungeva sempre l’appello d’incoraggiamento a voler fare le cose e crederci.
Ma che scemenze vanno dicendo? Il lavoro è un diritto, ed è tale proprio perché non si crea né si distrugge con gesti individuali e soggettivi di singoli cittadini? Il lavoro e le certezze di occupazione sono sempre stati il risultato di politiche industriali e lavorative appositamente elaborate e attuate dalle Istituzioni e dai partiti nell’interesse di tutti e non di una sola parte (altrimenti che ci starebbe a fare l’articolo 41 della Carta che prevede la funzione sociale anche per l’iniziativa privata?)

Le espressioni di Renzi e del nostro conoscente oltre che fondamentalmente errate contengono anche un’ipocrisia molto strumentale. Tutti sanno che di lavoro si vive e allora pensano che sia più utile farne merce di scambio e in tal senso operano, se le politiche fossero mirate alla massima occupazione possibile questo “mercato” svanirebbe.
Rimbocchiamoci le maniche e continuiamo la lotta contro la disoccupazione.

 
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