referendum elezioni scheda 350 260

referendum elezioni scheda 350 260Donato Galeone * – Il governo Renzi dopo il voto del 4 dicembre. Il voto del 4 dicembre con un SI o con un NO sarà dato:
– per il superamento del bicameralismo paritario;
– per la riduzione del numero dei parlamentari;
– per il contenimeno dei costi di funzionamento delle istituzioni;
– per la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo 5° della parte seconda della Costituzione.

E’ un atto politico popolare di partecipazione democratica che è o che dovrebbe essere “diverso” per finalità dalla elezione di un Parlamento nazionale, regionale o di Consiglio comunale, perchè non mobilita elettori “per votare persone”.

Il referendum non dovrebbe elevare a dignità di ascolto neppure – coloro che disonvoltamente li praticano – ogni confronto volgare fino agli insulti sia personali che nei rapporti tra gruppi politici, presentando strumentalmente, con altre finalità, i contenuti delle norme proposte per orientare consapevolmente il sostegno popolare o meno di una legge costituzionale.

Sappiamo che il voto referendario per un “SI o di un NO” su una legge costituzionale approvata dal Parlamento e ammessa a referendum impegna responsabilmente milioni di cittadini democratici e li aggrega in gruppi e movimenti o tra partiti che – pur distanti e diversi tra loro o anche antagonisti su proposte programmate di Governo nazionale o territoriale – ritengono di concorrere insieme per orientare il voto popolare verso il “confermare o bocciare” una legge fondamentale dello Stato.

E’ altrettanto chiaro e comprensibile, contestualmente, che per un Governo riformista e suoi Ministri congiunti ai gruppi parlamentari che hanno approvato una legge pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 88 del 15 aprile 2016 – sottoposta a referendum – rappresenta il “fulcro” essenziale su cui poggia quella maggioranza parlamentare del Governo e obbliga a informare tutti i cittadini nel merito del “come” le nuove normative riformatrici incidono, previsionalmente, sulla riduzione dei costi gestionali pubblici; del “come” tendono a migliorare ed estendere l’esercizio dei diritti costituzionali in tempi certi mediante la funzionalità delle istituzioni ad ogni livello e rispondere alle domande dei cittadini, concretamente, ed essenzialmente, col diritto al lavoro e alla sicurezza sociale.

Il voto di maggioranza dei cittadini sarà, comunque, degno di assoluto e massimo rispetto

La maggioranza parlamentare sostenitrice dell’azione riformatrice proposta dal Governo e contrastata con un NO o con un SI dal voto popolare del 4 dicembre 2016 rappresenta e rappresenterà, comunque, il volto vero del Paese, come lo fu nel 1974 col divorzio e nel 1981 con l’aborto e gli “italiani continueranno a fornire l’immagine di un Paese liberissimo e moderno con un voto di progresso al nord come al sud, nelle città come nelle campagne e nelle periferie urbane”.

Furono queste le parole sui referendum di Enrico Berlinguer – trent’anni fa – intervistato da Eugenio Scalfari e che personalmente condivido, ancora oggi, avendo votato liberamente “si” al divorzio e “no” all’aborto come voto di progresso tanto per l’esercizio di libere volontà tra persone adulte quanto per la salvaguardia, con aiuto solidale, alla donna che custodisce il seme della vita umana.

A mio avviso il voto del 4 dicembre sulla riduzione del numero dei parlamentari e il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni oltre alla soppressione del CNEL e alla revisione adeguata, al terzo millennio, del Titolo 5° della parte seconda della Costituzione completata dal superamento del bicameralismo paritario e attuando l’ impegnativo accordo (Cuperlo, Rosato, Zanda e Presidente del PD) di modificare la legge elettorale sui collegi per eleggere i deputati; sul no al ballottaggio; sul premio di governabilità e la elezione diretta dei nuovi senatori appare, ragionevolmente e complessivamente, una condivisible proposta normativa di cambiamento e di progresso.

Io penso e condivido che ogni proposta di cambiamento può essere non quella desiderata per alcuni o soddisfacente al meno peggio per altri. Ma se il referendum del 4 dicembre è opposizione alla permanenza in carica del Governo Renzi – come appare prevalentemente tra i sostenitori del NO – il voto di maggioranza dei cittadini sarà, comunque, degno di assoluto e massimo rispetto.

E il Presidente del Consiglio Matteo Renzi con il suo Governo – sostenitore della riforma costituzionale se non voluta dalla maggioranza dei votanti italiani – deciderà con il Capo dello Stato e il sostegno della maggioranza del Parlamento – se proseguire la governabilità del Paese fino alla normale scadenza della legislatura.

(*) ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale Cisl Lazio

 

 
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