Suicidio Tiziana Cantone 350 260

Suicidio Tiziana Cantone 350 260di Antonella Necci – La ragazza napoletana morta suicida qualche giorno fa, perchè non sopportava la vergogna della diffusione in rete di un video hard che la vedeva protagonista, fa riaffiorare, e aggiungo “di nuovo”, la distinzione tra comportamenti femminili e maschili, che servono ad una società fondata suile fobie, per far credere di essere civile e prospera.

Il suicidio ha in sé delle dinamiche che ci sfuggono e che fanno ricercare, una volta ci si trova di fronte a tale gesto, delle scusanti o delle attenuanti che mettano a posto i nostri rimorsi di coscienza. Il suicidio scuote per un attimo le fondamenta su cui basiamo la nostra vita, come un terremoto entra dentro di noi e ci blocca e ci costringe a pensare sul “perchè” di tale gesto. Lo scatenarsi in rete di tanti commenti lo dimostra. Siamo feriti da un simile gesto e con le parole ricerchiamo un anestetico e qualche fascia che ricopra la parte ferita facendola guarire. Niente deve essere “in vista”, perchè noi siamo forti e mai potremmo commettere simili gesti.

Il problema è che siamo tutti uguali di fronte a simili situazioni, solo che non lo vogliamo ammettere. Così ci facciamo sommergere dalle giustificazioni dei media, dalle accuse dei benpensanti, dalle fobie dei sessuofobi, dalle parole di pietà di gente di chiesa, dalle scarne parole o sguardi di compassione dei più. Tutto va bene pur di ricoprire quella famosa ferita che ci ha fatto sentire, per un istante, così tanto vicini a quella ragazza.

A nulla è servita la “rivoluzione sessuale”, se ci si scandalizza per un video hard dove la donna è protagonista. A nulla è valsa “la parità” tra sessi, se al posto di quel video, ci fossero state le gesta di qualche stallone muscoloso. Gli uomini in quel caso avrebbero fatto un sorrisetto di scherno, ma poi si sarebbero sentiti, di riflesso, orgogliosi delle prestazioni svolte da un loro consimile, e le donne sarebbero andate in visibilio, nell’ammirare le gesta e il fisico di un così portentoso maschio. E la rete non avrebbe “trollato”* nessuno, perché tutti sarebbero stati contenti.

E perchè è questo che il gregge deve fare.

Viceversa se una Tiziana qualsiasi posta un suo video, lo manda a qualche amico, si compiace di fare certe cose con il suo fidanzato, succede sempre che “gli amici”, per gelosia, diventano nemici, e si vendicano. Gli amici degli amici deridono. I benpensanti amici di cotanti amici feriscono. E via via, giù, verso una catena discendente fatta di malvagità dove le parole “giustizia” e “rispetto” non esistono.

Se poi ci troviamo in un paese del sud Italia, dove un branco di rampolli di boss della ‘ndrangheta o di appartenenti alle cosiddette forze dell’ordine, violentano per anni un’adolescente, allora lì, la colpa è solo della ragazza che ancora non si è suicidata.
E si, perché la storia di Tiziana si è accavallata con la storia di altre ragazze che, contemporaneamente, hanno subito violenze ripetute e che solo dopo anni sono riuscite a confessare ai genitori. Questi genitori che ora sono scesi in piazza cercando solidarietà, nonostante la vergogna di avere subito, essi stessi, tale violenza, si sono ritrovati soli, senza l’appoggio dei concittadini, e con l’ovvia frase di rito: “Se l’è meritata”.

Tiziana e le altre ci hanno insegnato e hanno pagato, ma tra qualche giorno svaniranno dietro alla montagna di finta pietà e di indifferenza, come se i loro gesti non avessero avuto alcun significato. Come se la solitudine fosse deprecabile. Come se il coraggio fosse codardia. Come se la distinzione uomo-donna non fosse mai esistita. Mentre invece esiste, eccome se esiste.

16 settembre 2016

*”Trollare” è un neologismo: (Internet) in un newsgroup, un forum, una chat ecc., comportarsi da troll, partecipare soltanto per disturbare, creare confusione e provocare litigi.
(http://www.garzantilinguistica.it/ricerca/?q=trollare)

Di Antonella Necci

Sono Antonella Necci nata a Roma vivo a Roma e insegno lingua e civiltà inglese in un liceo ad indirizzi classico e linguistico. Sono appassionata di storia e filosofia ma voglio provare ad iscrivermi nuovamente all'università. Ho intenzione di ricominciare a studiare per diventare medico, se mi riesce. È sempre stato il mio sogno ma per pigrizia non mi sono voluta misurare con il lavoro da affrontare con la facoltà di medicina.Cos'altro aggiungere? Non mi piace parlare di me!Ah una cosa però la voglio dire: il mio regista preferito è Ken Loach e spero tanto che vinca la Palma d'oro a Cannes visto che presenta un film di connotazione prometeutica!

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