di Ignazio Mazzoli – Visto che si poteva fare qualcosa! Benvenuto il riconoscimento di “Area di crisi complessa per il frusinate”. Ma dando a Cesare quel che è di Cesare e ai lavoratori quel che è dei lavoratori e non solo a loro. Perché? Non si può leggere, senza interrogarsi, la dichiarazione del Presidente Maurizio Stirpe che sollecita a ringraziare il Ministro Calenda e il Presidente Zingaretti per avere tenuto in buona considerazione le ragioni di questo territorio (su Il Messaggero del 15 set 16).
Dopo oltre 20 mesi di proteste e di proposte sempre inascoltate e spesso ridicolizzate da incontri farsa inutili e miranti a negare ogni emergenza e difficoltà, oggi ci si dice che qualcuno ha “tenuto in buona considerazione le ragioni di questo territorio”.
Siamo all’incredibile, dovremmo ringraziare chi (da Zingaretti ai suoi consiglieri di provenienza ciociara per mesi con il sostegno dei loro colleghi parlamentari) ci hanno spiegato che era tutto a posto, che le proteste non avevano ragione d’essere che la Regione aveva fatto tutto il suo dovere e che l’accordo di programma Anagni-Frosinone aveva già dato quello che poteva dare e non poteva essere rimodulato.
Poi, siamo arrivati alla sua scadenza del 3 agosto 2016 e sotto la spinta delle proteste operaie e dei disoccupati si “è prodotto un decreto di proroga” dell’accordo stesso con l’impegno a correggerne tutti gli aspetti che l’hanno reso improduttivo. Altro “incredibile”, di fronte alle bugie che per mesi si sono seguite dando responsabilità di poca iniziativa ai sindaci ed agli imprenditori di questo territorio. E poi, quando i primi si sono mossi con un documento firmato da 74 di loro, che conteneva proposte concrete e realizzabili fra cui precisi riferimenti all’Accordo di programma e al riconoscimento di “Area di crisi complessa” per questo territorio, indirizzato a Zingaretti, non l’hanno neppure preso in considerazione.
Brevemente prima di fare un commento:
Era il 6 aprile di questo 2016 quando il Presidente di ConfimpreseItalia, Guido D’Amico, nel corso di un incontro in Provincia, richiesto da Vertenza Frusinate, dichiarava «È sicuramente positivo – che in questa riunione – «si sia fatto esplicito riferimento alla necessità di far ottenere alla provincia di Frosinone lo status di Area di Crisi o di Zona Economica Speciale. Prendiamo atto con soddisfazione che le nostre proposte vengono ritenute utili non soltanto dalla politica, ma anche da altre associazioni di categoria.» Giusto, proproste fino ad allora inascoltate.
Ed era 1l 14 dicembre dell’anno 2014 quando fu posta con forza dai disoccupati e dai lavoratori delle aziende in crisi la necessità di adeguamento dell’Accordo di Programma. Una prima richiesta ufficiale alla quale seguirono le più svariate risposte, da quelle che affermavano che non si poteva modificare, a quelle che ripetevano che la sua funzione si era esaurita occupandosi delle industrie farmaceutiche (che nessuna nuova assunzione hanno fatto) fino al massimo sforzo intellettuale di ripetere che era inutile parlarne perchè tanto l’Accordo di programma era fallito (?). Finché il 20 marzo scorso il Deputato Luca Frusone del M5S in una lunga e documentata interpellanza ai ministeri competenti chiese che spiegassero e prendessero provvedimenti, mentre nello stesso documento chiedeva un deciso intervento della Magistratura perché nella vicenda di questo accordo forse c’erano aspetti da chiarire.
Questo molto in breve quello che c’è alle spalle dell’aver “tenuto in buona considerazione le ragioni di questo territorio”. A noi pare che abbiano fatto il minimo indispensabile, anche perché le emergenze stanno tutte in piedi prive delle necessarie risposte immediate e non c’è da esultarne. Il vero protagonista di questo primo risultato è il Comitato promotore della Vertenza Frusinate che instancabilmente ha sostenuto le sue rivendicazioni per 22 mesi.
Può essere mai che in questa nostra Italia sia solo campagna elettorale 365 giorni all’anno tutti gli anni e nessuno abbia il senso di responsabilità di vero governante, tanto da riconoscere come stanno realmente le cose e come si sono svolti i fatti. Sarebbe più meritorio per una Istituzione e per chi la rappresenta dimostrare anche con le parole di avere cercato di ascoltare le voci che vengono dal Paese. O no?
Nei prossimi giorni ci sarà da valutare la congruità economica e finanziaria del decreto (carte alla mano) e ritorneremo con le opportune valutazioni.
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15 settembre 2016