burkini 2versioni 350 260

burkini 2versioni 350 260di Antonella Necci – “La rivoluzione dei costumi da bagno vista da me”. È un fatto inaccettabile indossare il burkini in spiaggia. Se si va al mare, si va lì per spogliarsi. Che senso ha prendere il sole vestiti con una palandrana che ti copra capo e collo?

Questo il primo, irritato pensiero che mi sorge alla mente all’indomani della notizia che sulle spiagge di un paese non islamico ci siano tante donne islamiche che rivendicano “la libertà” di stare totalmente coperte sulla spiaggia. E non su una spiaggia per bambini e famigliole cattoliche e benpensanti come possono essere le spiagge italiote. No. Proprio su quelle che, per decenni, sono state il simbolo dei liberi costumi sessuali di tutta Europa. America puritana compresa. Sant Tropez o Cannes, grazie a dive come Brigitte Bardot, sono state il simbolo del fascino della nudità delle donne francesi per gli uomini di tutta Europa. Italiani in prima linea.

La Francia è stata, storicamente, la patria elettiva per gli artisti e i letterati di tutto il mondo, che qui trovavano e ancora trovano il posto ideale per esprimere le proprie idee. Fuori da restrizioni di carattere religioso o politico. La Francia è naturalmente associata all’idea di libertà, scevra da preconcetti ideologici o da pregiudizi clericali. Di questo si dimentica il nostro ministro dell’interno Angelino Alfano, quando bacchetta i francesi esortandoli alla tolleranza.
Verrebbe da dire “da che pulpito….”, ma poi mi dilungherei su disquisizioni che mi porterebbero inutilmente lontano dal punto focale che ho in testa.

Ora, immaginiamo per un attimo la scena di fronte alla quale tanti turisti, provenienti da diverse parti del mondo, giunti in Francia per liberarsi proprio dai pregiudizi della madre patria (chissà perché molti di loro sono italiani. La sola vicinanza tra paesi non credo sia una giustificazione), al giungere in spiaggia o nudi o con costumi ridottissimi, si trovino di fronte ad allegre famigliole islamiche totalmente vestite, con donne coperte dal burkini e uomini in pantaloni lunghi e maglietta. I bambini pure devono essere rigorosamente vestiti per non seguire il cattivo esempio dei loro coetanei.
Di fronte a scene come questa, i francesi, che hanno le loro regole e pretendono che siano rispettate, per rispetto nei confronti di chi, in passato ha lottato per esse, reagiscono in due modi distinti. Inizialmente ti lasciano lo spazio e il tempo necessario per adeguarti a loro, ma se l’uomo islamico comincia a guardare le donne nude lo cacciano dalla spiaggia senza bisogno della gendarmerie. Hanno i loro sistemi di derisione, che saranno forse brutali, ma che sono sufficientemente efficaci.
E coerenti. Perché se tu vuoi guardare le donne nude, caro maschio islamico, allora fai in modo che anche io, maschio francese, possa guardare la tua! Un bel discorso maschilista, ma pragmaticamente efficace.

Se l’islamico insiste nel suo comportamento asociale, allora interviene la gendarmerie che pattuglia costantemente la spiaggia.
Quindi, presumibilmente, le tre donne islamiche di cui si parla, tra le notizie del 17 agosto 2016, devono essere non solo fondamentaliste, ma pure poco graziose in costume da bagno.

Concedetemi la stupidità

È vero che, negli anni 50 e 60, gli italiani che lavoravano all’estero se ne andavano lungo spiagge straniere con teglie di melanzane alla parmigiana e fiaschi di vino rosso, ma che non si dica che ciò può essere equiparato al fondamentalismo islamico.

Per concludere: l’eccessiva tolleranza nei confronti di chi vorrebbe spazzare via un secolo della nostra storia, comprese le guerre mondiali che i nostri nonni hanno combattuto, riportandoci, con la violenza o con un presunto diritto alla libertà, verso un oscuro medioevo sociale, che cosa pretenderebbero di far indossare alle loro atlete, una volta che queste entrassero a far parte dei giochi olimpici in discipline come i Tuffi o il Nuoto? E nella Pallanuoto le sette atlete in acqua come dovrebbero essere denominate? Il Sette Nero?
E nei tuffi, dove i giudici devono giudicare il corretto movimento di ogni singolo muscolo, la discesa in acqua perfettamente verticale, l’entrata in acqua senza sollevamento di spruzzi…… ve le immaginate le islamiche che si tuffano con il burkini che copre tutto il corpo e tutti i movimenti, che scende giù a mongolfiera, di sicuro fissato con dei lacci per coprire le gambe e che, una volta in acqua, a meno che la donna non sia ben “incaprettata” rischia addirittura di farla affogare?
E a quel punto che farebbero i fondamentalisti? Proibirebbero i tuffi o il nuoto tra le discipline olimpiche? O la ginnastica ritmica? In quel caso ritorneremmo direttamente a “prima degli antichi Greci”, che hanno inventato le Olimpiadi proprio per mostrare la perfezione dei corpi nudi.

Pensateci dunque prima di dimostrare tanta ipocrita e benevolente tolleranza di fronte a certi malcostumi. E anche prima di riempirvi la bocca, come tanti fantocci, professando una universalità tra popoli che in alcuni casi è quasi impossibile.

Di Antonella Necci

Sono Antonella Necci nata a Roma vivo a Roma e insegno lingua e civiltà inglese in un liceo ad indirizzi classico e linguistico. Sono appassionata di storia e filosofia ma voglio provare ad iscrivermi nuovamente all'università. Ho intenzione di ricominciare a studiare per diventare medico, se mi riesce. È sempre stato il mio sogno ma per pigrizia non mi sono voluta misurare con il lavoro da affrontare con la facoltà di medicina.Cos'altro aggiungere? Non mi piace parlare di me!Ah una cosa però la voglio dire: il mio regista preferito è Ken Loach e spero tanto che vinca la Palma d'oro a Cannes visto che presenta un film di connotazione prometeutica!

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