riformacostituzionale 350 260di Daniela Mastracci – Mi accosto con pudore alla nostra Costituzione perché chi l’ha pensata e scritta e poi votata, ha vissuto un tempo che noi non riusciamo ad immaginare, nemmeno se lo studiamo, ne leggiamo, ne vediamo documenti filmati. Ed era un tempo che non riguardava soltanto noi Italiani, esso riguardava l’Europa tutta, il mondo intero. E proprio quando la guerra finiva, ne cominciava un’altra, dentro la quale i costituenti si sono venuti a trovare e che hanno dovuto gestire ideologicamente e moralmente, assieme a tutta la complessità ideologica già di casa nostra. Di fronte a tale scenario chi ha saputo muoversi e assumere decisioni che sono divenute lettere chiare negli articoli della costituzione, non può non farmi provare pudore anche a sostenere le ragioni della sua difesa dalla riforma che ne modifica 47 articoli.
La costituzione italiana rappresenta l’incontro tra le tre tradizioni di pensiero presenti nella Costituente: quella cattolico-democratica, quella democratico-liberale e quella socialista-marxista. La Carta si compone di una premessa, in cui sono elencati i principi fondamentali, e due parti, rispettivamente dedicate ai diritti e doveri dei cittadini e all’ordinamento dello Stato.

E’ CONDIVISA perciò vale

Possiamo sostenere che il valore della Costituzione stia nel suo essere CONDIVISA? Credo proprio di Sì. Potrei dire che la Carta uscita dai dibattiti della Commissione dei 75 sia trasversale rispetto a tutte le forze politiche in quella rappresentate. E questo perché la Costituzione doveva essere un testo nel quale riconoscersi TUTTI: davvero come una CASA comune. Poi gli arredi e la disposizione dei mobili avrebbero potuto dividerci: cosa mettere, dove, in che modo…un tramezzo forse da buttare già…una risistemata, una ritinteggiata…ma la struttura portante non si tocca, è salda e resta oggi per restare domani: tiene in piedi tutta la casa.
La Costituzione è stata il risultato di una fase progettuale lunga e ricca di idee, PLURALI, DIVERSE, ma che hanno trovato una CONVERGENZA: la Costituente è stata un Modello di attività politica come pensiero e parola di tutti e di ciascuno, un ‘Assemblea che i cittadini italiani, donne e uomini, avevano votato, quel 2 giugno 1946, assegnandogli quell’obiettivo: fondare la Casa comune. Tutti gli Italiani sapevano quale fosse la posta in gioco e sapevano che spettava loro scegliere i propri rappresentanti, perché di quella posta alta si occupassero assieme. Che litigassero se ce ne fosse stato bisogno! Ma che giungessero ad un testo condiviso! Questo il mandato degli elettori. Questa la partecipazione sovrana che poi la Costituzione sancirà, una volta e per sempre, nel primo articolo.
Nei lavori della commissione si sono incontrati e, a volte, scontrati forze e ideali diversi (comunista, socialista, cattolico, liberale) che però hanno saputo giungere a una sintesi, quella costituzionale, che da allora sta alla base della stessa vita democratica del nostro Paese. Approvata il 22 dicembre 1947 con 453 voti favorevoli e 62 contrari, la Costituzione entrò in vigore il 1° gennaio 1948. L’approdo a una Costituzione condivisa è stato quindi il frutto di un accordo tra diverse sensibilità – liberale, democratica, cattolica e marxista, tanto che Bobbio l’ha definita l’unico vero compromesso storico della storia repubblicana.
Se la Costituzione è la nostra casa comune, è quella che custodisce i nostri “Lari”: quella che ci lega al nostro comune passato, che ci fa riconoscere; e quella che, forti di questa comune appartenenza, ci sostiene nel presente e ci fa progettare il futuro. Senza strappi, con riforme nella continuità, nel solco di quello che a mio avviso è il cardine e principio ordinatore della Carta e cioè la “publica utilitas”, il Bene Comune, espresso con formule tipo “interesse della collettività”, “interesse generale”, “funzione sociale”, “fini sociali” e altre simili.

La nostra base di valutazione

Allora si cammina in avanti ma su una strada riconoscibile. E si sa di andare avanti perché, se ci si guarda indietro, si continua a vedere la strada che avremo percorso, e quella vista ci rassicura che non stiamo deviando in malo modo, non stiamo prendendo scorciatoie, presunte, pericolose. Insomma non avventurieri, non ciechi viandanti, ma viaggiatori accorti. Questo si chiama conservazione? Questo è l’antitesi delle riforme? Credo sia senso di responsabilità e l’umiltà di chi capisce che quando tanti, competenti e oltremodo seri (perché le condizioni storiche non ammettevano alcuna audacia, ma semmai attento coraggio), avevano coniugato culture politiche tanto diverse, chi veda, insomma, tali competenze all’opera, se ne senta fiero e riconoscente e non velleitario revisore, dati i tempi di doveroso (?) cambiamento. Perché mettere in discussione quell’Assemblea e quei Costituenti e non mettere in discussione il “doveroso cambiamento”? perché avrebbero sbagliato i costituenti e invece siano del tutto nella ragione i revisori? Ecco almeno poniamoci questa domanda: riconosciamo che il tempo di oggi non è la fine di alcuna guerra; non è il “niente” che ci viene sventolato davanti agli occhi se la riforma non fosse attuata; non è il difficile ma altissimo compito di fondare un’Italia dopo che gli Italiani avevano addirittura combattuto su fronti opposti, non sapendo nemmeno più se fossero connazionali oppure no. Oggi non c’è alcun dramma storico-politico che giustifichi una revisione così ampia della nostra costituzione. Semmai il dramma attuale sta proprio nell’averla disattesa troppo a lungo e mi associo a Salvatore Settis quando scrive che la Costituzione va attuata piuttosto che riformata. (come suona il sottotitolo del suo libro “Costituzione! Perché attuarla è meglio che cambiarla”). E aggiungo una domanda che un altro importante referente quale è Zagrebelsky ci pone: se è vero che “ce lo chiede l’Europa” (la riforma, si intende!), “quale è l’Europa alla quale volete dare risposte?”, la stessa che ha scritto e recapitato all’allora “caro primo ministro” la lettera del 5 agosto 2011, “contenente un vero e proprio programma di governo ultra-liberista in materia economico-sociale, associato all’invito di darsi istituzioni decidenti per eseguirlo in conformità”? (G. Zagrebelsky, “Loro diranno, noi diciamo”, Editori Laterza, pag.4,5)
Queste riflessioni non significano reputare intoccabile la Carta. Di modifiche ce ne sono già state e ce ne possono essere, come gli stessi costituenti avevano previsto e normato. Modifiche però caute, un articolo per volta, non ritoccando così estesamente 1/3 della costituzione. Ecco la mia riflessione si sofferma appunto sull’estensione della revisione, perché sembra la risultante di una critica ad ampio spettro, quasi una nuova costituzione. E mi chiedo se, di fronte ad un’opera di riforma costituzionale tanto ampia, ci sia stata oggi quella stessa chiarezza di intendimenti, quello stesso mandato popolare, quella stessa condivisione e partecipazione che gli Italiani hanno vissuto e condiviso da quel 2 giugno fino all’entrata in vigore del testo che verrebbe adesso così tanto modificato.

 
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Di Daniela Mastracci

Daniela Mastracci.Sono nata l'11 marzo del 1970 e insegno nel Liceo Scientifico del mio Comune, Ceccano. Sono Prof e Mamma di due figli che mi crescono intorno mentre scopro che mi piace scrivere.

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