di Daniela Mastracci – E se gli capitasse di restare a pensare a una qualche discussione in corso nel Consiglio regionale di provenienza, o in quello comunale? E viceversa? O che quella stessa discussione pretenda tempi incompatibili con il viaggio per o da Roma? Come gestire la tempistica? Come regolamentare la partecipazione a questa o a quella Assemblea? E cosa ragionevolmente attenderci, noi cittadini, da quella ipotetica regolamentazione? Rebus sic stantibus, la presenza e l’attenzione del senatore-consigliere (sempre che ce ne sia) dove resterebbe? E la responsabilità verso l’istituzione di turno? E verso i cittadini che si aspettano che i loro rappresentanti, nelle diverse istituzioni, facciano i loro rappresentanti? A tutti i livelli ormai ci chiediamo quasi spasmodicamente di chiarire “chi fa cosa”: capacità e competenze!!! Sviluppate in modo particolaristico, a mio modo di vedere, ma comunque una sorta di diktat che, in funzione della logica dell’efficienza (e quindi compatibile con le attese del governo circa il decisionismo e la velocità del nuovo assetto parlamentare!), dovrebbe portare i migliori risultati! Sembra, invece, che ci sia un po’ di confusione a proposito di chi fa cosa: se svolgo le funzioni amministrative di Sindaco e/o Consigliere regionale, dovrei avere capacità e competenze nell’amministrazione.
E vediamolo “chi fa cosa” e in che modo!
E, a meno di confondere amministrazione e politica, i Senatori dovrebbero essere politici: dovrebbero essere i legislatori, promotori di scelte politiche, di priorità, di direzioni verso le quali la Repubblica verrebbe indirizzata. Qui invece gli amministratori diventano politici e i politici sono amministratori. In più da senatori siedono in un Senato che “valuta le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni e verifica l’impatto delle politiche dell’Unione Europea sui territori” (art. 55, comma 5, della “riforma”). Non sembra che qui il senatore (politico) valuti se stesso (l’amministratore)? Prevengo poi la risposta di chi direbbe che il nuovo Senato non ha competenze legislative: per questo si è fatta la riforma: per andare oltre il bicameralismo perfetto. Beh quello perfetto è stato superato, ma di certo non il bicameralismo: basta andare a leggere (con grande sforzo, aggiungo) l’articolo 70 della riforma, dove si elencano le funzioni legislative del Senato.
Ma le situazioni al limite del razionale non finiscono quà
Sarà un’assemblea di nominati: > art. 58 della nostra Costituzione abrogato nella “riforma”: ovvero è stata abrogata, per il Senato, l’elezione diretta e sovrana, a suffragio universale, da parte di tutti i cittadini da 25 anni in su. Art. 57 della “riforma”: al comma 2 si scrive che i senatori sono eletti dai consigli regionali e dai consigli delle province autonome di Trento e Bolzano, “tra i propri componenti”. Ma in rispetto di cosa? Degli elettori? Gli elettori votano due volte? Ovvero votano per i consiglieri e per i sindaci e poi, tra questi, votano i senatori? Oppure no? E se No, allora il senato non è eletto dagli elettori, ma è nominato dai consigli regionali. E sulla base di che? Come saranno eletti? Non è dato sapere: questo punto è rinviato. Sarà poi una legge elettorale bicamerale a stabilire la disciplina nel dettaglio. Paradossale che si istituisca il nuovo senato senza sapere come sarà eletto.
L’assemblea erratica
Sarà un’assemblea erratica: chi va e chi viene > I senatori provengono da consigli regionali e consigli comunali eletti in elezioni amministrative (non elezioni politiche), e in tempi diversi (le elezioni amministrative non coincidono su tutto il territorio nazionale), dunque con inizio del mandato senatoriale, e fine del medesimo, in tempi diversi. L’assemblea non ne risentirà in capacità di dialogo? Di studio delle nuove leggi da deliberare? Insomma di lavoro assembleare in toto? E se un sindaco fosse commissariato? I tempi di inizio e fine del mandato senatoriale non vengono a dipendere da contingenze troppo imprevedibili?
Sarà un’assemblea di incerte maggioranze: connesso al secondo punto > all’inizio del loro mandato, senatori di una certa area politica, determinano una certa maggioranza, questa però differirà, ipoteticamente, con la fine del mandato di quei primi senatori (nel frattempo terminato, cioè, il mandato come consigliere o come sindaco) e l’inizio del mandato di altri senatori: è immaginabile, cioè, che i nuovi senatori non provengano dalla stessa area politica dei precedenti, o anche che, nel frattempo, pur restando la stessa l’area politica, questa abbia cambiato posizione. Accadendo i tali inizi e fine in tempi diversi e sovrapposti, la maggioranza sarà mai una certa maggioranza? E per quanto tempo? Dunque questa incertezza e fluttuazione della composizione del senato potrà garantire quella governabilità di cui si parla tanto?
Sarà un’assemblea di competenze incerte: su cosa legiferano? Perché legiferano eccome! > Articolo 70: Proliferazione di tipologie di leggi (comma 1); differenziazioni tra modalità di legiferazione (comma 2-5). Semmai ci fosse da decidere “eventuali questioni di competenza” (?), allora interviene il comma 6 che recita così “I Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti”. Sembra la catena infinita delle cause! Ho capito che siamo di fronte ad un governo che fa metafisica! Gli suggerirei un accordo “pragmatico” (ambito in cui dovrebbero eccellere) su UNA causa prima e non se ne parli più! Ma forse ce l’hanno già la causa prima solo che esplicitarlo “fa brutto”.
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