200milainpiazza 2012 06 16di Donato Galeone* – Dal 5 al 19 giugno nel nostro Paese e poi col voto referendario nel Regno Unito – per stare dentro o fuori l’Unione Europea – abbiamo rilevato che la forza della “democrazia” permette di indicare anche cambiamenti verso il “come e cosa fare” – essenzialmente con il lavoro – per rispondere ai bisogni umani evitando, comunque, di spaccare la solidarietà nelle comunità.

Sia il disagio sociale all’interno delle grandi e piccole comunità e sia la discusssione sull’ordine dato alle economie e alla finanza negli ultimi 25 anni, tanto con l’Atto del 1992 che istituiva il grande mercato unico europeo quanto col negoziato tra Usa, Canadà e Messico del 1994 hanno dominato e alimenteranno, finalmente accelerandolo, il confronto politico locale, nazionale ed europeo.

Nell’ultimo quarto di secolo, certamente, furono fatte scelte e aperto cantieri competitivi anche verso i paesi asiatici ed emergenti sostenuti da un mercato globale non regolato entro cui – come osserva Federico Rampini – aveva in embrione potenziali problemi destinati a esplodere dopo, appunto, un quarto di secolo.

Il PD faccia una riflessione vera sul momento politico

Mi permetto aggiungere che le ricchezze ed i profitti cumulati nelle mani di pochi e il disagio sociale crescente nelle piccole e grandi comunità con basso salario e riduzione di posti di lavoro umano – sostituito dalla innovazione tecnologica finanziaria – hanno legittimato ammortizzatori sociali di sostegno al reddito che, nel tempo, hanno reso sempre più povere le persone e le famiglie ai limiti della sopravvivenza quotidiana.

Ed ecco la esplosione ancora tacita e diretta delle persone, una metà circa, che esplode con il voto popolare e l’altra parte che non partecipa al voto ma viene raccolta e favorita da speculatori e profittatori politici dell’euro no e con il falsato ritorno alla frontiere rigettando i trattati di libero scambio, da rinegoziare e gli accordi sull’emigrazione, da condividere nella dimensione europea.

Ma il rinvio della Direzione PD a lunedì 4 luglio e gli 8 punti della relazione del Segretario anche Presidente del Consiglio dei Ministri meriterebbe – punto per punto – una riflessione vera sul momento politico e “sul che fare e cosa fare” tanto nella dimensione europea, nazionale, regionale e locale.

Perchè – come scrive il mio caro amico Elia Fiorillo – “ una cosa è l’immagine da salvaguardare e un’altra cosa sono i risultati da portare a casa” altrimenti con il prevalere della immagine ed il sorriso del “rottamatore decisonista indefesso” ma non dialogante e non rispettando forze sociali e libere organizzazioni socio-politiche intermedie – quanto sul lavoro che manca tanto sulle povertà che crescono – qualche “crepa” nell’opinione pubblica non può non essere motivata e registrata, così come avvenuto, col voto per il rinnovo degli enti locali del 5 e del 19 giugno 2016.

E questa crepa – derivante da un reale disagio sociale – viene subito raccolta il 22 giugno (E.news 433) dal Segretario del PD e Capo del Governo che dice di voler “ascoltare con attenzione il messaggio delle amministrative 2016, di accogliere volentieri suggerimenti e pensa utile che il PD e il Governo cerchino di capire come e dove possiamo fare meglio”. Aggiunge di “aprire di più al territorio, alle riflessioni e alle critiche dei cittadini, ai suggerimenti degli amministratori locali e dei circoli (PD)”
Il reale e vero disagio sociale non si riduce con le parole, l’immagine e il sorriso – sempre gradevoli – ma solo con decisioni e intelligenze politiche dialoganti su proposte – da “ascoltare con attenzione” – sia degli Amministratori che delle rappresentanze di parti sociali territoriali, nella dimensione regionale, ricostituendo un continuo e indispensabile raccordo “istituzionale” ad ogni livello comunitario.

Come fronteggiare la emergenza disoccupazione

Le normative e le regole riformatrici mirate solo nei tempi di media e lunga scadenza, pur essenziali e necessarie – compresi i contenuti delle proposte di adeguamento costituzionale possibili nei paesi democratici – devono, sempre, coniugarsi e rispondere alla realtà umana comunitaria che vive il Paese non sottacendo ma neppure eccessivamente esaltando – come in questi giorni – la “riduzione disocccupazionale” o gli aumenti degli zerovirgola del prodotto interno lordo tra Sud, Centro e Nord, a fronte del debito pubblico cumulato che pesa sul cittadino italiano e il numero degli iscritti ai Centri per l’Impiego aumetano in attesa di lavoro; gli investimenti pubblici e privati che si annunciano con il “masterplan mezzogiorno” e che, sappiamo. esclude il basso Lazio già ex area Cassa Mezzogiorno.

Ed ecco che i 74 Sindaci – Amministratori dei Comuni della Cociaria – sulla persistente disoccupazione (135.000 in provincia di Frosinone) sottoscrivono, responsabilmente, un documento proponendo alla Regione Lazio il “come fronteggiare la emergenza disoccupazione” sia a breve tempo e alle scadenze delle indennità previdenziali dovute per la cessazione dei rapporti di lavoro e sia a medio tempo – con la riattivazione della legge regionale n.4/2009 – mediante la istituzione di un “reddito minimo di inclusione sociale” finalizzato al “ricollocamento e collocamento” sia a favore di cittadini che hanno perso il lavoro e di giovani e meno giovani che intendono partecipare attivamente sia a programmi di adeguamento professionale e sia a progetti di interesse sociale locale e comunitario.

Il 26 gennaio scorso scrivevo su questo giornale che ormai è condivisibile quanto accettabile che un ammortizzatore sociale universale di ultima istanza dovrebbe essere l’accesso al “reddito minimo” alla persona cittadino che non lavora e che, peraltro, dal punto di vista economico quel sostegno – è stato rilevato – ha comunque un impatto positivo sui consumi anche in momenti di crisi.

Queste mie riflessioni tanto riferite a Matteo Renzi – Segretario del PD e Presidente del Consiglio – che dice di volere “ascoltare con attenzione” quanto al Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti che tende ad accelerare l’attivazione del “reddito minimo” finalizzato al ricollocamento e al collocamento al lavoro nel Lazio.

(*) ex Segretario Provinciale di Frosinone e Segretario Regionale CISL Lazio.
Taranto, 8 luglio 2016

 
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