di Ignazio Mazzoli (una testimonianza in video) – Lei come si chiama? “Vittorio Pizzuti”. Perché è qui in questo sit-in davanti alla Prefettura? “Da oggi non ho più reddito. Cessa l’assegno di mobilità”. Che significa per lei? “E’ una situazione gravissima, ho una famiglia con due figli che studiano e ho 48 anni”. Mentre ascoltiamo questo disoccupato ex lavoratore Videocolor-Videocon, una delegazione di Vertenza Frusinate è già in Prefettura, qui in piazza della Libertà restano in sit-in circa 25 disoccupati che sono giunti da diversi comuni della provincia del nord e del sud e dal sorano anche.
La delegazione ritorna e chiediamo subito a Gino Rossi un resoconto dell’incontro. Chi vi ha ricevuto, il Prefetto, come è stato il colloquio, ci sono novità? «Siamo stati ricevuti dal Vice Prefetto dott. Carlo Torlontano, perché, il Prefetto, la dottoressa Emilia Zarrilli è fuori sede. Abbiamo esposto il nostro giudizio amaro e duro sull’incontro svolto il 27 maggio presso la sede decentrata della Regione Lazio: inutile e inconcludente perché non sono state risposte all’emergenza, ma solo promesse per il medio e lungo termine. Abbiamo ottenuto la data per l’incontro con il Prefetto: giovedì 16 giugno alle ore 12. Non rinunciamo al dialogo e non rinunciamo alla ricerca di risposte concrete». Dopo aver parlato con noi Rossi incontra il Presidente del Psi, Gianfranco Schietroma che si intrattiene a lungo con i disoccupati che numerosi si sono fatti intorno a lui, intento ad ascoltarli attentamente. Anche nel sit-in di eri in piazza Gramsci i disoccupati avevano trovato orecchie attente, infatti ii deputato Luca Frusone del M5S si era trattenuto con loro fino alle 13,00.
Malinconia, amarezza e soprattutto preoccupazioni
Oggi le presenze sono state numerose, ma nessuno di loro ha sottolineato questa circostanza. La malinconia, l’amarezza e soprattutto le preoccupazioni per il futuro erano disegnate sui volti di tutti. La mancanza di prospettive riusciva a risvegliare solo la rabbia, la sensazione costante di essere presi in giro, di non essere considerati né come cittadini né come persone . Una condizione che non ha bisogno di molte parole per essere descritta: a qualunque ricerca di dialogo, a qualunque domanda di curiosità immediato rispondono con l’attacco alla sciagurata riunione del 27 maggio. La più immediata reazione la definisce immediatamente “un’inutile occasione per la propaganda elettorale, maledetto 5 giugno”.
«Il Tavolo sul Lavoro lascia tutti a digiuno» titolò “Ciociaria Oggi” ed è così che si percepiscono, in questa giornata, i disoccupati che restano senza reddito, insieme alle loro famiglie.
Tuttavia ci sono alcuni argomenti su cui non tacciono: “Per soli 500 lavoratori dell’area Anagni Frosinone sarà finanziato un bonus di assunzione di 8 mila euro che si aggiungeranno agli sgravi previsti dal Jobs Act”. Tutto falso. 1) Infatti, hanno appreso, laddove si parla di bonus di 8000 euro alle imprese disposte ad assumere che i 500 posti sono destinati a chi ha meno di 50 anni; 2) non sono solo per l’area Anagni-Frosinone ma per tutte le aree che nella Regione hanno accordi di Programma, quindi anche il territorio di Rieti… cioè diventa una miseria che dovrebbe essere operativa dal 15 giugno, di cui ad oggi non si conoscono i criteri, né si sa se c’è già una delibera di giunta per cui i soldi sono sbloccati e tanto meno c’è una mappatura delle aziende del territorio che vogliono assumere. “ I lavori socialmente utili con fondi europei”, bene, ma sono solo per chi ha compiuto sessant’anni e soltanto se il governo autorizzerà lo “stato di crisi complessa”, comprenderebbe anche i cinquantacinquenni. Ancora una volta, tutto da definire “per bene” in Giunta regionale. Dulcis in fundo che più di ogni altro accende la rabbia: “il micro credito” è quello che fa inca…re i disoccupati che non sanno che farci se sono avanti negli anni. Dicono che sia operativo, infatti ci sono 35 milioni da assegnare per un massimo di 25 mila euro (tra 5.000 e 25.000 euro) a chi presenterà progetti, una volta approvati. Evviva!!!. Ma si sta rivelando solo un ottimo strumento per le clientele.
Certe strutture sindacali hanno smarrito la propria autonomia, non promuovono rivendicazioni ma clientele
Leggete! leggete quanto segue. Uno dei presenti (che ci ha chiesto l’anonimato) telefona al Caf del Cgil per avere informazioni. Bene, questo è il percorso da fare. Ma. C’è un ma inaspettato. “Siamo ancora occupati con la denuncia dei redditi, fra qualche giorno inizieremo ad occuparcene, ora se servono informazioni veda se qualche suo amico conosce il Consigliere regionale XX e fatevi dare tutte le informazioni, d’altronde è la Regione che se ne deve occupare. Eccezionale per rivelare il ruolo del microcredito: una greppia per le clientele. Perché dare il nome di un solo consigliere regionale e non anche quelli degli altri tre che rappresentano in Regione questo territorio se è quest’Istituzione che se ne occupa? Che cosa ci fa capire la risposta di quel Caf? Che è legato ad un consigliere e lavora per lui? E’ la riprova che certe strutture sindacali hanno smarrito la propria autonomia? Queste enormità non si verificavano neppure ai tempi della “cinghia di trasmissione” con il più vecchi ed antico Pci. Ma che diamine! Già il microcredito, per come è impostato, è un provvedimento che darà risultati secondo “uno su mille ce la fa” per dirla con Gianni Morandi, se poi ci mettiamo il vincolo alla clientela chiediamoci, ma che strumento è per combattere la disoccupazione?
Accerteremo questo episodio per darvi anche il nome di cotanto consigliere forse in preda a delirio di onnipotenza, Intanto restano validi da conquistare tre strumenti: il “Fondo di dignità per i lavoratori” proposto da L’Inchiesta-quotidiano e da UNOeTRE.it, la legge per un Reddito di Cittadinanza che il M5S presenterà nei prossimi giorni in Regione Lazio e l’intervento proposto dal Presidente di ConfimpreseItalia, Guido D’Amico, che prevede per le aziende di questo territorio che hanno avuto già finanziamenti regionali di assumere 1 o 2 lavoratori dalla lista dei disoccupati beneficiando di qualche sgravio fiscale.
C’è ancora ragione per battersi!
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