
di Daniela Mastracci – Vediamo un po’: che cosa è l’Ironia? Si tratta di vedere le cose dall’alto, né più né meno!
Si tratta di mettersi sopra una sedia e guardare in basso…ma quel capello che stava là sotto il tavolo? Quella briciola di pane? E le pieghe della coperta?… Beh, se ti metti sopra una sedia, o magari sopra l’ultimo piolo della tua scala di casa, allora ti accorgi che il capello non lo vedi più; la briciola s’è fatta piccola piccola, insignificante, direi…e la piega della coperta? Vabbè ancora si vede ma guarda bene! In fondo è soltanto un dettaglio insieme a tanti…tutti insieme fanno la tua stanza, fanno un po’ te…mica sei senza pieghe? La tua stanza non ti rifletterebbe e rischieresti di diventarne estranea. Meglio qualche piega no?
Insomma se mi metto sopra l’ultimo piolo della mia scala di casa, le cose le vedo più piccine e questo che mi dà? Direi che mi dà un po’ di rilassatezza, tranquillizza l’ansia, mi riappacifica con me stessa. Ma non solo! Le cose che parevano tanto grosse si sono fatte piccole, le vedo dentro un contesto più grande di loro e loro magicamente rimpiccioliscono…sono meno gravi di prima, meno urgenti, meno importanti. O almeno sono diventate importanti assieme a ciò che le circonda e che comunque gli fa da contesto. E quindi almeno sono diventate relative! Non contano solo loro!
Ecco l’ironia è questo: prendere le cose da lontano, dall’alto, vederle dentro il loro contesto, relativizzarle. Ma soprattutto togliergli tutto quel carico di significato che le attribuivamo prima, alleggerirle. E con le cose alleggerite diventiamo leggeri anche noi, meno avviluppati, meno preoccupati…
L’ironia non è fine a se stessa
Ma non è fine a se stessa l’ironia, però!
Se da un lato rifletto la levità dell’ironia; dall’altro essa mi allarga talmente tanto lo sguardo che non posso più non vedere tutto intero il quadro, di cui le cose di prima solo soltanto minuscoli tratti di pennello! Vedo un mondo pieno di calcoli, e non quelli dei reni, ma proprio quelli della calcolatrice! sempre conti, conti, conti…non se ne può più di fare conti. E’ stressante. Toglie il respiro. Perché se di tanti dettagli posso riconoscere che sono dettagli, come posso fare ironia sui conti? Come posso non pesare ogni calcolo, ogni somma e ogni differenza? E il quadro mi dice che il mio individuale far di conto (elementare “competenza”) e uguale al far di conto di milioni di miei connazionali…
Ma se allargo ancora di più il quadro, se mi metto sopra l’ultimo piolo di una scala del Mondo, scopro che milioni e milioni di nostri con-terranei (nel senso di abitanti della Terra) i conti non se li possono fare: non hanno nulla da sommare. Hanno solo da sottrarre: ma non sono numeri, quelli che sottraggono, sono se stessi. Sottraggono se stessi, vendono se stessi…nelle forme più diverse, ma nella gran parte dei casi, nella forma della mera e disumana FORZA LAVORO.
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