ceccano monumento 350 260

ceccano monumento 350 260di Luigi Compagnoni, Consigliere comunale di Ceccano – Il discorso pronunciato dal Sindaco Caligiore durante la ricorrenza del 25 Aprile è stato a mio avviso insoddisfacente, poiché, se si eccettuano le dichiarazioni di facciata, è stata fin troppo evidente quell’ambiguità e quel retaggio culturale che mirano a rendere questa giornata una ricorrenza di parte. Il 25 Aprile non potrà mai essere la festa di tutti se non viene abbracciato convintamente in tutti i suoi valori. Caligiore non ha specificato che la Liberazione, che non è un evento di parte politica, è nata dal sentimento condiviso dell’Antifascismo e che questo albergava non solo nei partigiani e nei combattenti, ma anche nei civili, nei comuni cittadini, nelle donne, negli anziani, nei bambini.

Bisognava ricordare il sacrificio dei ceccanesi per la Liberazione

Ad esempio, il sindaco avrebbe fatto bene a ricordare il sacrificio dei fratelli ceccanesi Capoccetta, semplici contadini, trucidati, come tanti altri episodi accaduti in Ciociaria, perché si rifiutarono di consegnare il loro bestiame o si opposero alle angherie dei nazisti: anche questa è Resistenza ai totalitarismi, e non era certo politica! Altri fulgidi esempi di eroismo sono costituiti, nella memoria della nostra comunità da Francesco Bruni, appartenente al gruppo di Giustizia e Libertà o da Luigi Mastrogiacomo, trucidato alle Fosse Ardeatine, appartenente al fronte militare clandestino nella Resistenza romana e quindi non riconducibili a partiti di sinistra. Ancora: è mancato completamente il riferimento – nel discorso del Sindaco – agli undici ceccanesi internati militari morti nei lager nazisti dopo l’8 settembre 1943, scelte dettate certamente non da ideologie politiche ma soltanto dal loro rifiuto di sottostare ai dittatori. Ecco perché la Resistenza ai totalitarismi è stata ed è di tutti, poiché originata dall’odio per l’oppressione e per la privazione della libertà. Di fronte a questi valori, anche il Sindaco Caligiore, ancora troppo timido nell’affrontare certi temi, avrebbe dovuto abbandonare ogni remora ed accogliere nella sua pienezza il significato di questa festa.
Ho spesso parlato di ‘Dovere della Memoria’ inteso come esercizio continuo e indispensabile per la formazione delle generazione future. Proprio in questi giorni la pericolosa avanzata xenofoba verificatasi nel cuore dell’Europa ci ricorda che festeggiare il 71° anniversario della Liberazione non ha soltanto un valore celebrativo ma è un’esigenza attuale per riaffermare con forza e coraggio i valori della solidarietà e dell’accoglienza e che i rischi di derive antidemocratiche non sono scongiurate.
Mai come ora, il 25 Aprile può e deve essere di tutti.

 
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