di Antonella Necci – Non sono brava con i ricordi. Preferisco andare avanti, guardando in faccia il futuro, ammesso che il futuro sia lì ad aspettarmi.
Però da un po’ di giorni mi circolano nella testa alcuni ricordi legati alla mia adolescenza e alle mie vacanze estive in quel di Anagni.
L’IperSidis di via della Navicella è stato il primo supermercato in una zona dove, secondo il punto di vista di una romana, “non esisteva niente”.
Immaginate un po’ le tranquille vacanze di segregazione di una tranquilla studentessa di un liceo romano che per un mese o poco più si trovava di fronte ad una bigotta realtà di provincia, ancora ancorata a tradizioni che ora sono pressoché perdute. Gli unici svaghi che i genitori “all’antica” ci permettevano erano qualche gita in bici, ma solo nei paraggi e massimo fino alle porte di Anagni, e qualche sagra di paese che all’epoca, erano contenitori non già di cantanti di successo come Gigione, ma di oscuri cantanti italiani alla ricerca di affermazione, come Little Toni o Patty Pravo!
Quando il vecchio e il nuovo andavano a braccetto
Insomma il vecchio e il nuovo andavano a braccetto e convivevano con naturalezza.
Quando aprì quel supermercato, con annesso un negozio di abbigliamento dai prezzi molto vantaggiosi, fu una ventata di rinnovamento senza precedenti. Finalmente non eravamo più costretti ad andare, a piedi fino alla fermata di autobus lì vicino, e poi fino al Sidis di Anagni. Una perdita di tempo considerevole, se ragioniamo adottando gli attuali mezzi di trasporto e gli attuali orari. Inoltre dove mettiamo la fatica di caricarsi buste e bustarelle per ritornare, sempre a piedi, a casa, in tempo utile per preparare il pranzo che doveva essere pronto ad un certo orario, pena le litigate con i maschi di casa?
Altri tempi.
L’Ipersidis di via della Navicella ha accompagnato tanta gente che ha vissuto in quella zona, tanti che vi si sono trasferiti, alcuni che provengono da altri paesi e che ancora oggi vanno a fare la spesa a piedi, percorrendo quel chilometro e più di distanza con buste della spesa. Come ai vecchi tempi.
“35 anni di storia e 1 anno per morire”)
Solo che adesso i vecchi tempi si sono fermati. Siamo di colpo ritornati a 40 anni fa. Di nuovo in quella zona non c’è più niente. Si, è vero che oggi, in auto, si può andare ad un altro supermercato, magari più nuovo, più aggiornato, vicino a centri residenziali nati di recente, ma è anche vero che in certe parti d’Italia “Cristo non solo si è fermato ad Eboli”, ma secondo me ha avuto pure difficoltà ad arrivarci.
In conclusione, nell’ osservare, ieri, il manifesto, che i lavoratori Coop hanno affisso davanti ai cancelli chiusi (“35 anni di storia e 1 anno per morire”), l’unica riflessione che nasce riguarda proprio l’idea che con la chiusura di un piccolo pezzo di civiltà si ritorna, di colpo, indietro nel tempo. E a chi giova che l’Italia sprofondi sempre nel Medioevo? La risposta è semplice: giova a chi si deve vantare delle proprie ricchezze e dei propri agi. Giova a chi darà posti di lavoro in cambio di voti politici. Giova a chi, invece di rinnovare un supermercato con potenzialità indiscusse per diventare un mercato ortofrutticolo a costo zero, preferisce chiudere ed intascare i soldi del “fallimento “. Devo ancora continuare, o ci siamo capiti?
19/04/2016