notriv 350 260

notriv 350 260di Daniela Mastracci – E ad un certo punto vedi un brillio, un volto che si gira e ti guarda, un po’ letargico ancora, quasi dormiente…
Ti sta ascoltando, c’è qualcuna delle tue parole che è penetrata oltre corteccia e ha cominciato a schizzare di qua e di là sbattendo tra neuroni…c’è elettricità.

Chi resta più sorpreso è chi sta facendo quell’esperienza inedita: stordito, quasi, attonito, ma il circuito elettrico è acceso, e quelle parole continuano a sbattere dentro cervelli che se proprio fuggono è lontano da se stessi. Ma la fuga ora è sospesa: le parole che rimbalzano si fanno sentire eccome, non si può far finta di niente, non sta accadendo qualcosa là fuori, basta che giro gli occhi e non vedo più=non esiste più. E no, stavolta non posso ignorare perché sono proprio io scosso dal di dentro: che mi capita? Perché tanta confusione, perché mi sento stordito?….e vai con le domande!!! E perché questo? E perché quello? Che sta dicendo la prof? E quelle foto dove si vede il Mare? A me manco piace il mare, non ci vado, non prendo il sole, veramente non lo prendo perché mi vergogno di mettermi in costume, dice la ragazza anoressica. E poi c’è chi vive il mare solo di notte, non gli interessa l’orizzonte, tanto al buio l’orizzonte non c’è. E chi lo vive invece soltanto rivolto al sole, come se il mare fosse la spiaggia, un mega solarium soltanto per tornare rossi e abbronzati. Anche quelli l’orizzonte azzurro non lo vedono mica: occhi alla pelle, alla crema solare, occhi al sole per catturarne ogni raggio, voltati e rivoltati sopra teli unti, inquietanti corpi esposti al calore…

Ste 12 miglia accorciano la distanza, va a finire che quell’acqua nera mi rovina le foto

Insomma torniamo al mare e all’orizzonte. Devo guardare avanti a me verso quella distesa d’acqua, ma non per farmi il bagno, non per giocare a pallavolo, non per fare gavettoni…insomma che lo guardo a fare? E poi devo arrivare fin laggiù, immaginare queste fantomatiche 12 miglia, e quando ci arrivo fin là? E poi che me ne frega? E’ lontano lontano, non mi tocca, non mi riguarda. E però le maree da laggiù arrivano qua. Ste 12 miglia accorciano la distanza, va a finire che quell’acqua nera mi rovina le foto, mi sporca i piedi, e se arriva sulla spiaggia dove mi metto a prendere il sole? Tutto unto, tutto sporco, tutto nero….no no il mare così è meglio di no. E poi magari ci capita un delfino spiaggiato e chissà che altro, insomma pesci morti dappertutto…
Ma che può essere successo? Perché tutto questo nero? E le 12 miglia che c’entrano? Sversamenti petroliferi, boh? Ma non succede mica davvero? Quegli gli impianti li sanno fare bene, perché tanto catastrofismo? E lì a fare spallucce, lì a dirti paranoico, e se per caso gli guizza in testa che se c’è una piattaforma ci sono anche persone a lavorarci sopra magari ti dice anche che vuoi mandarli in mezzo alla strada, che gli togli il lavoro. Insomma paranoici e contro i lavoratori, e aggiungi anche filo arabi perché vuoi che il petrolio continuiamo a comprarlo da loro. Argomenti forti e altrettanto però fortemente non consapevolmente assunti. La battaglia si fa ardua e intanto quel povero Mare resta trivellato e a rischio inquinamento. parlarne diventa affare difficile perché ci si rende conto che si deve combattere su tanti fronti, tanti preconcetti, tanto non sapere, una mare, si, ma di luoghi comuni. Ma tocca spiegare, quei ragazzi devono capire, devono assumere la consapevolezza e la responsabilità del Mare, l’eredità, il futuro. E forse è la parte più difficile perché i ragazzi sono distratti, perché vedono a mala pena solo il lo OGGI. Con un desolante scarto all’indietro, ti dicono vabbè ma che me ne frega? Mica ci posso pensare io? Che risolvo? Chi mi sta a sentire? Tanto sono tutti uguali.

Un varco s’è aperto

Però un varco si è aperto, ineludibile, e lo sanno. Non possono nasconderlo a se stessi. La domanda continua a rimbalzare, e vedono una foto, vedono un video, vedono tutto quel nero, leggono che si può fare qualcosa, sanno del referendum, anche questa è una grande novità, per loro che voterebbero per la prima volta. E sapete cosa arriva a dire dopo giorni di mobilitazione? Che bello votare QUESTO come mia prima volta!!! E’ bello votare SI ed è bello che io inizi proprio così la mia cittadinanza attiva. E allora ti accorgi che è successo. Ti accorgi che quei ragazzi amano, e non lo sapevano. Si accorgono che possono sentire altro dal solo immediato. Si accorgono che vale la pena uscire di casa, parlare con le persone, incontrarsi, raccontare il MARE e denunciare il suo abuso, i rischi, la bruttezza. E se ne vanno in giro, con i volantini sotto le braccia. Camminano per strada ma gli occhi non sono più solo alle vetrine o abbassati sugli schermi dei cellulari. Anzi se li chiami o mandi un messaggio ti rendi conto che sono off line da oltre mezz’ora, un’ora addirittura…tempi biblici, di questi tempi! E hanno gli aperti, svegli, brillanti. E non si spaventano di allungare il braccio e consegnare volantini dicendo “SI vota SI”, si vota per il Mare. E sanno anche spiegarne le ragioni, perché le hanno capite. E per una volta sono i ragazzi che spiegano agli adulti o ad altri ragazzi come loro. Hanno preso coscienza.
E poi si divertono. Ridono. Fanno battute. E si ingegnano per fotografare queste giornate strane. Ecco che la creatività esplode e si condensa in fotografie artistiche, piene di colore, piene di NATURA: hanno capito davvero! Perché in ballo non c’è soltanto il MARE, in gioco, ed è un gioco assai rischioso, c’è l’AMBIENTE TUTTO. Scattano e scattano. Volantini sui fiori, contro luce sopra i rami degli alberi, tra mani che si incontrano…non le hanno scattate dentro le loro stanze, non erano chiusi dentro la loro musica.
Sono usciti per le strade.

 
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