di Ignazio Mazzoli – La lettura del comunicato, puntuale ed essenziale, inviato alla stampa dal Presidente Antonio Pompeo al suo rientro da Roma, non dà l’idea del clima che si respirava mercoledì 9 marzo pomeriggio, nei corridoi e nella sala del Consiglio Provinciale. Non solo ansia e delusione nell’animo e nei volti dei disoccupati, ma anche rammarico e mortificata insoddisfazione nelle parole del Presidente della Provincia che riferivano lo svolgimento della riunione svolta poche ore prima.
Sin dai primi momenti, dopo l’informazione ai disoccupati molto si è scritto con i giusti accenti di preoccupazione e disincanto, anche rabbioso, verso l’operato della Regione Lazio. «Gli ex lavoratori di molte aziende del territorio, oramai dismesse, sono spalle al muro. Senza reddito, senza nessun sussidio. Una situazione che rischia di diventare esplosiva. PAROLE! SOLO PAROLE! Nulla più. La misura ormai è colma.» Così commentava a caldo su Pertè online Cinzia Cerroni. I disoccupati riferiscono, le loro impressioni ad Andrea Tagliaferri de ilgazzettinociociaro.it in questo modo: «Un vero “flop” e sarebbe andata quasi deserta (la riunione ndr). Se è questo l’interesse che hanno le istituzioni su migliaia di famiglie che sono in mezzo ad una strada, siamo disperati». L’autore conclude “Un vero dramma per la provincia ma che vede l’intero Lazio nelle stesse condizioni con una stima di 350 mila persone senza più uno straccio di lavoro.»
Ma che riunione era?
Che cosa era la riunione che si è svolta il 9 marzo presso la Regione? Fino all’ultimo è stato circondata da molta ambiguità. Una nota, semplicemente “della Regione Lazio”, inviata alla stampa locale dice : «A seguito del Comitato di Coordinamento dell’Accordo di Programma Frosinone – Anagni, (…) per far fronte alle problematiche occupazionali del territorio (…) è convocato Il Comitato tecnico composto da un rappresentante per ogni assessorato regionale competente in materia di lavoro, formazione, sviluppo economico, ambiente, bilancio e agricoltura; un rappresentante delle organizzazioni sindacali e un rappresentante delle organizzazioni datoriali più rappresentative a livello territoriale; il Presidente della Provincia di Frosinone e i sindaci di Frosinone, di Anagni e di Ferentino”.»
Ma un tavolo tecnico era stato proposto già nella riunione del 28 gennaio e avrebbe dovuto convocarlo semplicemente l’Assessorato al Lavoro che si era impegnato anche ad invitare un rappresentante di Vertenza Frusinate.
La riunione che si è svolta il 9 marzo non corrispondeva a nessuno dei due annunci. Infatti non erano presenti i sindacati, gli imprenditori e neppure la tanto preoccupante Vertenza Frusinate. Quando lì sono arrivati il Presidente della Provincia di Frosinone e il Sindaco di Anagni c’erano solo dei funzionari di alcuni assessorati e se Antonio Pompeo non avesse preteso la presenza dell’Assessora al lavoro Lucia Valente, neppure questo membro della Giunta sarebbe stato presente. Qualcuno può spiegare questo fricandò di annunci e questa unilaterale modifica delle decisioni del 28 gennaio?
Dopo il 4 marzo ci si sarebbe aspettati un po’ di buonsenso
Eppure questo appuntamento giungeva dopo le vicende del 4 marzo sotto la Prefettura di Frosinone: di cui già si è scritto molto, da parte di tanti, «Passerella del governatore Nicola Zingaretti alla periferia dell’impero romano» (L’Inchiesta), «A questo Nicola Zingaretti, un titolo “Più finanziamenti per tutti” non lo si può risparmiare.» (Alessio Porcu) «Certamente bisogna cambiare passo. Basta con gli annunci, basta con il nascondino, basta con le guerre fratricide. Le emergenze sono tre. La prima è il lavoro: i rappresentanti della Vertenza Frusinate hanno posto un problema reale a Zingaretti: a giugno migliaia di persone non avranno più neppure gli ammortizzatori. Servono risposte vere, non annunci.» (Guido D’Amico).
Quando si legge «No al reddito di cittadinanza per i 130mila disoccupati della provincia di Frosinone. Questo quanto emerso al Tavolo Lavoro e Sviluppo convocato in Regione.» abbiamo difronte ad un problema che va aldilà della semplice “contabilità amministrativa”. Si parla di sordità dei governanti. Sempre in questo famigerato 4 marzo davanti alla Prefettura ci è capitato di ascoltare un imbonitore (un funzionario della Regione?) che dopo avere detto parliamo fra amici e non di politica, cercava di spiegare, ad un capannello di disoccupati far cui abbiamo visto Augusto Cori, Luigi Carlini, Luciana Pace, Tiziano Ziroli, e tanti altri, “appunto fra amici”, che «Non credo che ci siano disoccupati da 10 anni, ognuno si è arrangiato come poteva». La frase è seria e grave per almeno due motivi: se uno si deve arrangiare è chiaro che è stato lasciato solo, due questa circostanza resta circoscritta ad un solo caso ex-Videocon e palesa la volontà di ignorare tutti gli altri, volgare tentativo di minimizzare. Questo tentativo è costante e ricorrente: ignorare il problema perché numericamente ridotto. Gli oltre 350.000 disoccupati del Lazio e più di un terzo sono qui nel frusinate, che sono una inezia? Cesare Pavese diceva: “le parole hanno qualcosa di impudico”. Com’è vero!
Qui non siamo solo alla “desertificazione” industriale, ma a quella della mente. Tanto più se mentre si imbonisce si cerca la comprensione delle vittime di questa situazione perché loro hanno goduto o godono della cassa integrazione. Meno male altrimenti come avrebbero fatto? Si qualcuno è fuori di testa, ma i disoccupati dimostrano di mantenere la loro ben lucida e fredda, non si arrendono. Riproporranno l’esigenza di una linea comune da definire con i Sindaci disponibili a battersi contro questa piaga sociale del frusinate. La Regione faccia i suoi di tavoli su agricoltura, cultura, turismo, ambiente, progetti di sviluppo e occupazione, ma proponga misure concrete e misure per sopravvivere: queste sono irrinunciabili. Basta parlare di micro-credito senza definire un nuovo modello di crescita locale. L’dea dell’imprenditoria diffusa è una teoria, nessuno si improvvisa imprenditore né piccolo né grande e… qualcuno manco vuole esserlo e merita comunque rispetto per il suo diritto a vivere.
Cosa dirà oggi alle 18 Zingaretti al super cinema delle Fornaci? Nessuno, a stamattina, spera cose buone.
10 marzo 2015
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