di Nadeia de Gasperis – Un giorno, anzi, una giornata particolare, Ettore Scola prese a camminarmi accanto in un corteo di una di protesta romano, di quelli gagliardi e tosti contro Berlusconi… “volevamo cambiare il mondo e invece il mondo ha cambiato noi”!?
Forse sarebbe più onesto sostenere che fui io che presi a camminare accanto a Ettore Scola, ma capitò per caso e siccome la sequenza della scena era affidata alla mia regia, consentitemi la licenza poetica che mi vede affiancare dal maestro. Ettore Scola, seppure non avessi mai visto una sua fotografia, lo avrei riconosciuto per la sua “presenza”.
In effetti, l’esperienza più profonda della partecipazione ad una manifestazione, è sempre stata per me quella di osservare le persone intorno, immaginarne le esperienze, intuire la vita che li aveva condotti fino a lì. Non potei fare a meno di pensare che Ettore Scola fosse impegnato nella stessa pratica e così iniziai a girare nella mia testa il mio cortometraggio con la partecipazione speciale dell’aiuto regista, Ettore Scola. Dunque Ettore Scola girava un film nel quale Ettore Scola girava un film, come in quella filastrocca nonsense che recita “c’era una volta un re che disse alla sua serva raccontami una storia, la serva incominciò: c’era una volta un re che disse… “, nemmeno tanto nonsense, visto che l’ho sempre interpretata come un sovvertimento del potere, dove la serva, cansonando il re bambinone, si ribella alla consuetudine di raccontargli storie, ma poi cedendo, perchè in fondo anche dove si consumano questi strani equilibri di sudditanza, qualcuno la chiama famiglia.
“La famiglia è una radice, viene fuori anche quando non vuoi, solleva l’asfalto, gonfia la terra”
Ci ha raccontato anche cos’è una famiglia
Scola, ci ha raccontato, nei confini di quattro mura, le vicissitudini perpetrate negli anni, di una intera famiglia, senza mai annoiarci, divertendoci e inquietandoci, dimostrandoci che la famiglia, lo direi a chi si riempie la bocca di questa parola, è una cosa talmente semplice e talmente complessa che non la puoi confinare nei limiti del tuo bigotto sentire.
Ho pensato, qualche giorno fa, che un film come “Una giornata particolare” andrebbe proposto ai ragazzi delle cuole, perchè parlare di omosessualità e della sua persecuzione, con una delicatezza, una ricerca così intima, ben 39 anni fa, ne fa un’opera magistrale.
“L’italia è il Paese della memoria sempre più corta: dimenticare le cose belle è un peccato, ma dimenticare le cose cattive e sbagliate è ancora più grave e pericoloso”. Ricordiamoci il buono e il malamente dei film di Scola, per non ritrovarci brutti, sporchi e cattivi. Ad Arpino, arrivati all’altezza della chiesa che fu il cinema Spelndor nell’omonimo film, si dipartono due strade una in salita, a sinistra, una in discesa, a destra…
Se prendi la prima e cammini cammini, Sali Sali, puoi godere dello spettacolo meraviglioso delle case, delle chiese, delle colline e essere colto di sorpresa da tramonti rossi rossi. Ciao, maestro.
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