di Nadeia De Gasperis – Qualche giorno fa, nel suggestivo allestimento scenico della cripta della Basilica di San Domenico di Sora, si è tenuto un convegno a cura dell’Ing. Paolo Accettola, dal titolo “Vedutisti europei del XVIII-XIX sec. a Casamari e presso San Domenico di Sora”. L’evento, è inserito nel calendario degli incontri promossi dal Centro di Studi Vincenzo Patriarca.
Il relatore, nel reperimento di immagini durante un meticoloso lavoro di ricerca intrapreso per uno studio di ricostruzione in 3D della città di Sora della fine dell’ottocento, si è imbattuto in una tela dell’Abbazia di Casamari (Jean Joseph Xavier Bidauld) che galeotta, lo ha condotto per mano sul selciato di un sentiero nuovo, che ripercorre il viaggio degli artisti del Grand Tour, tra il XVIII e XIX secolo, tra il ducato di Sora (poi Terra di Lavoro) e la Valle del Liri. Le opere di pittori francesi, inglesi, danesi e Norvegesi scovate tra gli archivi, le biblioteche, musei di tutto il mondo (British Museum, Louvre, Ashmolean Museum, Oxford, University, ecc.) e le collezioni private, ci consegnano un punto di vista nuovo su paesaggi e luoghi consueti. Riferimenti morfologici, orografici o idrografici, suggeriscono le mutazioni e le evoluzioni del paesaggio, da agricolo a industriale. Così una cinta muraria di un castello, ci racconta la evoluzione architettonica, la confluenza tra due fiumi, segna l’inizio di un destino.
Non ci meraviglia infatti, che le opere dei vedutisti francesi, che a fine settecento scelsero questi luoghi come fonte di ispirazione, siano state un riferimento importante, una ricerca bibliografica per scrivere la storia economica e sociale delle
città di Sora e Isola del Liri. Non a caso, all’inizio dell’ottocento, agli imprenditori locali che operavano il settore della lana, si aggiunsero, tra gli altri, i francesi Boimond, Beranger, Levebvre, Lambert, investendo con tecnologie innovative e sfruttando le potenzialità del territorio.
Ancora oggi, la suggestione più forte è quella di agognare una giornata di primavera per una passeggiata “en plein air” a catturare luci e colori, come gli artisti influenzati da Pierre-Henri de Valenciennes, tra le meraviglie del nostro territorio, nell’idillio di una insolita passeggiata tra le cascatelle che si incontrano percorrendo quello che oggi è il “parco fluviale”, che corre parallelo alle meraviglie di archeologia industriale che sono l’impronta di una lunga storia operaia di questa cittadina. In compagnia degli artisti inglesi Robert Adam e George Keate, prima e degli allievi della Acadèmi de France fondata da Jean Baptiste Colbert fino a intravedere uno scorcio che non a caso Bidauld titola “Paesaggio d’arcadia”. Così vaghiamo di incontrare Cicerone e i suoi amici a declinare in esametri l’incanto dei nostri paesaggi.
A ricordarci che nel connubio uomo-natura non sia mai la natura a sfidare l’uomo e una sua profonda conoscenza ci riaccorda a essa perché ne onoriamo la bellezza e possiamo prevenirne abbandono e il suo degrado, idrologico, morfologico, culturale e sociale.
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