di Ermisio Mazzocchi – “Memorie di un popolo” al plurale per indicare una sequenza di avvenimenti che si sono succeduti l’uno dopo l’altro come tanti piani di un unico edificio: quello di Pignataro-Interamna-Lirenas costruiti in 2.500 anni da quando fu fondato nel 314 a. C.
Gli autori, Franco Di Giorgio ed Erasmo Di Vito, compiono un’opera di ricostruzione minuziosa e di pregevole fattura di epoche in cui affiorano tracce di umanità nel mosaico di tante storie nella grande Storia del mondo. Toccanti, travolgenti che coinvolgono il lettore immergendolo negli accadimenti che hanno scandito la vita e la morte di quella comunità. Un popolo che affonda le sue robuste radici nel profondo della sua storia e resiste alla sferzante violenza dei burrascosi temporali quale quelli della Seconda guerra mondiale. Il mescolare accadimenti che hanno riguardato i diversi campi contrapposti, offre uno scenario insolito nella storiografia di quella guerra. La descrizione dei bombardamenti che distruggono l’intera città in cui i cittadini mantennero sempre “un atteggiamento fiero e stoico dinanzi ai saccheggi, alle razzie, alle requisizioni” è svolta in modo sobrio, asciutto quasi a segnare il massimo rispetto per quelle distruzioni, per quei morti come i soldati pignataresi catturati dopo l’8 settembre e deportati nei campi di concentramento tedeschi, che non sono più ritornati al loro paese. Con puntigliosità storica viene narrata la formazione dei primi gruppi partigiani, come quella del Capitano Antonio Gagliardi, la “Brigata Monte Cairo” con la partecipazione di numerosi pignataresi di cui gli autori riportano le loro gesta spesso conclusesi con la morte in battaglia o fucilati. Il pregio di questo libro risiede nella costruzione della memoria di quegli eventi e delle sue mille sfaccettature episodiche. Ci stupiscono per la loro intensa umanità i racconti delle testimonianze di guerra di coloro che vissero quelle drammatiche giornate, che ci trasportano nel vivo delle sofferenze, delle speranze, dei lutti, della vita. Sorprendete la storia del soldato tedesco, Wihelm Walter, che aiutò una famiglia di Pignataro che continuò a frequentare anche dopo la fine della guerra. A dire che è possibile credere che la solidarietà umana potrebbe vincere su la malvagità che spesso si impossessa degli uomini. Profonda commozione suscita la storia delle traversie subite da Agnese Manetta, così come di altre testimonianze. Un intreccio di avvenimenti che gli autori costruiscono in modo che non si perda mai di vista il vero e principale protagonista della narrazione: il popolo di Pignataro I. Essi mettono insieme dei quadri di storie che raffigurano il percorso di un popolo alla ricerca costante della pace e del benessere. Su questa strada esso incontra il bene e il male, la sconfitta e la vittoria, la distruzione e la ricostruzione, gli amori e gli odi. Tutto documentato. Una metodologia di analisi utilizzata come lente d’ingrandimento per ampliare la visuale di quella energia e di quella ostinazione propria di questa gente laboriosa e tenace. Ecco allora, finita la guerra, la ricostruzione difficile, faticosa, che le parole scritte mirabilmente dagli autori fanno rivivere quelle sofferte penitenze, quasi a “sentirle” come proprie, rivissute come se il lettore ne fosse stato protagonista. Soprattutto la fame con una gustosa ricostruzione della americana “polvere da minestra” ribattezzata “la farinella”. Se il rumore minaccioso delle bombe era cessato, non così il pericolo per la vita con il diffondersi della micidiale “malaria”. Una battaglia combattuta con fermezza in cui gli autori mettono in risalto la solidarietà tra i cittadini e l’impegno delle istituzioni. Una fotografia della vita di un popolo che porta ancora i segni devastanti della guerra e che rifiuta qualsiasi rassegnazione, guardano al futuro, in particolare a quello delle nuove generazioni, I bambini. Gli autori riportano con una ricchezza di notizie una esperienza unica in Italia, che fu quella di portare i bambini del Cassinate nei paesi del nord Italia per essere curati, accuditi, e sottratti alla “malaria”. La vita riprende così come la competizione politica con qualche episodio “il documento del PCI” locale, riportato in modo integrale, lasciando al lettore un suo autonomo giudizio. La narrazione si avvia alla conclusione con una rievocazione del “postino con il calesse”. Un messaggio volto a dichiarare che il mondo ritorna a “parlare” a comunicare per superare divisioni e barriere. Quasi a chiudere simbolicamente quel cerchio che era iniziato nell’epoca romana in cui Pignataro Intermana era al centro di un crocevia di strade importantissime per la comunicazione tra nord e sud.
Un affresco di esperienze sconvolgenti, che accresce il pregio e l’interesse storico-letterario di questo libro, ricchissimo di documenti, atti e foto, che ne rivelano la cura nel cesellare gli episodi della storia di una comunità. In quest’ambito, acquistano un alto valore scientifico la ricerca e il recupero capillare, senza intenti monumentali, di fonti apparentemente frammentarie, così come di relazioni tra biografie singole di gente comune e storia delle vicende collettive. Un’opera quindi feconda nella storiografia locale, utile a ricercare quei fondamenti costitutivi della recente storia provinciale, che s’intende trasmettere alle nuove generazione per valorizzare il valore della pace e del progresso.
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