di Ermisio Mazzocchi – La Raccolta dei vocaboli giulianesi con le sue 2.400 voci compiuta con metodo tecnico attento e con intento scientifico si presenta come un’opera di notevole ricchezza e complessità. Un laboratorio di ricerca con la partecipazione dell’intera comunità giulianese raccolta intorno al “Centro anziani”, motore di esplorazione degli strumenti di comunicazione, le parole, il parlato. Un prodotto originale, garantito da contributi di qualificata professionalità e dall’apporto di innumerevoli volontari, che rivela un amore per la propria lingua-madre che ha generato un lungo e fruttuoso lavoro di documentazione lessicale, traducendosi contestualmente in un interesse per la cultura locale e per gli oggetti e le tradizioni popolari che la rappresentano. Un’opera che ha dovuto tener conto delle fasi storiche di origine e formazione della parlata di maggior estensione come momento di recupero e serbatoio per studi storici e etno-linguistici. Il lessico ha lunga memoria del passato e racchiude in sé persistenti tracce di strati sociali del popolo giulianese che si sono succeduti nei secoli, consentendo di ricostruire segmenti sommersi della sua civiltà più remota.
Il libro compie una mappatura delle stratificazioni storiche della società attraverso un ingrandimento delle modalità espressive, quali modi di dire, proverbi, filastrocche, la “parola” della comunicazione di quella comunità, cercando di ritrovarne etimi e glossi. Il vocabolo, la parola oggetto di studio, corre nel tempo con stazioni che ne hanno modificato la sua struttura. La “Raccolta” rappresenta un interessante esperimento di portare a sintesi storia e parola, ritrovando una piattaforma condivisa che giustifichi la cronistoria del vocabolario recensito.
Le ragioni si ritrovano in una Giuliano di Roma quale luogo di passaggio per le antiche popolazioni laziali che si spostavano dalla valle del Sacco verso gli antichi centri di Priverno e Terracina. Un punto di raccolta di diverse comunità che si mescoleranno e si stabilizzeranno durante l’epoca romana e medioevale. Un territorio conteso tra i Conti di Ceccano, il Papato, i Cajetani, i Colonna tra guerre e saccheggi da Federico Barbarossa all’occupazione francese sino al 1814.
Con la presa di Roma del 1870, Giuliano entrò a far parte del Regno d’Italia prendendo la denominazione di Giuliano di Roma, perché rientrante nella provincia di Roma. Per tutto il XIX secolo la popolazione di Giuliano continuò ad avere una lenta, ma costante crescita, accentuata nell’ultimo ventennio del secolo XIX e nel primo decennio del Novecento. Con l’aumento della popolazione vennero a mancare gli spazi sufficienti per la pastorizia, che era l’attività più diffusa e per molti non restò che la strada dell’emigrazione.
Nel dopoguerra del secondo conflitto mondiale, Giuliano inizia una lenta ripresa accompagnata da un’espansione urbanistica, interessando sia le zone attigue il centro storico sia le campagne. Opere pubbliche indispensabili alla popolazione vengono realizzate, avviando un cambiamento radicale della vita del paese, che è passato da un’economia prettamente agricola e pastorale a una basata sul settore terziario e industriale.
Un paese in cui si sono intrecciate, sovrapposte, aggiunte lessici di diversa provenienza, ma che indubbiamente si sono innestati su un ceppo originario che hanno costituito l’ossatura su cui si è concentrata l’indagine e selezionato la ricerca.
Bisogna rilevare che il lavoro compiuto va oltre la lodevole trascrizione grafica delle “parole”. Esso assolve a una funzione di comunicazione rivolta direttamente ai protagonisti, ai custodi del linguaggio giulianese. La struttura del libro è un messaggio conformato in modo tale da presentarsi particolarmente adatto a essere decifrato da parte dell’universo cui è rivolto, tale da sollecitare per la peculiarità del suo contenuto l’attenzione di una pluralità di individui. L’intento del messaggio delle “parole giulianesi” ha la finalità di stimolare atteggiamenti suggestivi complementari volti a dilatare la conoscenza e la condivisione dei contenuti, spingendoli a diffonderli. Tale funzione ha come campo di applicazione il contesto socio-culturale in quanto il messaggio è appropriato all’universo sociale ricevente. In questo caso il popolo giulianese. La “Raccolta” adempie a questo compito nell’esaltare il resoconto e la spiegazione del lessico dinamico e continuativo, nel rappresentare valori propri della “parola” come mattoni dell’edificio della società giulianese, nel portare a una evasione dallo spazio-tempo della quotidianità di ogni giorno in cui la “parola” non ha un tempo definito di nascita e di morte, costituendo lo strumento del parlato rustice direbbe Cicerone.
Al di là di questa prospettiva etno-linguistica un pregio innegabile della “Raccolta” consiste nella ricchezza delle registrazioni, particolarmente avvertibile nelle zone del lessico maggiormente a rischio di estinzione come la terminologia agraria e quella vegetale. In questi settori all’evidente regresso del dialetto di fronte alla lingua nazionale, si aggiungono i processi di inurbamento della popolazione rurale e quelli di trasformazione di colture, tecniche e strumenti tradizionali, velocizzata dai sistemi culturali dell’informatica.
A maggior ragione questo trattato storico-linguistico rimarrà una testimonianza di descrizione delle origini del lessico giulianese che affonda le radici nella cultura contadina.
La ricerca e le annotazioni dei vocaboli oltre a essere condotta con determinazione e passione dai curatori di questa inedita pubblicazione, si arricchiscono di un valore aggiunto per la metodologia applicata nella formulazione delle “parole” dovuto all’apporto di contributi del “Circolo degli anziani” di Giuliano di Roma, che assume le sembianze di un Agorà per discutere, verificare, per essere la piazza della democrazia della “parola”, scelta, trascritta, riferita liberamente. Un felice incontro delle espressioni geografiche del territorio giulianese dal momento che ognuno di essi, singoli e nuclei familiari, pur conoscendo il “parlato” giulianese in generale, ha immesso nel vocabolario le parole della propria appartenenza, divenendo protagonisti di una memoria attiva. Gli stessi hanno fornito un elenco di vocaboli che i nonni e i genitori hanno loro tramandato, riscoprendo voci e concetti lontani, parte dei quali sono a oggi attivi. Una trasmissione culturale messa in atto dalla collettività giulianese che recupera tra le pieghe della vita quotidiana passata e recente, quelle espressione dei mestieri del mondo rurale e artigianale, mettendone in rilievo tutta la loro consistenza storica e culturale. Un affresco della vita che si sostanzia nella “parola” quale finestra linguistica sulla esposizione di uno dei tanti dialetti dell’Italia.
La “Raccolta” rileva quel linguaggio pervenuto, connesso al grado di fatica, di sentimento, di gradimento con cui era ed è vissuto dai parlanti, esaltando il contesto familiare e personale in cui sono maturate le credenze più riposte e antiche.
Si deve riconoscere a coloro che, coordinati da Lucia Fabi, hanno reso possibile la realizzazione di queste pagine, il merito di avere fatto emergere una forma linguistica prodottasi nel tempo, stendendo una rete di interessi da coltivare per non cancellare la memoria e per consolidare quelle forme di comunicazione che hanno permesso a una comunità di conservare e rinnovare la sua identità, la sua storia, la sua cultura. Non per il passato, ma per il futuro.
24 agosto 2015
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