Dark 350 260

Dark 350 260di Giulia Bragalone – Iron Maiden, The Book Of Souls: “Il Libro delle Anime”.
“Noi abbiamo sempre tirato dritto per la nostra strada e il pubblico ci ha sempre dato ragione” ci narra con disinvoltura Janick Gers, una delle tre chitarre della prestigiosa heavy band europea, la più maestosa e originale di tutti i tempi. Gli Iron sono tornati con un disco monster, un Capolavoro (con la C maiuscola) capace di appassionare gli amanti del genere, di rigenerare i nuovi fan e di portarne di nuovi, si tratta di: The book of souls, un doppio album registrato in studio di ben 92 minuti in linea con la tradizione del sound del gruppo. “E’ lungo quanto una partita di calcio, con tanto di calcio rigore!”. “Abbiamo registrato a Parigi negli stessi studi dove era nato Brave new world. La maggior parte delle canzoni sono state incise live in presa diretta. Noi non abbiamo paura di essere noi stessi. Tutto il mondo va nella direzione dei singoli usa e getta? E chi se ne frega: noi no! Noi facciamo un album di un’ora e mezza con una canzone,Empire of the clouds, lunga 18 minuti, che alterna heavy metal, pianoforte e parti orchestrali”, un lavoro senza ombra di dubbio minuzioso di particolari, cambi di tempo, riff, alternanze, tonalità, sfumature.. Un disco degno di lode e di nota. Empire of the Clouds è un pezzo profondo e complesso al contempo,parla del tragico disastro del dirigibile R101 avvenuto il 5 ottobre 1930, causando la morte di 48 membri dell’equipaggio, tra cui il Ministro dei Trasporti Aerei britannico Lord Thomson. Spiega successivamente Bruce Dickinson, che si tratta di una storia che lo colpì sin da quando era ragazzino.. Finì con l’appassionarsi e approfondire la conoscenza della storia, dell’aviazione (sua grande passione, da sempre) e del gigantesco dirigibile R101. I libri che hanno ispirato Bruce nella composizione e ideazione del pezzo sono rispettivamente “To ride the storm” ed “Empire of the Clouds”, quest’ultimo da il titolo al pezzo: “Un impero nelle nuvole era la visione del governo (britannico)del 1930 che voleva costruire un’armata volante capace di collegare l’Inghilterra e le sue colonie al mondo intero. Una visione, un sogno scomparso in un solo giorno, assieme a tutti loro”. Essendo il brano più lungo ed intricato del disco, Empire of the Clouds, è stato posto come brano di chiusura dell’album e molto probabilmente, non verrà riproposto durante i live, “..è un pezzo che chiede troppo, ha bisogno di una vera e propria orchestra!”.L'impero delle nuvole “Se dopo 36 anni gli Iron sono ancora in giro a collezionare sold out è perché non ci siamo mai piegati alle mode del momento. Quando andava forte il grunge, noi non abbiamo strizzato l’occhio a quello che andava forte in quel momento storico. Questo ci ha preservato dall’essere bandieruole mutanti”. Narra Gers, l’originalità, la grinta e la profondità sono il marchio di fabbrica della band britannica.. sin dalle origini.
Tornando alla voce narrante di “The Book of Souls”, alla sirena antiaerea come si divertono a definirlo diversi artisti.. Bruce Dickinson, la voce (cantante) dei Maiden è appena guarito da un tumore alla lingua: “Direi che si è completamente ripreso, la sua voce non è mai stata tanto brillante e a fuoco. Siamo molto felici per questo e non vediamo l’ora di andare in tour. Live suoneremo buona parte del nuovo disco, non mi piacciono le band che fanno concerti fotocopia a base di vecchi successi magari con un solo pezzo tratto dall’ultimo album”. Ciò dimostra che, nonostante le difficoltà, Bruce ha continuato a lottare con tutte le sue forze ed ha infine sconfitto il male che lo aveva preso alla sprovvista, fonte di grande preoccupazione da parte di fan, amici, parenti, persino di Ronnie James Dio che si stava già disperando per paura di perdere un’altra voce assolutamente caratteristica del panorama metal mondiale. Per fortuna Bruce è guarito e la sua voce è come sempre inimitabile, potente, capace di far tremare finestre e, persino, frantumare lampadari! Come in un evento giovanile che lo caratterizza.. Steve Harris, ci racconta come Bruce abbia cantato “le migliori parti vocali di sempre”. Di rimando il Caveman dirà che “Bruce lamentava solo un po’ di mal di gola(durante le registrazioni), ma era normale, visto il lavoro che stavamo facendo”. Voci di corridoio dicono che questo potrebbe essere l’ultimo album in studio dei Maiden: “Sono solo parole in libertà, ma nessuno può dire che cosa succederà domani. La cosa più saggia è vivere day by day con la massima determinazione a divertirsi e a gioire di quello che questa band ha realizzato dagli inizi ad oggi. La malattia di Bruce ha acceso una luce: la vita è imprevedibile, nessuno controlla niente. Quindi, inutile progettare il domani o fare annunci. Viviamo il presente, che si chiama The Book of souls a cui seguirà un tour di proporzioni epiche. Domani è davvero un altro giorno ed è ancora tutto da scrivere”. Gli auguriamo di continuare su questa strada e di continuare a sorprenderci sempre più con le loro vere e proprie “epopee musicali”, canzoni notevoli, ma soprattutto sentite.. Non mi resta altro che dire: ” Long Live Heavy Metal , Long Live Maiden ! “.

The Book of Souls è il sedicesimo album in studio pubblicato lo scorso 4 Settembre 2015 dagli Iron Maiden, tramite la casa discografica Parlophone. Registrato nel corso del 2014 a Parigi, nel medesimo studio di registrazione nel quale fu registrato Brave New World. Empire of the Clouds è il più lungo brano mai composto dagli Iron Maiden sin dalle origini. Anticipato il 14 agosto 2015 dal singolo Speed of Light, The Book of Souls è stato atteso da molti soprattutto per poter sentire la voce di Dickinson, al quale era stato diagnosticato un tumore alla lingua nel mese di dicembre 2014. Death or Glory, è la settima traccia dell’album, tratta del Barone Rosso Manfred von Richthofen e del suo triplano Fokker Dr.I. Tears of a Clown, la nona, è un omaggio all’attore Robin Williams, deceduto suicida nel 2014, è una canzone che racconta una storia, la storia di un uomo che visse coperto da una mashera, per cosi dire “mascherare”, le sue sofferenze interiori e contemporaneamente emozionare milioni di persone attraverso film mastodontici dello spessore di “L’uomo bicentenario “, “L’attimo fuggente”, “Mrs.Doubtefire”, “Patch Adams” e via di seguito. “If Eternity Should Fail”, conferma il fatto che Bruce Dickinson è capace di dipingere le melodie nel migliore dei modi e altrettanto in grado di sparare le note più alte quando questo si rende necessario. Lo stesso vale per “The Great Unknown”, suadente e fluida, molto vocale e per un certo verso dona un suono “naturale” quasi primordiale, composta dalla sempre gradita parte strumentale con tanto di assoli scambiati tra i protagonisti. Il singolo “Speed Of Light”, la strabiliante “When The River Runs Deep”, capace di una base ritmica vecchia maniera e di variazioni armoniche incalzanti come solo i migliori Maiden sono capaci di costruire. Lo stesso vale per “Death Or Glory”, incentrata sul mitico Barone Rosso, più controllata ma pur sempre capace di evocare la rapidità delle evoluzioni in cielo del protagonista.Ciò che colpisce successivamente è la title track “The Book Of Souls”, con l’avanzare ritmico classicamente cadenzato e le vocals epiche di Dickinson, doppiate da inserimenti evocativi di tastiera.. un mix esplosivo “Shadows Of The Valley” inizia con una introduzione di chitarra che rimanda a “Wasted Years”, con un perfetto crescendo delle melodie e l’inserimento delle armonie di chitarra folkeggianti e gli assoli. Ci sono poi due canzoni che in qualche modo svegliano l’anima rock della band, firmate entrambe da Harris, in coppia prima con AdrMaide Familyian Smith e poi con Dave Murray, “Tears Of A Clown” e “The Man Of Sorrows”. La lunghissima “Empire of the Clouds”, scritta dal talentuoso Bruce con un’introduzione di pianoforte e voce, più tante variazioni dal gusto anche sinfonico e progressivo, racconta il tragico disastro aereo del dirigibile R101 avvenuto il 5 ottobre 1930, causando la morte di 48 membri dell’equipaggio, tra cui il Ministro dei Trasporti Aerei britannico Lord Thomson. E’ un album impegnativo, che richiede più ascolti per assaporarlo nel migliore dei modi in tutte le sue salse, un lavoro che rimette in campo la maestria dei Maiden dopo 5 anni “di stasi” compositiva, tra la frenesia quotidiana e il ritmo incalzante delle canzoni storiche della band britannica, ecco a voi un nuovo Capolavoro che vale quanto la sua durata e molto di più, vale sempre la pena di aspettare.. Visti i risultati.
La copertina dell’album è stata realizzata da Mark Wilkinson, il quale aveva già lavorato con gli Iron Maiden per la realizzazione di altre copertine, come la riedizione del 1998 dell’album dal vivo Live at Donington e la raccolta del 2002 Best of the ‘B’ Sides, oltre anche a quelle per i singoli The Wicker Man e Out of the Silent Planet. Secondo il bassista Steve Harris, il legame della copertina con la title track, così come la raffigurazione della mascotte del gruppo, Eddie the Head, è basato sulla civiltà Maya, i quali credevano che «le anime vivono, dopo la morte». Una maggiore precisione ed incisività di questo nuovo progetto discografico e artistico, il gruppo ha assunto lo studente Simon Martin, il quale ha tradotto anche i titoli dei brani in geroglifico.
New Wave of British Heavy Metal (1979-’83)
Non fu facile conciliare l’heavy metal con i costumi del periodo punk: sembrava difficile rivitalizzare un genere che stava gradualmente declinando sotto la spinta di valori che per definizione erano l’esatto opposto. Tuttavia il genere ad un certo punto riuscì a sfruttare la nascita delle etichette indipendenti, facendo coincidere la propria resurrezione con il periodo new wave. Il merito andava attribuito senza dubbio al versante britannico, quando venne compresa la possibilità di lanciare anche una new wave relativa all’heavy metal, proprio negli anni della new wave della musica rock. La vera rinascita venne quindi segnata dalla cosiddetta New Wave of British Heavy Metal (NWOBHM); nei tardi anni settanta e primi ottanta, dopo l’ondata iniziale di gruppi come Led Zeppelin e Black Sabbath, originò questa nuova esplosione nel quale alcuni gruppi – tra cui Judas Priest, Iron Maiden, e Motörhead – rivitalizzarono il genere rendendolo più veloce e semplice, e ponendosi in modo più duro e minaccioso. Gli Iron Maiden sposarono l’heavy metal con i riff di ispirazione punk nel loro primo album omonimo del 1980. Sembra che la new wave del metal avesse ereditato dal punk anche un altro aspetto, ovvero il supporto delle etichette discografiche indipendenti, tra cui la Neat Records, ma anche la Heavy Metal Records, la Ebony Records, la Music for Nations e molte altre. Per molti gruppi, un album indipendente rappresentava il trampolino di lancio per una carriera di successo e un contratto con una major.
Il termine “New Wave of British Heavy Metal” venne coniato ed utilizzato per la prima volta il 19 maggio del 1979 sul giornale Sounds, in una recensione, scritta dal giornalista Geoff Barton, di un concerto tenutosi al rock club Music Machine di Camden, a Londra in cui si esibirono Angel Witch, Iron Maiden e Samson.

 

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